Quirinale: le consultazioni del Presidente della Repubblica

GRUPPO PARLAMENTARE “PER LE AUTONOMIE SVP PATT,UV” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Vivevano in un villino lussuoso in Thailandia i due italiani coinvolti nell’operazione “Italian Bonnie & Clyde”. Fra le vittime della coppia di truffatori anche George Clooney

È atterrato all’alba, a Malpensa, il volo proveniente dalla Thailandia con a bordo Vanja GOFFI, 45 anni. La donna è stata individuata e fermata a Pattaya, insieme a Francesco GALDELLI , 57 anni, entrambi colpiti da mandato di arresto internazionale, da personale del Servizio per la cooperazione internazionale (S.C.I.P.) della Direzione Centrale della Polizia Criminale ed una squadra speciale della Crime Suppression Division della Royal Thai Police, grazie ad un’attenta attività tecnica coordinata dall’esperto per la sicurezza in collaborazione con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano.

 

La coppia marchigiana, già ricercata per reati contro il patrimonio, era balzata agli onori delle cronache, per aver orchestrato molteplici ed ingenti truffe in Italia, la più eclatante quella a danno della star di Hollywood, George Clooney, il cui nome era stato utilizzato per creare una linea di abbigliamento.

I due, inoltre, erano esperti nelle vendite online di Rolex falsi che spacciavano per autentici, arrivando in qualche caso a inviare al malcapitato di turno, un pacco di sale anziché gli orologi richiesti.

A seguito dell’arresto, la Goffi è stata espulsa dal Regno di Thailandia e fatta imbarcare da personale dell’Immigration Bureau della Royal Thai Police sul volo diretto per Milano.

Il GALDELLI rimarrà, invece, ristretto in custodia cautelare, presso la Pattaya Remand Prison, in attesa della sentenza del processo che lo vede imputato per il reato di evasione e per il quale rischia una condanna a tre anni di carcere.

Nel 2014, infatti, il Galdelli era già stato arrestato all’interno di un Hotel di Pattaya, all’esito di un servizio specifico coordinato dall’Interpol. Il giorno dopo il suo fermo però, dopo l’udienza per rispondere di reati minori attinenti al suo soggiorno illegale nello Stato, era riuscito ad evadere, grazie all’aiuto delle guardie carcerarie incaricate del suo trasferimento, da lui corrotte con la somma di 20.000 Thai Baht (circa 500 euro), che l’uomo aveva ritirato personalmente da una cassa automatica di prelievo contante, mentre era in stato di arresto.