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VACCINAZIONI OBBLIGATORIE: ARTIOLI, SÌ ALLA PREVENZIONE SANITARIA SUI MIGRANTI

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13.41 - martedì 23 maggio 2017

(Fonte: Elena Artioli) – Vaccinazioni obbligatorie: Artioli, no al ripristino del codice Rocco – sì alla prevenzione sui migranti. Per la Consigliere provinciale di Bolzano Elena Artioli è una questione di libertà che va difesa senza se e senza ma.

Artioli è perentoria sulla limitazione alla frequentazione scolastica per i bambini non vaccinati dicendosi preoccupata per la reintroduzione di una sorta di “Codice Rocco” nella sanità italiana.

“Può andare la multa che è una forma di risarcimento e spesa assicurativa per le cure a chi non si vaccina, ma la segnalazione al Tribunale dei minori reintroduce nella nostra società il codice “Rocco”.

Ai tempi bastava avere i genitori contro il regime o essere antipatico al maestro per venir allontanati dalla famiglia di origine e affidato per la rieducazione a una struttura o a una famiglia “per bene”.- Oggi, per i bambini non vaccinati, la segnalazione della scuola al Tribunale dei minori richiama a quel codice penale adottato nel ventennio che privava le persone e le famiglie della propria libertà.

Artioli, sostenitrice del vaccino volontario, è critica anche sul pesante numero di vaccinazioni che si dovranno adottare entro i primi di settembre, inizio dell’anno scolastico della scuola d’infanzia. Come faranno le famiglie a fare 12 vaccini in così poco tempo?”

“Solo in Italia si sostengono dodici vaccinazioni obbligatorie. Sono un terzo quelle in Francia, con 4 vaccini, tre quelle in Spagna e Portogallo, mentre si scende a solo un vaccino in Belgio”.

Nei restanti Paesi europei che sono la stragrande maggioranza non vi è alcun obbligo. “Non mi pare che la Germania sia in emergenza per le malattie infettive nelle famiglie autoctone” osserva Artioli.

C’è un rischio da tener presente, sottolinea la Consigliere provinciale di Team Autonomie, che individua chi proviene dall’esterno. E forse questa è anche una delle principali cause di una chiamata obbligatoria alle vaccinazioni in Italia, dove avvengono centinaia di migliaia di sbarchi.
Ma non è solo chi sbarca a essere messo nel mirino.

Se fino a qualche anno fa erano le vacanze all’estero degli italiani, oggi sono i frequenti viaggi nei paesi di origine degli immigrati a favorire un aumento delle condizioni di morbosità sul nostro territorio.

Il grosso flusso migratorio porta con se molte patologie che da noi si pensavano debellate. Se vogliamo dire che va tutto bene, diamo dei razzisti a chi solleva la questione.
Ma su questo argomento la nostra classe sociale più autorevole, quella medica, ha i numeri per poter affermare il sussistere di un’emergenza e il bisogno di pianificare una massiccia azione preventiva sul piano sanitario.

Le vaccinazioni non sono obbligatorie per gli adulti che sbarcano, ma dobbiamo tener presente che alcune malattie da tempo eliminate in Italia sono ancora endemiche o epidemiche in alcuni Paesi di provenienza di chi fugge dalla guerra o arriva in cerca di miglior fortuna. Le malattie infettive contratte in età adulta possono avere particolari complicanze, anche gravi.

Quest’ultimo aspetto fa lievitare anche i costi sanitari e sociali. Fortunatamente nelle famiglie di immigrati vi è una forte spinta alla vaccinazione preventiva per i bambini, proprio perché spesso i genitori o i familiari sono portatori sani e vi è una rincorsa alla miglior salute per i propri figli. Ma si deve fare di più che lasciare la palla in mano a genitori che spesso faticano a comprendere anche la nostra lingua.

In Italia e nella nostra Provincia si era raggiunta una ottima qualità e un buon rapporto tra vaccinazioni e condizioni morbose diffuse. Non si può escludere un ritorno delle malattie per un abbassamento della guardia e sono d’accordo sul fatto che la popolazione vada informata, ma non che ciò sfoci in segnalazioni al Tribunale in stile Codice Rocco.

Non si può tuttavia neppure escludere che un aumento delle condizioni morbose concorra decisamente una forte presenza migratoria e che su quella popolazione di nuovi cittadini si sia programmato ancora poco e si debba fare molto.

 

 

 

 

Foto: tratta da profilo Facebook Elena Artioli

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