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INTERVISTA ALLA PRESIDENTE ELINA MASSIMO (IRASE TRENTINO ALTO ADIGE SÜDTIROL)

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ZENI (PD) – INTERROGAZIONE * SPINI DI GARDOLO: « EDIFICAZIONE NUOVI CAPANNONI INDUSTRIALI, PERCHÉ NON È STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE LA SOLUZIONE DI RIUTILIZZO DI STRUTTURE PREESISTENTI? »

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11.38 - martedì 07 giugno 2022

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota inviata all’Agenzia Opinione) –

Lo scorso 13 maggio la Giunta provinciale, con la deliberazione n. 852, ha autorizzato lo svincolo parziale di un’area produttiva di riserva sita nel Comune di Trento ed in località Spini di Gardolo, alla confluenza fra via Monaco e via Beccaria. Ciò consente, in tutta la vasta area posta a ridosso della Casa Circondariale, l’edificazione di nuovi capannoni industriali e tutto questo desta forte preoccupazione nella popolazione residente.

Si tratta di un processo che ha origini nel passato e che è sempre stato segnato da un certo grado di sovrapposizioni e confusioni, ma ciò non toglie nulla alla sensazione di ulteriore devastazione del territorio che tale svincolo genera.

Forse prima di una simile concessione, la Provincia poteva dar corso ad una verifica tecnica per stabilire la possibilità di riconversione di attuali strutture immobiliari/capannoni già esistenti in zona, anziché favorire la costruzione di nuovi manufatti, erodendo ampie porzioni di suolo in quella particolare area della città?

Per capire i motivi di certe scelte adottate dalla Giunta provinciale in merito, il Consigliere provinciale del P.D., Luca Zeni, ha depositato stamane una dettagliata interrogazione in Consiglio provinciale, chiedendo conto all’ Assessore di competenza di chiarire ogni dubbio, anche per restituire una minima serenità ai residenti della zona, giustamente oltremodo preoccupati.

 

*

Interrogazione n.

QUALI SCELTE URBANISTICHE A SPINI DI GARDOLO?

Come noto, lo sviluppo socio-economico della città di Trento deve il suo tratteggio alle scelte urbanistiche che, negli anni Sessanta del secolo scorso, vennero adottate, anche a seguito della sovrapposizione fra le linee del primo Piano Urbanistico Provinciale, voluto dalla lungimiranza del Presidente Kessler e quelle definite dal Piano Regolatore Generale di Trento. Si tratta di due visioni dell’epoca decisamente molto differenti fra loro e che portavano in evidenza, da un lato il pensiero urbanistico del prof. Samonà consulente e “motore intellettuale” del primo P.U.P. della Provincia e, dall’altro, quello del prof. Pigna Marconi, “mente pensante” del Comune di Trento e consulente del medesimo.

La visione di Samonà, che verrà poi ad informare di sé l’intero impianto del P.U.P., puntava sulla destinazione a fini produttivi di interesse pubblico di alcune aree del fondovalle urbano vicine alla grande infrastrutturazione viabilistica che si andava realizzando, mentre il punto di vista di Pigna Marconi concentrava l’attenzione sulla creazione di piccole aree produttive localizza-te in diverse geografie della città di Trento.

In tale contesto e senza voler scomodare troppo la storia dell’urbanistica del capoluogo, si inseriva la classificazione della zona di Spini di Gardolo come zona produttiva di interesse provinciale, ma al cui interno venne previ-sta un’area, dove esistevano già alcuni masi agricoli, destinata a fini residenziali.

