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PROCURA REPUBBLICA – PRATO * CARCERE “LE DOGAIA“: «SEQUESTRATO IL 42MO TELEFONO, CONTINUA IL CONTRASTO AL CONTROLLO DEI DETENUTI» (VIDEO)

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09.55 - martedì 8 luglio 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lo specifico interesse pubblico alla divulgazione delle notizie Per la particolare rilevanza e gravità dei fatti sussiste specifico interesse pubblico alla divulgazione del seguente comunicato, a integrazione di quanto esposto nel corpo degli scritti già diffusi del 28 giugno, del 1 luglio e del 4 luglio 2025; interesse che si ravvisa nell’esigenza di far conoscere alla collettività la realtà criminale esistente in seno alla struttura carceraria di Prato “Le Dogaie” – caratterizzata da un pervasivo tasso di illegalità, concretizzatasi in plurime e anche ravvicinate condotte criminose in un contesto di mancanza di controlli e di comportamenti collusivi di esponenti della polizia penitenziaria – e, al contempo, come gli inquirenti siano attenti a contrastarla con continuità.

 

Il rinvenimento di ulteriori strumenti di comunicazione e la presenza di ulteriori telefoni cellulari illegalmente detenuti Nel progressivo e articolato percorso volto a recuperare e ripristinare la legalità in seno alla struttura penitenziaria in questione – volto a sottrarre ai detenuti il controllo del carcere, molti dei quali hanno dimostrato la capacità di gestire l’afflusso e di occultare strumenti di comunicazione (complessivamente sono stati già rinvenuti 41 apparecchi telefonici, tre sim card e un router, dal luglio 2024 al 28 giugno 2025) fuori dal controllo di chi è chiamato a impedirlo e a reprimere, o con la complicità di chi tale ruolo riveste – occorre evidenziare che – nell’ottava sezione, che ospita la media sicurezza, all’interno della cella n. 187 – è stato rinvenuto e sottoposto a sequestro un ulteriore telefono cellulare custodito, privo di sim card, nella giornata di sabato 5 luglio 2025.

La prosecuzione dello sforzo investigativo ha consentito di verificare, altresì, 1 l’utilizzo di un grappolo ulteriori di telefoni non rinvenuti nel corso delle perquisizioni e delle ispezioni del 28 giugno decorso: uno è risultato impiegato il due luglio 2025; altro il primo luglio 2025; altri ancora il 27, il 28 e il 29 giugno 2025, mediante l’utilizzo di almeno tre diversi routers. Si tratta di un segno evidente della capacità dei detenuti e dei loro garanti di controllare gli spazi con il ricorso a soluzioni sempre diverse, che sfruttano anche la libertà di movimento e le agevolazioni di cui beneficiano i “permessanti” e la compiacenza di appartenenti alla polizia penitenziaria.

Altro detenuto, ristretto sempre in Alta Sicurezza, è riuscito persino a postare sul social network Tik Tok foto della propria cella. Si è, pertanto, reso necessario emettere, nell’ambito del procedimento penale instaurato presso quest’ufficio, nuovi decreti di perquisizione, ispezione e sequestro in seno all’Alta Sicurezza e alla Media Sicurezza del carcere La Dogaia per ricercare gli apparecchi rimasti nella disponibilità dei detenuti, che sono in fase di esecuzione con l’ausilio degli appartenenti alla Squadra Mobile di Prato, al Nucleo Investigativo della Polizia Penitenziaria (Nir), all’Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza di Prato. Le rivolte del 4 giugno 2025 e del 5 luglio 2025 La gravità della situazione in seno a detta struttura è acuita da due rivolte poste in essere dai detenuti, nell’arco di un mese, che hanno indotto a contestare il nuovo delitto di rivolta, di cui all’art. 415 bis c. p.

La prima, avvenuta il quattro giugno 2025, promossa da parte di cinque detenuti, di nazionalità italiana, marocchina e libica, ristretti all’interno della quinta sezione del reparto Media Sicurezza, consistita nel compimento di atti di violenza, di minaccia e di lesioni ai danni di sei appartenenti alla polizia penitenziaria, che si è articolata nei termini che seguono. Gli autori minacciavano di morte il personale di Polizia Penitenziaria intervenuto, brandendo oggetti (una spranga ricavata dal profilo metallico della finestra di sezione, che veniva divelta, armi rudimentali ricavate da suppellettili, una bomboletta a gas, una grappa artigianale bollente, un cacciavite, un paio di forbici e uno sgabello) e manifestando l’intenzione di non voler rientrare nelle rispettive camere di pernottamento, con frasi del tipo “stasera non rientriamo perché vogliamo fare la guerra”, “chiama la squadretta e quel 2 coglione del comandante oggi si fa la guerra”, “si muore solo una volta o noi o voi”. Indi, si rifiutavano di eseguire l’ordine, proveniente dall’agente addetto alla vigilanza e osservazione e dai preposti, di fare rientro in cella.

