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QUOTE ROSA: COPPOLA, IL NIENTE DI FATTO EMARGINA E PENALIZZA LE DONNE

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16.48 - giovedì 11 maggio 2017

(Fonte: Lucia Coppola) – La doppia preferenza di genere, niente di fatto. Questo era il momento, in Trentino, di corrispondere alle aspettative di tante e tanti sul tema dei diritti civili. Era ormai ineludibile, infatti, il recepimento della legge nazionale 215 sulla doppia preferenza di genere, che necessitava però di una visione alta e lungimirante che non è esattamente la cifra caratterizzante di questo consiglio provinciale.

Desidero ringraziare Lucia maestri e Giacomo Bezzi, estensori del ddl, le donne del Consiglio provinciale, il Comitato Non Ultimi e tutte/i coloro che ci hanno creduto, e stigmatizzo come grave quanto avvenuto, cioè il ritiro della proposta. Il governo provinciale è di fatto ostaggio delle minoranze che portano avanti la loro battaglia di arretratezza a suon di emendamenti, impedendo di fatto a coloro che hanno vinto le elezioni di governare. Tutela del genere femminile, pari dignità, informazione, formazione dei cittadini, civismo, uguaglianza di opportunità: in consiglio provinciale si è consumato il triste rito che ha cancellato con un colpo di spugna quanto votato in piena consapevolezza da molte istituzioni trentine, da tanti comuni, tra cui Trento e Rovereto, che hanno risposto positivamente, mossi dal tentativo di promuovere una legge giusta e sacrosanta.

Una legge che avrebbe riequilibrato la presenza femminile nelle nostre istituzioni democratiche, colmando il gap di troppe assenze ingiustificate. Un tema sensibile, certo, sul quale si doveva confrontarsi con la mente sgombra da pregiudizi, con spirito costruttivo, senza egoismi.

Un tema che, come già avvenuto nel resto d’ Italia, era destinato a far fare un passo avanti rispetto all’attuale, esigua rappresentanza femminile nelle istituzioni trentine. Dire Sì alla doppia preferenza di genere significava affermare in modo chiaro che anche in Trentino, come nelle altre regioni italiane dove la legge è già in vigore, si opera, e si vota, in modo tale da garantire equità e giustizia nella rappresentanza politica e istituzionale.

Il confronto su un tema così importante, già ampiamente presente nel dibattito politico della scorsa legislatura, ci ha richiamato tutti e tutte all’impegno improrogabile e non più rinviabile di portare la nostra provincia al passo coi tempi. Ed era anche, per il nostro Consiglio provinciale, l’occasione per non fare arretrare, ancora una volta, la nostra provincia rispetto al resto d’Italia e d’Europa.

Questa azione legislativa, richiesta a gran voce da tante donne impegnate in politica, nel sociale e nel mondo delle professioni, ma anche da una fetta consistente e significativa della società civile di ambedue i generi, purtroppo non è andata a buon fine, fermata a colpi di emendamenti, oltre 5000, da affermazioni sessiste, da mancanza di rispetto dell’aula in cui ci si trova, delle cittadine e dei cittadini di questo nostro Trentino che è molto più avanti socialmente, culturalmente e politicamente di chi dovrebbe rappresentarlo.

Tante aspettative erano riposte in questa nuova legislatura che proprio nel suo programma di governo si proponeva di abbattere e colmare una disuguaglianza che è sotto gli occhi di tutti e che, puntuale, si presenta ad ogni competizione elettorale. Nonostante tutte le difficoltà a emergere, le donne si propongono con coraggio, con passione, con competenza a rivestire ruoli pubblici. Lo fanno affrontando i tanti dissuasori rappresentati dal doppio o triplo lavoro, da famiglie o compagni di vita non collaborativi, da un sistema sociale che si fonda ancora e sempre sul sacrificio di tante belle intelligenze, su rinunce e arretramenti.

Tutte loro, tutte noi, che caparbiamente e faticosamente, a costo di grandi sacrifici, ce l’abbiamo fatta, in qualche modo, ad entrare nelle istituzioni, sappiamo bene quanto sia necessario lavorare, studiare, impegnarsi per avere un minimo di credibilità e autorevolezza. Tenere alta la barra, non farsi umiliare, lottare per i propri ideali non è sempre facile, ci vuole una grande forza che deve essere corroborata e sostenuta da buone pratiche e da leggi che consolidino a livello fattuale e culturale il riconoscimento del proprio valore di persona, di essere umano, di genere troppo spesso ignorato là dove si decide e dato per scontato nelle mansioni di cura che andrebbero invece condivise.

Questa “forzatura” era necessaria e importante perché, nonostante la parità tra i generi sancita dalla nostra Costituzione e il suffragio universale, nonostante le battaglie delle donne e delle loro associazioni fuori e dentro le istituzioni, il loro ruolo fondamentale nella famiglia, nel lavoro, nelle professioni, nella ricerca e nella cultura, il nostro paese e soprattutto la nostra provincia e regione pagano un prezzo troppo alto a questa assenza.

E’ una discriminazione che emargina e penalizza le donne, che danneggia la società nel suo insieme privandola del punto di vista, dei saperi, delle storie, dell’impegno delle donne. La volontà di rinnovare davvero la politica non può prescindere da una reale e non virtuale parità di genere che vedeva nella doppia preferenza un punto di forza irrinunciabile. Dunque questo è un giorno triste non solo per le donne ma per tutti, per il Trentino, per la democrazia, per le nostre istituzioni.

 

 

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Lucia Coppola, presidente del Consiglio comunale di Trento

 

 

 

Foto: tratta da profilo Facebook di Lucia Coppola

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