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RIFORMA WELFARE ANZIANI: PROGETTO TRENTINO, LA SINTESI IN OTTO PUNTI (PDF)

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13.05 - giovedì 13 luglio 2017

(Fonte: Progetto Trentino) – Si propone una sintesi per punti del documento elaborato.

Si precisa da subito che si è inteso partire dal documento a suo tempo elaborato dall’Assessorato, portando correttivi e integrazioni.

 

 

1

Anche il Trentino conosce i trend demografici e i progressi della medicina che determinano un aumento della speranza di vita e una percentuale crescente di cittadini anziani.

Va considerato che non è semplice prevedere le condizioni di bisogno degli anziani, poiché migliori condizioni di vita e la disponibilità di progressi non solo medici fanno innalzare il livello di autosufficienza dell’anziano.

Ai fini delle politiche sulla non autosufficienza, non ha molto senso parlare dell’aumento degli ultra 65enni e anche il riferimento agli ultra 75enni ha un’importanza relativa, se consideriamo che l’età media degli ospiti delle Rsa ha superato gli 80 anni.

 

 

2

Il prolungarsi del mantenimento di significativi livelli di autosufficienza delle persone in età avanzata è favorito da una maggiore integrazione tra i diversi servizi, ma anche dalla costruzione di comunità più inclusive, più ricche di relazioni, più capaci di coinvolgere i protagonisti pubblici e privati dei servizi agli anziani.

Le future scelte politiche della Provincia dovrebbero incrementare il sostegno delle famiglie che mantengono l’anziano in casa e del privato sociale che eroga servizi in tal senso, così da assicurare maggiore efficienza e procrastinare l’entrata dell’anziano in Rsa.

 

 

3

Un evidente punto di debolezza dell’attuale sistema è la necessità, per gli utenti, di districarsi in un contesto in cui operano numerosi soggetti – Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (Apss), Comunità di Valle, Terzo Settore, Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (Apsp) – e non sempre si riesce a comprendere a chi sia più opportuno rivolgersi.

Rispetto a tale necessità, la proposta si muove secondo un preciso approccio metodologico, che parte dalla centralità dell’anziano e della sua famiglia.

I soggetti erogatori di servizi (Apsp, cooperative e associazioni private, altri enti del Terzo Settore) devono costituire un sistema “a rete” che assicuri qualità e tempestività, personalizzazione ed efficienza, corrispondenza tra risorse utilizzate ed esigenze formulate e sviluppo dell’integrazione socio-sanitaria.

 

 

4

Sul piano della governance del sistema, riteniamo riduttivo e non necessario porre l’ipotesi di fusioni di Apsp, che portino a una loro drastica riduzione numerica come elemento qualificante della riforma.

Più opportuno è ragionare, “laicamente”, su questo obiettivo fondamentale: superare la frammentazione e realizzare un sistema di servizi integrato a livello socio-sanitario, di agevole accesso per i cittadini, capace di qualificare e strutturare servizi domiciliari adeguati, che ritardino il più possibile l’accesso in Rsa.

 

 

5

Le Comunità di Valle devono diventare pertanto destinatarie dalla Pat. del finanziamento per i servizi agli anziani – parte sociale e parte sanitaria – e, fatto salvo il livello di governance provinciale, sono i soggetti di riferimento per la programmazione territoriale dei servizi.

La Comunità deve favorire processi e non erogare servizi. Ciò anche attraverso la regia di un tavolo di lavoro, cui partecipano anche le Apsp (eventualmente attraverso la propria realtà consortile), i servizi sociali, l’Apss e il privato sociale, al fine di coordinare, valutare e definire miglioramenti o correzioni dei servizi territoriali.

 

 

6

Interlocutore primo della Comunità di Valle sulla parte operativa non possono che essere i soggetti che erogano i servizi agli anziani: siano essi residenziali (Rsa) siano essi domiciliari o semi-residenziali (in prevalenza Terzo Settore).

In tale prospettiva si propone uno strumento che unisca competenze di interfaccia con le famiglie e i portatori di bisogno con capacità di ascolto, lettura dei bisogni, individuazione di interventi immediati, progettazione di percorsi di cura e assistenza di medio-lungo periodo, accompagnamento, monitoraggio e riprogettazione di tali percorsi.

Tale strumento è lo “sportello unico dell’anziano” o “punto unico dell’anziano”, laddove il termine “unico” non vuole trasmettere esclusività, bensì unitarietà.

Lo “sportello unico” si configura come un soggetto consortile, è costituito da tutte le Apsp, dalle cooperative sociali, dagli altri soggetti del Terzo Settore che svolgono servizi per gli anziani e gode di autonomia operativa.

Tale sportello è interfaccia operativa della Comunità di Valle. In tal modo le Apsp del territorio non sono costrette a fondersi, ma sono vincolate a fare sistema e a mettere a disposizione alcune tra le loro migliori professionalità nella gestione operativa dello “sportello”.

Quest’ultimo può divenire anche l’ambito appropriato di riferimento per il case manager, ossia per la figura investita della responsabilità di seguire l’attuazione del progetto individualizzato del singolo anziano. Tale soluzione risolve il problema della frammentazione, promuove una rete unitaria di servizi e garantisce la sistematicità di azione che salvaguarda il protagonismo dei soggetti istituzionali (Apsp).

Si propone, pertanto, una soluzione che salvaguarda il mantenimento di Istituzioni fortemente radicate nelle nostre comunità e allo stesso tempo promuove lo sviluppo di forme di collaborazione tra Enti e soggetti nell’ottica dell’efficienza, della qualità e del fare sistema.

Le Apsp saranno sempre più chiamate ad attivare forme di gestione associata di alcuni servizi, pur mantenendo la propria autonomia istituzionale.

 

 

7

Anche Upipa, l’ente che associa tutte le Apsp della provincia, oltre ad alcune istituzioni private che operano nel settore socio-assistenziale, sarà chiamata a ripensare la propria collocazione come soggetto di sistema che valorizza e sostiene l’attività degli sportelli, che dovrà maggiormente caratterizzarsi per modalità di partnership con le singole Apsp e per il ruolo di snodo centrale di una rete, chiamato ad ampliare il campo dei servizi garantiti ai soci, a sostenere e favorire la diffusione delle best practices e a sostenere i processi con cui due o più Apsp decidono di avviare la gestione associata di uno o più servizi.

 

 

8

Il Terzo Settore vede riconosciuto il proprio ruolo, all’interno di un assetto effettivamente sussidiario, e in particolare la propria propensione alla personalizzazione, alla flessibilità e al miglioramento continuo.

Le norme in fase di elaborazione sull’accreditamento dei servizi socio-assistenziali dovranno premiare la qualità, l’attitudine progettuale e il radicamento sociale e comunitario di tali organizzazioni.

 

 

 

*

Cons. Walter Viola

 Cons. Marino Simoni

Cons. Gianfranco Zanon

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa

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In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

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