I RUOLI DELLA "PROCURA“ E "SEZIONE CONTROLLO"

 

Intervista a Marcovalerio Pozzato - Procuratore Corte dei Conti Trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Intervento in risposta a lettera pubblicata da quotidiano l’Adige) – In questo periodo assistiamo spesso a uscite di chi crede di saperne di più e la spara più grossa e le Rsa, purtroppo, anche causa Covid, sono diventate bersaglio facile da puntare. Pur nello spirito di servizio che connota chi opera in questo settore, che dovrebbe portarci a porgere l’altra guancia, di fronte a luoghi comuni, semplificazioni, scarsa conoscenza e disinformazione non possiamo tacere. Ce lo chiedono le migliaia di ospiti che accogliamo e le loro famiglie, ce lo impongono le migliaia di operatori che lavorano nelle nostre strutture, è obbligo farlo per chi le dirige e per chi le amministra, investendo risorse, tempo e, cosa che sempre più raramente accade, mettendoci quotidianamente la faccia.

Colgo l’occasione, quindi, per ribadire quali sono alcune peculiarità del nostro sistema.

Le Rsa trentine sono fra i fiori all’occhiello dell’assistenza socio-sanitaria e assistenziale italiana. Il sistema diffuso di Rsa trentine che, anche grazie a notevoli investimenti pubblici, negli anni si è rafforzato soprattutto dopo la trasformazione delle IPAB in APSP, offre un servizio con una qualità media che nessuna altra regione italiana è in grado di raggiungere. Basta mettere il naso in regioni limitrofe e ciò che ho appena detto trova immediata conferma.

Nelle Rsa trentine lavorano, con passione, molti professionisti (medici, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari, educatori, animatori, psicologi, altri specialisti) che, quotidianamente, offrono cure di qualità agli ospiti, la cui salute al momento dell’accesso è sempre più critica. Nelle nostre strutture, inoltre, sono allestiti nuclei specialistici per le persone con disturbi cognitivi, nuclei nei quali lavorano medici preparati e neuropsicologi formati nelle scuole di specializzazione.

Proprio per confutare chi sostiene il contrario osservo che, spesso, nelle nostre strutture entrano ospiti molto compromessi che, grazie al tipo di assistenza offerta, recuperano molte loro capacità. Ed è per la complessità crescente dei bisogni sanitari che è necessario e urgente riflettere sui parametri di personale sanitario declinati nelle direttive provinciali, affinchè le cure che offriamo rimangano sempre a livelli alti e siano sempre adeguate al tipo di utente che accogliamo.

Durante l’emergenza epidemiologica le Rsa trentine hanno offerto le cure migliori possibili. Le Rsa, infatti, sono fornite di tutti i farmaci necessari e di moderni impianti di ossigenoterapia. Non sono, pertanto, mancate le cure. L’ospedalizzazione di persone anziane positive con qualche linea di febbre o, addirittura, positive ma senza febbre non è avvenuta non solo fra gli ospiti delle Rsa, ma nella comunità in generale. Del resto in ospedale, come è noto, si curano da sempre le acuzie. E, come dimostrano ricerche scientifiche consolidate che possiamo mettere a disposizione, la qualità di gestione del fine vita nelle Rsa è di gran lunga migliore rispetto a quella offerta nell’ambiente ospedaliero.

Le Rsa sono strutture nelle quali l’invecchiamento non è considerato e non è trattato come una malattia ma come una condizione umana, alla stessa stregua della giovinezza. Considerare l’invecchiamento come una condizione che richiede strutture specializzate, addirittura dotate di terapie intensive, significa disumanizzare una fase importante della vita. Le Rsa non sono e non saranno mai geriatrie, non perché non sono in grado di esserlo ma perché non devono esserlo. Devono rimanere luoghi di vita, condivisione e relazione. Non va negato il senso più profondo dell’esperienza dell’invecchiamento, che è e deve rimanere un’esperienza profondamente umana e non un percorso dominato dalla dimensione sanitaria.

Nelle Rsa trentine, grazie al loro radicamento territoriale, entrano, salvo questo periodo per ovvie ragioni, migliaia di volontari e moltissime associazioni che contribuiscono ad animare le giornate dei nostri residenti. La socialità, le relazioni, la vita in comune sono elementi imprescindibili e qualificanti delle nostre organizzazioni, talmente basilari da diventare durante l’emergenza epidemiologica, purtroppo, il nostro tallone d’Achille. Il virus, quindi, si è diffuso nelle nostre strutture non per incapacità di curare gli ospiti ma proprio perché le nostre rsa sono ambienti comunitari e laddove è così, purtroppo, il virus si diffonde più velocemente. Non per nulla la risposta a questa situazione ha dovuto, obbligatoriamente, essere quella di far tornare, per un periodo, le nostre Rsa alla dimensione organizzativa dei vecchi istituti.

Le Rsa trentine, e le APSP in generale, rispondono a molteplici bisogni. Fanno parte di una rete di servizi che tutti auspicano sia potenziata e Spazio Argento dovrebbe andare in questa direzione. Non c’è dubbio peraltro che l’offerta di servizi vada diversificata, ramificata, migliorata per renderla adeguata al livello di bisogno da soddisfare, benchè nelle nostre Rsa sia stata sempre prestata molta attenzione alla personalizzazione della prestazione, alla cura dell’individuo che non è mai un numero ma una persona di cui ci prendiamo carico nella sua globalità, dalla dimensione familiare, affettiva sino ai bisogni sanitari più specifici.

Un grande tema è anche quello della domiciliarità. Ribadisco ancora che la domiciliarità e la residenzialità non sono modalità di risposta ai bisogni contrapposte. Devono essere entrambe potenziate. Nei paesi del Nord Europa in cui il welfare è più avanzato sono sostenute entrambe, una non è alternativa all’altra. Ciò che deve essere implementato è un sistema di servizi flessibile, modulato, che sia in grado di rispondere alle esigenze della persona seguendone l’evoluzione e il naturale invecchiamento. Solo così favoriremo, quando è possibile, la permanenza a domicilio mentre risponderemo con soluzioni più strutturate alla progressiva diminuzione dei livelli di autonomia della persona.

In questo momento di emergenza, che non è affatto finita, anziché di contrapposizioni avremmo bisogno tutti di alzare lo sguardo e crescere, insieme, per uscirne veramente migliori.

 

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Francesca Parolari Presidente Upipa