CONI TRENTINO

L'impegno per le Olimpiadi 2026 - intervista Presidente Paola Mora

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Acli Trentino) – La sanità pubblica è sicuramente una delle più importanti conquiste di civiltà della nostra epoca e come tale segna un diritto irrinunciabile e non negoziabile.
In questi ultimi decenni le Acli si sono impegnate per fare della sanità un bene pubblico a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie ed oggi si candidano a diventare un ponte di collegamento fra l’espressione dei legittimi bisogni della cittadinanza/utenza e le istituzioni sanitarie. I presidente delle Acli Trentine Luca Oliver ha spiegato che, coerentemente con il loro impegno di essere “sentinelle” nei territori le ACLI hanno assunto il compito di cogliere le esigenze e le problematiche emergenti nelle comunità e di evidenziarle alle amministrazioni pubbliche e ai responsabili dei servizi.

E’ in questo contesto, ha spiegato Riccardo Cargnel, responsabile delle Acli di Zona dell’Alto Garda e Ledro, che gli aclisti/e della Zona Alto Garda e Ledro, sollecitati dai propri concittadini, hanno partecipato alla raccolta di oltre 12.000 firme ed i locali circoli Acli hanno promosso momenti di informazione e di confronto, con la Provincia Autonoma, le amministrazioni e i rappresentanti politici nelle istituzioni (Consigli Comunali, Consiglio Provinciale e Parlamento), sul tema della chiusura del Punto Nascita dell’ospedale di Arco e del Punto Nascita dell’ospedale di Tione. Analogamente gli aclisti si sono battuti all’interno delle rappresentanze dei cittadini e delle associazioni delle valli di Fiemme e Fassa per la difesa dell’ospedale di Cavalese. Questi presidi territoriali sono dei baluardi fondamentali per garantire la sicurezza e la vivibilità nelle nostre valli e nello stesso tempo per evitare la denatalità e lo spopolamento della montagna ha spiegato la presidente del Consiglio provinciale delle Acli Luisa Masera.

Consapevoli della necessità di una responsabile revisione della spesa e soprattutto della razionalizzazione di tanti servizi, le Acli sono però contrarie all’impoverimento del sistema sanitario e ribadiscono la necessità di un serio ed approfondito confronto fra istituzioni e cittadini al fine di concertare e condividere determinati tagli a fronte però del rinforzo complessivo del sistema che deve necessariamente passare per un rilancio di percorsi di partecipazione ed inclusione, così come di percorsi di evoluzione della cultura della salute e della prevenzione, nonché di umanizzazione della cura. Vogliamo, in altri termini, che questo momento possa anche rappresentare un’importante occasione per rilanciare il valore e le funzioni della sanità pubblica intesa, appunto, come bene comune non negoziabile.

Nel confermare la ferma decisione delle Acli Trentine nel difendere i presidi sanitari sia nella loro articolazione territoriale, sia a livello specialistico, viene dato l’avvio ad una campagna di ascolto e di monitoraggio per l’identificazione delle priorità che ciascun territorio manifesta per quanto riguarda le politiche sanitarie al fine di consegnarle all’Amministrazione provinciale.Le ACLI chiedono inoltre: L’avvio di un confronto anche attraverso momenti pubblici con l’Assessorato provinciale al fine di comprendere a fondo le linee di sviluppo delle politiche sanitarie le sue strategie, le sue articolazioni territoriali e le sue tempistiche; Il rilancio di un percorso di coinvolgimento e partecipazione sui temi della prevenzione ed educazione alla salute con il pieno e fattivo coinvolgimento della forze della società civile, del terzo settore e del volontariato. Per questo diamo da subito la disponibilità delle ACLI e della nostra rete territoriale; La riattivazione del Comitato per l’elaborazione dei Percorsi Nascita e l’avvio di una seria e concreta politica di sostegno alla natalità che possa garantire alle donne ed alle relative famiglie interessate il più ampio ed efficacie supporto in una fase particolarmente delicata come quella della gravidanza; Il rilancio del ruolo dei medici di base e più in generale della “sanità di prossimità” intesa come il primo punto di riferimento attraverso il quale la persona è accolta e guidata in pieno accordo e coordinamento con tutte le figure professionali che operano, a vario titolo, nel settore sanitario e delle politiche di cura.