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V COMMISSIONE: CONSIGLIO PAT, DDL TUTELA DIALETTO E RIORDINO SETTORE CULTURA

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15.50 - giovedì 12 gennaio 2017

(Fonte: Consiglio Pat) –  Quinta commissione, partito l’iter della legge di riordino del settore culturale. Mellarini annuncia che i poli museali saranno quattro: oltre a quelli della scienza, dell’arte e della storia ci sarà anche quello dell’etnografia. Aperto anche il Ddl Baratter sulla tutela del dialetto. In quinta commissione, oggi, l’assessore alla cultura, Tiziano Mellarini ha presentato il suo disegno di legge sul riordino della legge sulla cultura del 2007. un ddl che, di fatto, è una riforma del settore culturale che introduce i poli museali (saranno quattro, oltre a quello della scienza, a quello storico e dell’arte contemporanea, Mellarini ha annunciato anche quello etnografico); incrementa il coordinamento dell’attività culturale, anche con un nuovo ruolo del centro s.chiara, e del sistema delle biblioteche; punta ad allargare la platea dei fruitori di cultura in trentino. l’assessore ha anche annunciato l’avvio di un percorso per arrivare a un’agenzia che dovrà sostituire le funzioni della sovrintendenza per snellirne le procedure. “aperto”, sempre in quinta commissione, anche il ddl di Lorenzo Baratter (Patt) per la tutela del dialetto e nel corso della seduta di questa mattina, infine, il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha tenuto una relazione sullo stato dell’arte della candidatura di trento come capitale italiana della cultura 2018.

La mattinata si è aperta con la presentazione da parte di Mellarini del Ddl 16 che riordina, come detto, la legge sulla cultura del 2007. L’aspetto di fondo, ha detto l’assessore, sta nella necessità di valorizzare, dal punti di vista culturale, non solo le due città ma l’intero territorio dove è cresciuta una grande la vivacità delle associazioni, ma anche una nuova imprenditorialità legata alla cultura. Una proposta, ha aggiunto, aperta alle proposte politiche e alle osservazioni dei protagonisti del mondo culturale. Un settore, ha ricordato, che sta assumendo un ruolo primario per la crescita, non solo umana, ma anche economica del Trentino. Uno sviluppo che richiede un maggior coordinamento.

Il cuore del Ddl, ha detto Mellarini, sta nella consapevolezza della cultura come elemento determinante del Trentino, per questo va coinvolto il privato, va allargata la base dei fruitori e una funzione centrale va assegnata agli enti locali.

Un altro articolo riguarda la sostituzione del Forum con un osservatorio all’interno dell’istituto di statistica sulle attività culturali. Sono previste inoltre aiuti alle iniziative sovra comunali; la realizzazione dei distretti culturali in base all’omogeneità dei prodotti, sull‘ esempio di quelli già avviati dei castelli o dell’etnografia. Viene introdotto, inoltre, uno standard di qualità dei progetti istituendo una commissione esterna di valutazione i cui componenti saranno decisi dalla Giunta. Quattro esperti, esterni alla struttura Pat, che valuteranno le proposte.

Sul fronte delle biblioteche la proposta forte è quella di stimolare la federazione delle biblioteche. Idea che è stata ben vista dal Consiglio delle autonomie, anche perché una federazione servirebbe anche a gestire meglio le esternalizzazioni. Sul Santa Chiara l’assessore, ricordando che il presidente Gabrielli ha fatto un lavoro encomiabile, ha affermato che nel ddl si prevede la trasformazione dell’ente in agenzia per offrire servizi per tutto il territorio, valorizzando, poi, il rapporto col mondo culturale di Bolzano, sia di lingua italiana che tedesca. L’esperienza della Haydn, ha detto in sintesi, verrà estesa anche altri settori.

Per i musei, gli aspetti amministrativi e gestionali verranno accentrati, ma il tema forte del ddl sta nel ridisegno del sistema museale. Una necessità, ha detto Mellarini, perché ci sono sovrapposizioni che, oltre ad essere costose, diventano un disservizio per i cittadini. Detto ciò, ha aggiunto, non si interverrà però sulla distribuzione delle risorse, ma sulla necessità di una programmazione condivisa. I poli, ha continuato, non saranno più tre, come previsto dalla prima stesura del ddl, ma ci sarà il quarto polo quello dell’etnografia che non vuol dire, ha sottolineato, affidarne la guida al museo di S.Michele. Quindi ci sarà il polo delle scienze col Muse, museo di Predazzo e quello delle palafitte. Il secondo della contemporaneità Mart e Civica di Rovereto e in più casa Depero, struttura che non è mai decollata, ha aggiunto Mellarini, ma che è fondamentale per promuovere un grande artista trentino. Il terzo polo quello della storia col Museo storico, casa Degasperi e il Castello del Buonconsiglio con castel Beseno, Caldes e Thun, senza tralasciare gli altri castelli gestiti da privati. In questo comparto, secondo Mellarini, andrebbe inseriti anche il museo Caproni che deve essere messo in rete con gli altri grandi musei aeronautici italiani. Anche se, ha approfondito l’assessore, per il Castello del Buonconsiglio, e gli altri manieri collegati, si potrebbe pensare ad un nucleo a parte da collocare nel polo della sovrintendenza. A proposito della quale, ha affermato, nella prospettiva di semplificare le procedure della Sovrintendenza, l’assessorato sta ipotizzando qualcosa di simile ad un’agenzia.