La seconda, nel corso della giornata di sabato 5 luglio 2025, a seguito dell’operazione condotta il 28 giugno scorso, avvenuta all’interno della prima sezione del reparto Media Sicurezza, consistita nel barricarsi da parte di un gruppo di almeno dieci detenuti che occupavano la sezione, rovesciando il carrello del vitto contro il cancello di sbarramento per impedire l’accesso degli agenti di vigilanza, nel tentare di incendiare materiale, nell’operare per sfondare il cancello di sbarramento, utilizzando una branda e una spranga ricavata dalla spalliera della stessa branda, nell’utilizzare cacciaviti, fornellini muniti di bomboletta, pedaliere prelevate da carrozzine, una pentola del diametro di 23 cm e altro materiale. Rivolta che veniva sedata grazie all’intervento degli agenti penitenziari antisommossa. Quest’ufficio ha avviato un procedimento per i delitti di rivolta, di resistenza a pubblico ufficiale, di lesioni, di danneggiamento ed è al vaglio la condotta di alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria. Condotte che hanno indotto a sensibilizzare il Prefetto e il Questore di Prato al fine di valutare l’adozione delle necessarie iniziative a tutela dell’ordine pubblico esterno al carcere in occasione delle attività di ricerca della prova oggi in corso.

Il ricorso e la gestione della violenza in seno alla struttura penitenziaria da parte di detenuti in pregiudizio di altri All’interno della struttura carceraria pratese, si registrano svariate condotte a base violenta da parte di detenuti in pregiudizio di altri, che i sistemi di controllo non riescono ad arginare. Si sono verificati, al contempo, negli ultimi anni, gravi episodi di tortura e di violenza sessuale che rendono insicura, degradante e non dignitosa la vita da parte dei detenuti ivi ristretti, già privati del bene supremo della libertà in quanto ristretti in carcere per delitti commessi. In proposito, vanno segnalati la violenza sessuale posta in essere nel settembre 2023, in più riprese, da un detenuto di nazionalità brasiliana di trentadue anni, consistita nell’aver sodomizzato e indotto a compiete una fellatio in ore – con il ricorso alla grave minaccia di tagliargli la gola con un rasoio e alla violenza fisica, consistita nell’afferrarlo per il collo – il compagno di cella di trentatré anni di nazionalità pachistana.

E in fase di notifica l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il secondo episodio consiste nell’aver due detenuti, rispettivamente di trentasei anni e di quarantasette anni, torturato un detenuto omossessuale, tossicodipendente alla prima esperienza carceraria, cagionandogli acute sofferenze fisiche e un trauma psichico, sottoponendolo a violenza sessuale di gruppo e cagionandogli gravi lesioni, nell’arco temporale compreso tra il 12 e il 14 gennaio 2020, all’interno della camera detentiva n. 111 della quinta sezione, ove erano ristretti. Sono risultati, infatti – alla stregua delle risultanze investigative, dopo alcuni giorni di percosse (schiaffi, pugni su braccia e spalle e ginocchiate all’addome e alla schiena) e offese verbali – comportamenti degli imputati tesi a costringerlo a praticare loro un rapporto orale, colpendolo due volte con una mensola di legno alla testa, con pugni e ginocchiate alle costole, minacciandolo di morte.

Successivamente, sincerandosi che gli appartenenti alla polizia penitenziaria non si avvicinassero, in orario pomeridiano, lo costringevano ad abbassarsi i pantaloni e a subire penetrazioni anali reiterate a turno. E nei giorni seguenti continuavano ad offenderlo, colpendolo con alcune mazze di legno sulle braccia e sulle gambe e attingendolo più volte sulla testa con una pentola rovente. Indi, lo costringevano, ancora una volta, a subire rapporti sessuali (sodomizzazione) e a praticare fellatio in ore. Le condotte violente provocavano gravi lesioni alla vittima, fra le quali, la frattura composta della sesta costola destra, lividi ed ematomi su più parti del corpo, lacerazione del canale anale e seri problemi psicologici con sintomatologia perdurata per quattro mesi dai fatti.

Nei confronti degli indagati è stato disposto il rinvio a giudizio, dopo l’effettuazione di incidente probatorio, ed è in fase di celebrazione avanzata il dibattimento. La presunzione di non colpevolezza Si rappresenta, in ogni caso, che le responsabilità degli indagati detenuti risultati destinatari dei decreti di perquisizione, ispezione e sequestro, nonché degli avvisi di conclusione delle indagini e imputati dovranno essere vagliate nelle successive fasi del 4 procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato. Prato, 8 luglio 2025.

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Il Procuratore della Repubblica

Luca Tescaroli

 

 

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Aggiornamento ore 12.49 (Fonte Procuratore della Repubblica di Prato)

A completamento delle informazioni oggetto del comunicato predisposto in data odierna, si rappresenta che le attività, disposte da quest’ufficio, di perquisizione, ispezione e sequestro, espletate in data odierna nell’arco di circa sette ore all’interno del carcere “Le dogaie” di Prato, hanno consentito di rinvenire nel Reparto Alta Sicurezza, nella diretta disponibilità dei detenuti, utensili artigianalmente predisposti e, in particolare, una lama affilata e tre cacciaviti, alcuni caricabatterie per telefoni cellulari (segnatamente, due usb-c per telefono android), cuffie bluetooth e una cuffia
per dispositivo cellulare.

Un detenuto è risultato disporre di scarpe con doppiofondo funzionale a occultare verosimilmente sostanza stupefacente.
In una camera di detenzione del reparto di Media Sicurezza è stato rinvenuto un telefono cellulare di marca Realme (c. d. cinafonino), occultato in un doppiofondo ricavato nello sportello del frigorifero, nel quale è stata ricavata una nicchia, togliendo il materiale isolante dallo stesso. Si autorizza la divulgazione delle immagini postate su Tik Tok da uno dei detenuti e la foto del cellulare rinvenuto.

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Il Procuratore della Repubblica

Luca Tescaroli

 

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