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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

PUNTO NASCITE CAVALESE (TN): FUGATTI, PROGRAMMAZIONE FALLIMENTARE PER SCELTA?

(Fonte: Maurizio Fugatti) – Programmazione fallimentare per scelta? Giunti a questo punto nasce il sospetto che la fallimentare programmazione sanitaria della Provincia autonoma di Trento in materia di punti nascita non sia in verità dovuta al connubio di ritardi, fattori esterni, decisioni del Ministero e mancanza di risorse economiche; ma sia stata artatamente confezionata per arrivare alla loro chiusura definitiva.

Se così non fosse (cosa che ci auguriamo onestamente) non si spiegherebbe quanto avvenuto negli ultimi mesi e le notizie riportate dalla stampa locale nelle ultime ore. Nonostante infatti le continue rassicurazioni (non sappiamo più se per fini elettoralistici o altro), il punto nascita di Cavalese non riaprirà entro l’estate per via della mancanza di ginecologi.

Sebbene due fossero gli specialisti presentatisi all’ultimo concorso, gli stessi sarebbero stati giudicati inidonei a ricoprire il servizio e avrebbero inoltre optato per un’altra destinazione.

Sottolineando che non compete certamente al sottoscritto stabilire l’idoneità o meno di una figura Punto nascite Cavalese: così determinante né tanto meno esprimersi sulla correttezza o meno del giudizio non possedendo competenze a riguardo, ci si chiede però se l’assenza di ginecologi sia dovuta a ritardi di programmazione dell’Azienda Sanitaria, a scelta non compiute o non portate a termine o alla mancanza di interesse verso la struttura sanitaria della Valle di Fiemme.

Inoltre, purtroppo, non possiamo stupirci di fronte alla volontà di optare per un altro ospedale: in assenza di una politica attenta e seria che operi per garantire l’apertura dei punti nascita sul territorio, appare alquanto evidente la necessità di trovare un’occupazione certa altrove.

Ma per Cavalese i problemi non parrebbero terminare qui. Infatti, il protrarsi delle problematiche ad oggi non risolte, potrebbero indurre il nuovo direttore di pediatria ad abbandonare la struttura. Auspicando che quest’ipotesi rimanga tale, non si attribuiscano poi le colpe della chiusura del punto nascita a specialistici, personale medico e sanitario che giustamente compiono delle scelte legate alle opportunità lavorative che vengono loro offerte.

Inoltre pare che l’Assessore Zeni, in occasione di un incontro tenutosi qualche mese fa a Trento con i Sindaci della Valle, avesse sollevato come unici problemi i pediatri e le ostetriche, non i ginecologi! E mentre la Provincia di Trento – su questo ed altri temi – pare arrancare, le altre Regioni come Veneto, Lombardia e Emilia Romagna sono intenzionate a proseguire la battaglia sollecitando il Ministero della salute, e conseguentemente il Comitato percorso nascita nazionale, a rilasciare deroghe per quelle strutture che, sebbene presentino meno di 500 parti annui, assicurano un diritto e un servizio fondamentale alle partorienti che si trovano in zona di montagna o distanti dai principali ospedali del territorio (cosa da non sottovalutare nemmeno in Trentino viste le nascite avvenute lungo le strade o neonati che hanno disatteso le disposizioni orarie dell’Assessore Zeni!).

Si rammenta infatti la richiesta dell’Assessore della Regione Emilia Romagna (riportata proprio dallo scrivente in una precedente interrogazione) di deroga per sei mesi per le strutture con meno di 500 parti l’anno ovvero i Punti nascita in Appennino Castelnovo ne’ Monti (Re), Borgo Val di Taro (Pr), Pavullo nel Frignano (Mo), in pianura a Scandiano (Re), Mirandola (Mo) e Cento (Fe).

Inoltre lo stesso Assessore Zeni avrebbe dichiarato in diverse occasioni di voler unire le forze proprio con le altre Regioni toccate dalle disposizioni romane sul tema della chiusura al fine di preservare il servizio nei territori. Ad oggi, però, non abbiamo notizie certe di tale iniziativa.

 

 

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Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Provincia per sapere:
1. Considerato che i due ginecologi sarebbero risultati inidonei a ricoprire tale ruolo presso la struttura della Valle di Fiemme e che l’assenza delle figure potrebbe portare all’abbandono dell’ospedale anche da parte del nuovo direttore di pediatria, quali siano le intenzioni in merito;

2. Se corrisponde al vero che durante un incontro avvenuto a Trento negli scorsi mesi tra l’Assessore Zeni e i Sindaci della Valle di Fiemme le problematiche emerse avrebbero riguardato soltanto pediatri e ostetriche;

3. Quali altre problematiche, nel caso, sarebbero emerse presso Cavalese;

4. Se sussiste al vero la promessa di riaprire il punto nascita di Cavalese entro la fine dell’estate, quando e in quale occasione sarebbe stata formulata e quali le condizioni attuali che avrebbero portato a disattenderla (nel caso perché promettere senza averne la certezza);

5. Quali dialoghi sono avvenuti, nel frattempo, con le altre Regioni toccate dalle disposizioni romane e cosa ne è emerso;

6. Come valuta la Provincia le iniziative della Regione Emilia Romagna;

7. Ad oggi, se il personale presente presso Cles, Trento e Rovereto sia sufficiente a garantire il
servizio alle partorienti e ai neonati così come la strumentazione e gli spazi presenti.

 

 

 

 

In allegato l’interrogazione contenuta nel comunicato stampa:
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