Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Questo il testo della lettera inviata al direttore dell’Adige in replica all’intervento del presidente del Consiglio provinciale di Trento, Walter Kaswalder, pubblicata ieri sul giornale diretto da Alberto Faustini). * Egregio direttore,non possiamo non replicare alle assurde e incredibili conclusioni contenute nell’articolo a firma del Presidente del Consiglio Provinciale pubblicato recentemente sul tema accordi finanziari fra Stato Provincie Autonome di Trento e di Bolzano e Regione Autonoma Trentino Alto Adige/ Sudtirol (l’estensore peraltro scrive solo di Trento… se dimentica involontariamente Bolzano è già grave se invece lo fa volutamente è scorretto).

L’articolo parte da una corretta descrizione dei presupposti che hanno portato a tali accordi (richiamandosi del resto quasi letteralmente a documenti e pubblicazioni ufficiali) per giungere a una conclusione “sconclusionata”, palesemente errata e mistificatoria della realtà delle cose.

L’estensore fa pensare che in particolare l’accordo intervenuto nel 2014 (Patto di Garanzia) fra Stato e le nostre autonomie sarebbe oggi causa di danno anziché, come unanimemente riconosciuto sia in Trentino che in Alto Adige /Sudtirol e dalla stessa Corte Costituzionale assoluta garanzia a favore delle due Province e della Regione.

Garanzia appunto certificata dalle sentenze della Corte, che infatti hanno dichiarato la non costituzionalità di norme approvate dalla Stato successivamente al Patto, che avevano l’obiettivo di aumentare il prelievo a danno delle nostre autonomie, definendo in questo modo in maniera inequivocabile il patto come limite assoluto all’ingerenza dello Stato sui nostri conti e affidando alla sola e unica modalità “pattizia” la eventuale revisione dei contenuti del Patto.

Va ricordato anche che ciò non è infatti avvenuto invece per le altre autonomie speciali, che proprio a causa della mancanza di un patto di siffatta natura hanno dovuto subire ulteriori prelievi unilaterali da parte dello Stato. E contrariamente a quanto affermato dall’estensore è stata proprio la previsione di meccanismi di adeguamento con precisi limiti a fondare il riconoscimento dell’intangibilità del patto dichiarata dalla Corte.

Ma c’è di più. Il Patto di Garanzia è stato anche oggetto di formale comunicazione da parte del Governo italiano alla Repubblica d’Austria, come peraltro riportato nel preambolo dello stesso Patto, in riconoscimento dell’ancoraggio internazionale che rende così speciale la nostra autonomia.

Ancora, l’estensore parla di decisioni assunte “sottraendole al dibattito istituzionale in Consiglio Provinciale” dimenticando che invece le assemblee legislativa ne furono ovviamente e doverosamente rese edotte e che i patti hanno trovato applicazione in virtù di una modifica statutaria con procedura prevista dallo stesso statuto di autonomia (“legge rinforzata”).

L’estensore rivestiva all’ epoca il ruolo di consigliere provinciale e regionale e non risultano sue prese di posizione in ordine né ai contenuti né alla procedura. Questo per replicare ad affermazioni che, spiace constatarlo, dimostrano ben poca conoscenza dei meccanismi tecnico-giuridici che regolano la nostra finanza pubblica.

Poca conoscenza dimostrata sopratutto da una frase errata e pericolosa al tempo stesso: “…perché i due presidenti (Dellai e Rossi ma non Durnwalder e Kompatscher si badi bene…) avrebbero deciso di agganciare al PIL provinciale tutti i trasferimenti futuri senza prevedere alcun paracadute in caso di cadute di gettito fiscale….?”
Due semplici considerazioni sono obbligate.

La prima è che non esiste nessun “trasferimento” di risorse statali agganciate al PIL provinciale. La parola trasferimenti va bene per le regioni ordinarie ma a nulla rileva per le speciali come le nostre, che da sempre gestiscono le proprie competenze con risorse proprie e non “trasferite”. Guai a parlare di trasferimenti, è come disattendere uno dei principi di base della nostra autonomia, è come negarne la radice.

La seconda è collegata alla prima: proprio perché non ci sono trasferimenti, ma utilizzo di risorse “proprie” è evidente che l’autonomia (lo dice la parola stessa) si fonda sulla responsabilità di saper assumere decisioni che garantiscano futuro positivo a quel gettito fiscale (nostro) che alimenta i nostri bilanci e non di fare conto su “trasferimenti”, magari alimentati da debito pubblico come a volte è avvenuto per altri territori ad autonomia speciale e che certamente non l’hanno utilizzata con altrettanta responsabilità.

Diverso il ragionamento indotto dalla crisi provocata dal coronavirus, e quindi riferito alle giuste preoccupazioni dei due governi provinciali in ragione delle ingenti ed eccezionali spese che ne derivano e delle altrettanto eccezionali cadute di gettito. Sono cause totalmente indipendenti da ogni nostra competenza e volontà.

Ora si tratta di far capire allo Stato che un evento di tale portata, eccezionale appunto, va affrontato con una logica “di emergenza” che non deve comportare la messa in discussione dei patti, quanto piuttosto la necessità di uno specifico accordo che definisca, in relazione agli effetti “eccezionali” della crisi, una modalità’ che eviti alle nostre autonomie di doverne sopportare “autonomamente” gli effetti negativi.

Questo deve essere il solo presupposto di un “patto” specifico che può’ e deve prevedere sia garanzie di finanziamenti ad hoc di parte statale sul fronte delle spese, sia compensazioni per il mancato gettito fiscale sul fronte delle entrate, ma anche eliminazione degli attuali vincoli all’assunzione di debito locale per lo sviluppo.

Chiaro che in tale contesto una via per realizzare la compensazione delle minori entrate può’ essere quella, come peraltro abbiamo subito suggerito, di “sospendere”, limitandolo in ragione del minor gettito, il contributo al risanamento che le due Province e la Regione garantiscono allo Stato.

Ma questa è cosa ben diversa dal far credere che i patti intervenuti negli anni non garantiscano la nostra autonomia. Anzi sarà proprio grazie e in virtù dei principi e dei contenuti di quegli accordi modificativi del nostro statuto che sarà possibile ricercare ed ottenere una via per addivenire ad una giusta soluzione, nello spirito appunto “pattizio” dei rapporti fra le nostre autonomie speciali e lo Stato.

Via che senza quegli accordi sarebbe ora ben più difficile da perseguire.

 

*

Ugo Rossi e Arno Kompatscher Firmatari del Patto di Garanzia