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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

TONINI (PD) * MANOVRA BILANCIO PAT: « : NEL 2023 IL GOVERNO PROGRAMMA UNA CRESCITA AL 2,5%* ED IL TRENTINO PARE ACCONTENTARSI DEL 2,3, FUGATTI CI DICE DI RASSEGNARCI ALLA RETROCESSIONE »

Per cercare di capire cosa è in gioco nella manovra di bilancio che la giunta provinciale ha appena presentato in consiglio, facciamo, come dicono i bambini, che il Trentino era una squadra di calcio e Fugatti il mister. Siamo vicini a metà campionato, lo scudetto verrà assegnato a fine 2023. E noi, tifosi sfegatati del Trentino, siamo preoccupati: la nostra squadra del cuore fatica a tenere la metà classifica e, tra un pareggio in casa e una sconfitta fuori, rischia seriamente la retrocessione. Fin qui abbiamo mostrato una certa abilità nel praticare il catenaccio, difendendo bene la porta, grazie a un ottimo gioco di squadra in difesa. Ma siamo invece un mezzo disastro nel contropiede: le corse solitarie dei nostri nella metà campo avversaria non vanno quasi mai a rete, anzi qualche volta pasticciamo a centrocampo, fino al punto di concludere l’azione in autogol.

Prendiamo, appunto, la manovra di bilancio 2021-23. Il primo numero importante da leggere è proprio quello che indica il triennio di riferimento: 2021-23. Vuol dire che questa è l’ultima manovra triennale che agisce interamente nell’arco della legislatura. E dunque che questa è l’ultima manovra nella quale il governo provinciale può dispiegare la sua capacità di immaginare e programmare azioni di respiro pluriennale. Il prossimo anno, l’orizzonte si farà necessariamente più breve, fino ad appiattirsi del tutto nel 2022. Ora o mai più, dunque. Stando ai testi che la giunta ha presentato in consiglio, privi di qualunque prospettiva programmatica che vada oltre l’anno, se non addirittura il semestre, si direbbe che a Piazza Dante si è optato decisamente per il mai più. Una decisione incomprensibile e, proprio per questo, si spera non irreversibile.

La decisione è incomprensibile perché il Trentino ha tutte le risorse, materiali e immateriali, per dare respiro strategico alla politica economica della Provincia autonoma. Anche grazie a quanto di buono ha fatto il presidente Fugatti con la sua giunta. Veniamo qui al secondo numero importante del bilancio provinciale, quello che indica il “totale delle risorse disponibili”: stando alle tabelle fornite dalla giunta, nel 2019, l’ultimo anno pre-Covid, è stato di 4 miliardi e 701 milioni di euro, nel 2021 è previsto si attesti a 4 miliardi e 442 milioni, ai quali andrà aggiunto l’avanzo del 2020, che è assai probabile che copra, se non addirittura superi, la differenza. Dunque, il temuto collasso finanziario della Provincia, a seguito della caduta del pil e del gettito fiscale causata dalla pandemia, semplicemente non c’è stato: la nostra autonomia speciale disporrà nel 2021 più o meno delle stesse risorse del 2019. Un risultato importante, che ha consentito nel 2020 (e consentirà nel ‘21) di sostenere una corposa serie di misure di emergenza, per far fronte ai terribili effetti sociali della pandemia, senza compromettere la tenuta delle finanze della Provincia.

Se ciò è avvenuto è essenzialmente perché abbiamo potuto trattenere a Trento la quota di gettito fiscale che in tempi normali siamo tenuti a versare allo Stato per far fronte agli obblighi comunitari di contenimento del debito. E se abbiamo potuto ottenere il riconoscimento di questa facoltà, è perché l’Unione europea, per far fronte ai disastrosi effetti economici della pandemia, ha allentato tutti i vincoli finanziari per gli Stati. Ma anche perché, nei rapporti col governo nazionale, il nostro mister, il presidente Fugatti, ha messo in campo la tattica giusta: gioco di squadra, gioco di squadra, gioco di squadra. Tre volte. Con Kompatscher innnanzi tutto, perché nei rapporti, anche finanziari, col governo nazionale, Trento e Bolzano vincono solo insieme; poi coi suoi predecessori, in una logica di continuità istituzionale, facendo leva sugli spazi di flessibilità previsti dagli accordi siglati da Dellai e da Rossi, e ignorando al riguardo le tesi settarie di tanti esponenti di maggioranza, a cominciare dal presidente Kaswalder; e infine con le opposizioni in consiglio provinciale, tanto più utili in quanto almeno in parte espressione di forze politiche attualmente al governo del paese.

Col gioco di squadra abbiamo difeso efficacemente la nostra porta. E se è giusto riconoscere il merito di questo successo innanzi tutto al mister, innnanzi tutto a lui va chiesta ragione della nostra incapacità di fare squadra in attacco, per segnare dei gol e non solo per evitare di prenderne. Facciamo qui i conti con la terza serie di numeri tratti dal bilancio provinciale. Sono i numeri dell’economia reale, che per il Trentino sono ancora peggiori di quelli nazionali, anche perché, a differenza del governo, la giunta non si dà obiettivi di crescita migliori di quelli previsti. Nel 2020, dice la giunta, il Trentino dovrebbe registrare una riduzione del pil tra il 10 e l’11 per cento, contro il 9 della media nazionale. Nel ‘21, il governo prevede un rimbalzo del 5,1 per cento, che programma di portare al 6. La giunta provinciale prevede una ripresa al massimo del 5,8 e sembra si accontenti di questo risultato perché non indica alcun obiettivo programmatico migliore di quello tendenziale. Risultato: nel ‘23 il governo programma un attestamento della crescita nazionale al 2,5, il Trentino pare accontentarsi del 2,3. Insomma, il nostro mister ci dice che non c’è altro da fare che rassegnarsi alla retrocessione. Perché uscire dalla crisi Covid ad una velocità inferiore alla media nazionale, che incorpora ovviamente anche i risultati delle regioni più lente, vuol dire programmare l’addio del Trentino al gruppo di testa delle regioni più dinamiche del paese. Con tutte le conseguenze che questo comporterà, anche in termini di finanza pubblica e di sostenibilità dei nostri livelli di benessere sociale. Perché prima o poi, a livello europeo e nazionale, la stretta arriverà.

Si tratta di un esito da scongiurare in tutti i modi. E il primo passo per riuscirci è programmare un obiettivo di crescita più ambizioso di quello tendenziale e superiore alla media nazionale. E concertare con le categorie economiche, le organizzazioni sindacali, il mondo della ricerca e delle professioni, i sindaci e le forze politiche in consiglio provinciale, al posto dell’attuale, disordinato affastellarsi di misure frammentarie, un pacchetto di riforme coerenti con l’obiettivo di crescita programmato, da discutere e approvare rapidamente per rendere il Trentino più forte e competitivo. Dobbiamo farlo subito, non dopo che la crisi Covid sarà passata. Perché a quel punto sarà troppo tardi, il nostro Trentino sarà già in serie B. Pensaci, mister.

 

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Giorgio Tonini

Consigliere provinciale Pd