Va da sé che la previsione di una zona residenziale nel contesto di un’area a vocazione produttiva generò errori urbanistici e soprattutto una enorme confusione, con immancabili riflessi negativi anche sulla vita quotidiana e sulla socialità nella località Spini di Gardolo di quegli anni. Quelle scelte urbanistiche comunque vennero ricomprese nel P.R.G. urbano del 1968 e con-fermate poi nel nuovo P.R.G. del 1989, aumentando così le zone residenziali, anche in virtù della riclassificazione, a tale scopo, di molti “ritagli” destinati a verde pubblico. Non si trattò solo di confusione burocratica, bensì di una complessiva negativa influenza nella vita quotidiana, come nelle relazioni di comunità e nella crisi di identità che grava tutt’oggi su quella realtà, nono-stante la positiva presenza di associazioni e laboratori del cosiddetto “priva-to-sociale” molto attivi sul territorio.

Questo è il contesto dentro il quale viene a prendere corpo la presente interrogazione, posto che la Giunta provinciale, in data 13 maggio scorso e con deliberazione n. 852, ha autorizzato lo svincolo parziale di un’area produttiva di riserva sita nel territorio del Comune di Trento, alla confluenza fra via Monaco e via Beccaria, per attività imprenditoriali private, classificate però di interesse pubblico. Si tratta di una opzione che ha decisamente allarmato molti residenti nelle zone poste a nord della città, preoccupati che su di una vasta geografia sita a ridosso dell’attuale struttura della Casa Circondariale vengano costruiti in futuro ed in virtù del citato svincolo nuovi capannoni industriali.

Ad un approfondito sguardo su tale vicenda colpisce anzitutto un certo grado di incoerenza amministrativa della Provincia che, a fronte di una richiesta di svincolo parziale per la stessa area presentata al competente Dipartimento nell’anno 2015, ebbe ad esprimere un netto parere negativo, mentre oggi accoglie la stessa proposta e provvede di conseguenza, avendo individuato dei criteri di perseguimento dell’interesse pubblico che, solo sette anni fa, non erano stati affatto accertati.

La Provincia afferma in proposito che, rispetto alle decisioni assunte nel 2015, oggi sono intervenute due Varianti al P.R.G. del Comune di Trento (anno 2016 e anno 2019) che hanno comportato una riduzione delle previsioni urbanistiche relative alle aree destinate ad impianti produttivi, declassando al contempo tutte le zone site ad est di via Alto Adige ed a nord del bivio per Meano dalla precedente condizione di area produttiva d’interesse provinciale e locale, ad area multifunzionale.

Ciò che la Provincia non fa però – più o meno colpevolmente – è dar corso ad una verifica tecnica, prima di concedere il citato svincolo urbanistico parziale, circa la possibilità di riconversione di attuali strutture immobiliari/capannoni già esistenti in zona, anziché favorire la costruzione di nuove strutture con la conseguente ulteriore riduzione di suolo in quella particolare realtà della città di Trento.

 

E’ ovvio che un simile orientamento amministrativo e politico non può che indurre interrogativi ed urgenze di approfondimento e quindi, tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

– sulla base di quali dati tecnici la Provincia ha accolto l’ipotesi di svincolare dalla precedente destinazione urbanistica una consistente parte di un’area produttiva di riserva, posta in località Spini di Gardolo e situata fra le vie Monaco e Beccaria;

– per quali ragioni non è stata presa in considerazione la soluzione di riutilizzo di strutture/capannoni preesistenti e non sfruttati, per far fronte alle esigenze dell’imprenditoria privata, seppur con fini di interesse pubblico, anzi-ché intaccare aree produttive rimaste libere e zone a forte coltivazione agri-cola, come già avvenuto recentemente con pesanti penalizzazioni per la produzione frutticola nelle zone a sud della città e nelle pertinenze dell’area S. Vincenzo;

– infine, se la mancata considerazione circa il riutilizzo delle strutture/capannoni esistenti in zona sia dovuta al declassamento di tutte le zone si-te ad est di via Alto Adige ed a nord del bivio per Meano, così come disposto dalle due Varianti del P.R.G. del Comune di Trento citate in premessa.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.
Distinti saluti.

avv. Luca Zeni

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