Gli interventi dei consiglieri.

Marino Simoni (Pt) ha ricordato che il percorso della promozione culturale della comunità trentina, partita dall’assessore Guido Lorenzi, ha raggiunto ottimi risultati, ultima la candidatura di Trento a città della cultura. Ma, ha aggiunto, va fatto un ragionamento per promuovere la possibilità dei cittadini di fruire delle opportunità culturali offerte da Trento e Rovereto. Il consigliere ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rilanciare il ruolo dell’università nel disegno culturale del Trentino.

Lorenzo Baratter del Patt ha ringraziato per l’apertura al polo dell’etnografia. Una presa d’atto delle potenzialità dei musei etnografici anche dal punto di vista turistico.

Walter Viola (Pt) , ricordando l’articolo 9 della Costituzione ha ricordato che all’ente pubblico spetta promuovere la cultura non farla. La cultura è espressione del popolo, un fattore che è stato determinante nella formazione del secondo statuto e che lo è altrettanto oggi, in questa fase di ripensamento dell’autonomia. Gianpiero Passamani (Upt) ha chiesto l’apertura del dibattito sul ddl ai soggetti interessati, prendendo il tempo necessario, per arrivare a una buona legge.

Chiara Avanzo (Patt) ha ricordato la completezza della proposta Mellarini che spazia dal benessere della persona al mondo dell’economia e che si delinea come una vera riforma. Bene anche l’apertura al quarto polo museale etnografico.

La presidentessa della Quinta, Lucia Maestri (Pd), ha chiuso ricordando l’apertura dell’assessore, perché il principio di fondo è che o la cultura è di tutti o non è. Il 17, questa la proposta di Lucia Maestri, si dovrebbe arrivare in commissione con una prima griglia di proposte per le audizioni.

Baratter, il dialetto è un patrimonio da difendere.

Altro ddl aperto stamattina il Ddl Baratter sul dialetto. Il disegno di legge, ha ricordato il consigliere, mira a incrementare il patrimonio dialettale trentino. Un tema che è stato affrontato anche in altre regioni per valorizzare le lingue locali, sull’esempio del prof. Tullio De Mauro recentemente scomparso. Nel ’74, ha ricordato, il 50% degli italiani parlava solo dialetto, ma oggi è cresciuto il numero di italiani che alterna l’uso del dialetto con l’italiano. Un paesaggio linguistico, ha detto infine, da tutelare e un patrimonio da trasferire alle future generazioni. Anche attraverso un festival dei dialetti trentini e la promozione di attività artistiche e letterarie in dialetto. C’è poi una parte che mira al potenziamento dell’archivio lessicale dei dialetti della nostra provincia. Mellarini ha detto di essere disponibile a integrare il ddl di Baratter nel disegno di riforma della cultura.

Trento città della cultura italiana 2018, per Andreatta ci sono buone possibilità.

Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha poi riferito sui contenuti del progetto Trento capitale della cultura italiana 2018. Davanti alla commissione ministeriale, nell’incontro che si è tenuto ieri, ha ricordato Andreatta, è stato detto che questa candidatura è all’interno di un percorso di pianificazione che va avanti dal 2000. La candidatura, ha aggiunto, è stata l’occasione per ripensare al futuro della città, mettendo al centro la cultura. Molte domande poste dalla commissione, ha ricordato Andreatta, hanno riguardato la socialità e il ruolo della città nel nostro territorio e la presenza del direttore del Muse, di Matteo Lunelli vicepresidente del Mart e del rettore, ha affermato, hanno dato l’idea di convergenza del territorio attorno a questo obiettivo.

Tra elementi di forza presentati, ha detto Andreatta, quello di cercare di migliorare l’immagine della città in Italia; di diventare una città pienamente europea; altro aspetto presentato alla commissione la riqualificazione delle Albere e quindi la nuova biblioteca. Un’operazione urbanistica e culturale riuscita, ha detto il sindaco, e che potrebbe ripetersi, in misura più ridotta, nell’area dell’ex S.Chiara. Uno spazio che, ha aggiunto ancora, inevitabilmente risente del clima culturale della città. Alla commissione ministeriale è stato anche ricordato che il 2018 è una data importante per il centenario della fine della Grande Guerra e della Trento italiana. Ci sono poi cinquant’anni del ’68 e i 70 anni della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Una delle proposte, presentata dal prof. Andrea Zanotti e che, ha ricordato il sindaco, ha avuto un forte impatto sulla commissione, è stata quella di un concilio delle città, che richiama quello storico del ‘500 che si tenne in un momento di crisi dell’Europa non dissimile a quella di oggi.

Nuove norme per l’alternanza scuola – lavoro.

Infine, la dottoressa Ferrario, ha presentato la delibera, parere favorevole all’unanimità, sull’alternanza scuola lavoro. La delibera detta regole per il riconoscimento dei lavori estivi come tirocinio affinché queste esperienze di lavoro possano essere riconosciute dalla scuola come elementi di valutazione degli studenti. Altro aspetto, la legge prevede che il 50% della scuola lavoro possa essere fatta all’interno della scuola, ma nel caso di lavori di classe, ad esempio il progetto avviato recentemente dalla Cooperazione, c’è la necessità di superare questa soglia del 50%. La delibera inserisce quindi deroghe per casi specifici.

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

comunicato consiglio (4)

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