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DAVIDE BASSI (VICEPRESIDENTE UNIVERSITÀ SVIZZERA ITALIANA) * COVID: « ECCO COME HA FATTO IL TRENTINO A RIMANERE ZONA GIALLA »

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08.57 - lunedì 18 gennaio 2021

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Ecco come ha fatto il Trentino a rimanere zona gialla.

Vi spiego il motivo per cui il Trentino appare come una delle zone d’Italia a più bassa circolazione del virus, talmente bassa da rimanere sempre zona gialla malgrado il livello critico di occupazione dei reparti ospedalieri e dei decessi.

Per la mia analisi ho utilizzato i dati che la Provincia di Trento ha comunicato al Sistema di Sorveglianza integrata dell’ISS e che appaiono nelle tabelle contenute nei rapporti che l’ISS predispone settimanalmente. Per confronto ho messo i dati dell’Alto Adige.

Non vorrei “rigirare il coltello nella piaga” dei nostri vicini altoatesini che si sono sentiti un po’ presi in giro dalle decisioni ministeriali ed hanno vivacemente protestato. Il dato dell’Alto Adige ci dimostra che è possibile fare e comunicare le cose nel modo corretto, ma lasciatemi amaramente commentare che – ahimé – in Italia non sempre la correttezza viene premiata.

I dati che ho analizzato sono il numero complessivo di contagi segnalati all’ISS, la differenza tra una settimana e l’altra ed il numero di casi settimanali che – secondo la definizione dell’ISS – sono solo quelli con diagnosi effettuata nella settimana presa in considerazione. Quest’ultimo è il numero che viene considerato per calcolare l’indicatore 3.4. Ecco i dati:

Notate le differenze esistenti tra la terza e quarta colonna di Trentino e Alto Adige (numeri colorati in rosso). Sia il Trentino che l’Alto Adige segnalano all’ISS più o meno lo stesso numero di dati che vengono inviati alla Protezione Civile Nazionale. Nel caso dell’Alto Adige, l’incremento settimanale dei contagi è più o meno allineato ai dati diagnosticati nel corso della settimana (sono i casi che vanno a formare l’indicatore 3.4). Per l’Alto Adige lo scostamento maggiore si osserva nel corso dell’ultima settimana, ma corrisponde comunque a circa il 15% dei nuovi contagi. Nella stessa settimana la differenza, nel caso del Trentino, ammonta a quasi il 60% dei contagi.

Gli stessi dati riportati nelle tabelle mostrate sopra li possiamo rappresentare in forma grafica. Le differenze esistenti tra i dati del Trentino e quelli dell’Alto Adige sono evidenti:

Una semplice controprova di quanto osservato sopra la possiamo fare andando a leggere, sempre nella Tabella 5 in fondo al rapporto settimanale, il dato relativo al numero di nuovi contagi comunicati per le due settimane che terminavano lo scorso 10 gennaio (rapporto numero 35).

Per l’Alto Adige questo numero corrisponde a 3.038 casi, mentre la somma dei casi segnalati nel corso delle due ultime settimane è pari a 2.938 casi. C’è una piccola differenza, ma è percentualmente trascurabile.

Se rifacciamo la stessa verifica per il Trentino troviamo 1.855 casi per le ultime due settimane. La somma dei casi segnalati nelle due singole settimane è pari a 1.321 casi. Mancano all’appello 534 casi.

Ecco la spiegazione che vi avevo promesso all’inizio di questo post: nella settimana terminata lo scorso 10 gennaio il Trentino ha comunicato all’ISS un aumento complessivo di 1.471 contagi (passati da un totale di 22.471 casi a 23.942). Di questi 1.471 casi:

solo 624 sono stati classificati come casi recenti ovvero diagnosticati nel periodo 4 – 10 gennaio;
534 casi sono stati comunicati come contagi diagnosticati nella settimana precedente (che si sono sommati ai 697 casi segnalati la scorsa settimana portando il totale delle due ultime settimane a 697 + 534 + 624 = 1855 casi).
I rimanenti 313 casi sono stati segnalati come casi diagnosticati 2 o più settimane prima.

Niente male come lentezza di comunicazione dei dati!

Il metodo usato dal Trentino è molto semplice: i dati che arrivano in ritardo non vanno a incidere sull’indicatore 3.4. Nella settimana conclusa lo scorso 10 gennaio, su 1471 “nuovi” contagi, solo 624 si riferivano alla settimana considerata e ben 847 erano casi arretrati segnalati con grande ritardo.

In pratica, i casi comunicati all’ISS come diagnosticati nel corso della settimana che terminava domenica 10 gennaio corrispondevano a poco più dei 539 casi che – secondo i comunicati stampa della Provincia – sono stati individuati per la prima volta con il tampone molecolare, escludendo dal conto coloro che, pur positivi al tampone molecolare, erano già stati rilevati come positivi da un tampone antigenico nei giorni precedenti. Il sistema funziona così:

cerco la gran parte dei positivi con i tamponi rapidi antigenici;
li lascio aspettare più di una settimana prima di chiamarli a fare il tampone molecolare;
se risultano negativi, spariscono dalle statistiche ufficiali dei contagi;
se risultano positivi non li metto nel conto della settimana corrente perché come data di diagnosi considero quella del tampone rapido e li classifico come “arretrati”.

Sorprende che l’Istituto Superiore di Sanità non abbia mai fatto un semplice controllo di consistenza ed abbia continuato a prendere per buoni i dati dei contagi che il Trentino ha comunicato da inizio novembre fino ad oggi.

La nuova circolare ministeriale uscita all’inizio di gennaio cambia le carte in tavola perché prevede che i positivi antigenici vadano comunicati immediatamente, senza bisogno di aspettare l’eventuale conferma con il tampone molecolare. A partire dal 15 gennaio i positivi ai tamponi rapidi sono stati inseriti anche nelle statistiche dalla Protezione Civile Nazionale.

Una domanda sorge spontanea: “i positivi ai tamponi rapidi antigenici saranno comunicati immediatamente (e tutti) anche al Sistema di Sorveglianza dell’ISS facendo schizzare in alto l’indicatore 3.4?”.

La risposta la conosceremo entro la fine di gennaio.

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