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PROVINCIA AUTONOMA TRENTO * “DIALOGHI CON LE MINORANZE“: TONINA, « LA DEMOCRAZIA È UN PERCORSO DA FARE ASSIEME, NEL RISPETTO E NEL DIALOGO »

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11:23 - 26/11/2021

Tonina sui ‘Dialoghi con le minoranze’: “La democrazia è un percorso da fare assieme, nel rispetto e nel dialogo”.L’appuntamento di ieri al Castello del Buonconsiglio aperto dal vicepresidente della Provincia Mario Tonina.

Un tema attuale, che rappresenta “una testimonianza concreta di quanto sia fondamentale non solo per le minoranze della nostra provincia, ma per tutto il Trentino. Fin dal titolo di questo incontro si parla di dialoghi e per dialogare bene bisogna dare importanza all’altro, bisogna mettersi in ascolto e, al tempo stesso, bisogna mettersi in gioco”. Con queste parole il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina ha aperto oggi pomeriggio il quarto appuntamento dei “Dialoghi con le minoranze”, dal titolo “Minoranza: il valore della diversità linguistica e culturale e il suo rapporto con la democrazia”, che si è tenuto nella Sala delle Marangonerie al Castello del Buonconsiglio.
“Il rispetto di tutte le componenti di una società e la capacità di favorire il dialogo rappresentano indici attraverso i quali misurare una democrazia partecipata.

Nel Trentino dell’Autonomia e dell’autogoverno questo concetto della partecipazione, ovviamente, ci sta molto a cuore”, ha continuato Tonina. “Siamo infatti assolutamente convinti del fatto che la democrazia non viene calata dall’alto, non è un’elargizione, né è frutto del caso o delle circostanze; la democrazia è una costruzione lenta e continua, un percorso che tutte le componenti della società devono fare assieme, in un gioco di squadra. Solo così si ha una democrazia autenticamente partecipata”.

Il confronto si è svolto attorno alle tre parole-chiave lotta, autodeterminazione, pace: “Parole impegnative, da maneggiare con rispetto e cautela. Parole forti”, come ha sottolineato Tonina, ringraziando i partecipanti al dibattito. Tra questi, Stefano Bruno Galli, assessore all’autonomia e cultura della Regione Lombardia e docente di Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche all’Università di Milano, Jens Woelk, docente della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, delegato del rettore alle iniziative in materia di minoranze linguistiche e la ricercatrice Roberta Medda-Windischer, dell’Istituto sui diritti delle minoranze dell’Eurac Research di Bolzano. Un grazie particolare è stato rivolto all’editorialista e scrittore afghano Alidad Shiri, moderatore dell’incontro, “di cui conosciamo la vicenda umana, così drammatica, ma alla fine, anche carica di speranza”, ha detto ancora il vicepresidente.

“Questa iniziativa rappresenta un obiettivo di programma per la Giunta provinciale, che ne ha assegnato l’attuazione al Servizio Minoranze linguistiche locali e audit europeo, a conferma di un nuovo approccio al tema delle minoranze linguistiche. Partendo infatti dalla presenza sul nostro territorio delle minoranze linguistiche storiche, ladini, mòcheni e cimbri, gli incontri vogliono approfondire il tema più universale della minoranza, affrontandolo da diverse declinazioni, proponendo appuntamenti aperti a tutti i cittadini sensibili ai temi della diversità linguistica e culturale”, ha spiegato Tonina.

Molti gli spunti emersi dall’incontro. Galli ha ricordato che lingua, territorio e cultura sono le coordinate delle minoranze e che il tema del riconoscimento dell’autonomia può essere visto da molte angolature, dal punto di vista sociologico, storico e giuridico e declinato in molti modi, ma alla base di un riconoscimento per i territori che oggi in Italia aspirano ad una maggiore autonomia, si trova un atto di lealtà istituzionale e di responsabilità costituzionale, richiamato dall’articolo 116 della nostra carta fondamentale. Per Woelk il concetto di autodeterminazione “è un macigno, meglio partire da un concetto più leggero, la ricerca della felicità e richiamare la responsabilità delle proprie decisioni, il realizzarsi secondo le proprie idee tenendo conto che i limiti sono i diritti degli altri e le esigenze collettive”. Medda-Windischer ha invece ricordato che la tenuta sociale di una comunità è “la conseguenza di un bilanciamento tra diversità e unità. Le grandi sfide globali necessitano uno sforzo congiunto ma trascurare la diversità significa alienare le minoranze e minare la stessa unità che si aspira a raggiungere”.

Infine l’intenso intervento di Shiri, che ha raccontato con semplicità e profondità la sua storia di appartenente ad una minoranza etnica e religiosa, ricordando dapprima l’infanzia felice, con la famiglia, la scuola, i tanti amici, squarciata all’età di nove anni dalla perdita del padre in un attentato e poi della mamma, della nonna e della sorellina in un bombardamento ad opera dei talebani. Quindi la fuga dall’Afghanistan per spostarsi in Pakistan e poi in Iran, dove è diventato profugo e dove ha vissuto il tempo necessario a racimolare il denaro per pagare i trafficanti che gli avevano promesso il sogno di pace e libertà dell’Europa. Dopo l’ingresso in Turchia, sette giorni di cammino per raggiungere la Grecia e quindi la scelta di affrontare la fuga verso l’Italia, abbarbicato al semiasse di un Tir, sperimentando condizioni estreme di fame e sete e dovendo scegliere di abbandonare al proprio destino tanti altri compagni di viaggio. “In Italia grazie a tanti aiuti sono riuscito a fare un percorso scolastico e a laurearmi: a scuola ho trovato non solo un luogo di apprendimento, ma un laboratorio di umanità”, ha detto. Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Shiri ha voluto anche ricordare la condizione femminile nel suo Paese di origine, a 112 giorni dalla presa di potere dei talebani in Afghanistan. “Tante famiglie stanno vendendo le loro bambine a uomini adulti e anche i loro organi, per poter sopravvivere”, ha denunciato, ricordando però il coraggio della protesta che tante altre donne afghane stanno portando avanti con dignità e determinazione.

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