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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

VINCENZO SCARLATO * LETTERA AL PRESIDENTE FUGATTI: VACCINAZIONI: « LE RINNOVO L’INVITO A LIBERARE I CITTADINI TRENTINI DALLA BENDA SANITARIA, CHE VALORE HA UN’AUTONOMIA NON ESERCITATA? »

Lettera al Presidente della Provincia autonoma di Trento.

 

Buongiorno dottor Maurizio Fugatti.

Sono sempre io, Vincenzo Scarlato.

Mi scusi innanzitutto del mio ardire, se riprovo ad insistere nel proposito di stabilire un contatto diretto con lei, dopo che il primo tentativo è andato pressoché perso. Ecco, non so se il mio nome le ricordi qualcosa.

Sì, perché le avevo scritto un paio di settimane fa. Sono un suo suddito, comunque, e abito a Caldonazzo, ma professionalmente sono vivo in Trento.

E’ probabile che qualcuno dei suoi collaboratori, filtrando appunto la sua corrispondenza, chissà, per quali fondate ragioni, intercettando il mio scritto, l’abbia giudicato così di scarso interesse, da non sottoporlo alla sua accorta riflessione.

Perché, diversamente, se il suo collaboratore l’avesse ritenuto sostanzialmente valido, e fosse stato più solerte nella consegna, lei di certo non avrebbe tardato a rispondermi, visto la monumentalità dei concetti in esso esaltati, che suonano essenzialmente come inno alla libertà degli uomini, a qualsiasi livello, e che si rivolgono in particolar modo a quei cittadini, che lei ha l’onore di governare da quel lontano 22 ottobre del 2018, quando l’immarcescibile “Muro di Trento” collassò dinanzi alla poderosa forza celtica del Carroccio.

Ma ci sta, che il messaggio non sortisca fortuna già alla prima. Cosa normalissima di questo mondo. Non credo per il contenuto, però, pur comprendendo benissimo che è socialmente e politicamente poco conveniente oggi esporsi a favore della Libertà o della Verità, quando la maggior parte della gente non fatica a derubricarle a merce di quint’ordine, preferendo ammassarsi su posizioni ideologiche anticristiane, giurando fedeltà all’ottuso scientismo moderno Ma ci sta. E’ il gioco delle parti. E la politica è maestra attenta nell’osservare come queste orde impazzite vadano assecondate nei loro disgraziati bisogni, pur di non perdere consensi. Questa è alta scuola di sinistra, è risaputo, di cui son rimasti folgorati anche gli spiriti più liberali e più nobili di questa inarrivabile società moderna. Il sinistrismo, come lei ben sa, è un seme così trasversalmente contagioso e proteiforme nel suo genere, che attacca peggio di un virus, e inaridisce ogni zolla su cui si posa, e fa breccia specie negli uomini, che, come camaleonti, cambiano ripetutamente pelle, alla volta di un’altra più convincente e fascinosa, ma sempre con l’intento di abbassare qualità vivente spirituale nell’uomo, (l’intelligenza), fino a succhiargliela del tutto, e renderlo praticamente impotente. Escogitare questo piano, il più astuto e visionario magheggio, sociologicamente criminale, è stata la scoperta industriale più fantasiosa e redditizia del dopo-guerra. Consegnare alla cultura sociale il Covidismo Demenziale Delle Masse, è stato un colpo da maestro.

Tutta sta gente, abbandonata per anni, mal-consigliata, mal-nutrita, mal-andata mal-educata, spiritualmente morta, è più che normale che si terrorizzasse fino a questo punto, e diventasse pure “mal-vagia” contro chi si conserva ancora a denti stretti un po’ di quella santa e smarrita dignità umana.

Ma, per quanto mi riguarda, a questo progressismo insipiente e pagliaccio, preferisco arretrare nella calda nostalgia della tradizione, dove sopravvivono ancora vergini e sacri gli impulsi fondativi della nostra origine: Individuo- Libertà-  Serenissima- Federalismo- Secessione- Indipendenza- Felicità. Ecco, 7 precetti chiari, come 7 sono i sacramenti, comprensibili a tutti, per conseguirne almeno uno solo in due, massimo tre decenni.

E invece, cosa è stato fatto, caro Governatore? Lei è pronto a smentirmi immediatamente, se la mia rabberciata analisi traballasse o le apparisse menzognera. Ma principalmente, chi o cosa siamo più, per aver cambiato centomila volte volto, come una donna che di continuo ammoderna il colore della chioma, senza mai riuscire però ad imbroccare la giusta tinta, ed assicurarla finalmente allo scopo? Oppure, come colui che ossessivamente è intento a riammodernare la propria abitazione, ma senza mai trovargli una vera identità o carattere?

A quale lapidario, inflessibile, inoppugnabile giudizio storico, Il Cittadino è chiamato ad esprimersi, oggi? In che rapporto di reciprocità diretta sta il governante col governato, se quest’ultimo è costretto a riscrivergli per la seconda volta, per sperare che almeno stavolta ci sia un collaboratore più esperto e più sveglio, che non abbia tanta fretta a cestinare la produzione spirituale dell’uomo (i pensieri), …che aspirano ad una superiore Società e Democrazia?

Ebbene, come ho fatto in precedenza, con lo stesso tono esortativo le rinnovo oggi l’invito a liberare tutti i cittadini di questa Provincia dall’immonda benda sanitaria. E lo faccia subito, prima che a farlo ci pensi un’anodina voce dell’apparato romano.  Che valore ha un’Autonomia non esercitata? Tanto vale, meglio non averla. Meglio restituirla a Roma-ladrona. O non è più ladrona, Roma?

In verità, non sarebbe cosa saggia, dopo oltre mezzo secolo, buttare alle ortiche una specialità straordinaria di siffatto Statuto, e rimanere solo con una brocca di vino e un aromatico sidro di mele, accerchiati da una severa cordigliera che ci fa da sfondo per le fotografie. O no? Certo, sempre meglio che non aver niente. Ma è innegabile che il 99% della sua Identità-Immagine-Importanza (le3 vere “I”I che rappresentano la qualità), ne sarebbe immensamente offuscata, divenendo irrimediabilmente territorio anonimo come tanti disseminati in lungo e in largo nella penisola. E come reagirebbe da lassù, esimio Governatore, la buon’anima di Alcide, insieme a quelle eccellentissime di Menapace, Magnago, Odorizzi, e tant’altra brava gente?  Beh, anche questo ci può stare. Nulla fa più scandalo. Perché dovrebbe farlo, dunque, un’Autonomia sempre più dimezzata, indecisa, mezza abortita, che sempre più si consegna a Roma come schiava, la schiava di Roma? Ma lei, che è persona attenta e giudiziosa, queste cose le conosce meglio di me, che mi avvalgo di uno spirito più ordinario e rozzo.

Che Dio ci salvi, dunque, signor Governatore!

Ecco, penso proprio che non ci sia altro da aggiungere, se non congedarmi da questo amaro soliloquio. E mi stia bene, Governatore.  Scriverle, è stato proprio un vero piacere.

E non è detto che un giorno non m’inviti a Palazzo!

Mi ripete sempre il mio amico di Arpino, “Dum spiro, spero”.

Cordialmente, Vincenzo