News immediate,
non mediate!
Categoria news:
OPINIONEWS

“ONDA” – ASSEMBLEA PROGRAMMATICA: « L’INTERVENTO INTEGRALE DEL CONSIGLIERE FILIPPO DEGASPERI, ALL’INCONTRO DI OGGI IN REGIONE A TRENTO (SALA RAPPRESENTANZA) »

Scritto da
21.47 - sabato 07 maggio 2022

“Ovunque in Occidente le nostre società suscitano un tale senso di insicurezza che le istituzioni e i principi della democrazia appaiono come ostacoli da abbattere per essere protetti. Ridotto allo stato di atomo, l’individuo erige muri sempre più alti intorno alla propria solitudine. Ma là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”. (R. Glucksmann)

 

 

*
Nel suo ultimo saggio Raphael Glucksmann analizza lo stato della società occidentale partendo dalla progressiva ma costante scomparsa delle strutture di socializzazione e delle ideologie. Un Occidente che dopo secoli di evoluzione, ripiegato sulla logica dell’homo oeconomicus, dell’individuo assorto nella massimizzazione del proprio interesse, ha prodotto l’atomizzazione sociale, il vuoto attorno a ciascuno. “Viviamo nel timore di perdere ciò che abbiamo. I nostri beni materiali come la nostra “identità”, questo bene essenziale concepito, quando la politica si eclissa, come un dato fisso, un lascito di secoli, ogni alterazione del quale sembra essere un tradimento”. Sono i figli di questo vuoto, il saggio si intitola proprio “I figli del vuoto”, a subire le conseguenze più pesanti: solitudine, vulnerabilità, paure.

Credo che nemmeno noi facciamo eccezione rispetto ai rischi che comporta il piano inclinato lungo cui scivolano dal tempo della Thatcher, le società occidentali (“l’economia è il mezzo, l’obiettivo è quello di cambiare il cuore e l’anima” predicava la Lady di Ferro). Certo, in Trentino grazie ad una sana identità aggrappata all’attaccamento alle proprie comunità, alla tenacia, alla solidarietà, alla partecipazione e alle prerogative dell’Autonomia, la possibilità di invertire la rotta, colmare il vuoto e immaginare il futuro con speranza e oltre la microeconomia, esiste.

Servono istituzioni pubbliche (a cominciare dalla Provincia) forti, autorevoli, vicine, solidali. Servono istituzioni forti. L’Autonomia, ovvero la possibilità di decidere in proprio assumendosi oneri e onori delle scelte, è l’architrave delle nostre istituzioni e come tale va rispettata, salvaguardata e valorizzata. Chiariamoci, Autonomia non è la caricatura a cui qualcuno ha puntato, a spese nostre, a suon di bande e sfilate con piume e coreografie. Autonomia non è nemmeno bulimia di competenze, ovvero spasmodica ricerca di spazi di potere, che caratterizza questa fase con risultati disastrosi già conclamati (vedi la vicenda della regionalizzazione del personale amministrativo della Giustizia) o prossimi (Agenzia entrate, Corte dei Conti).

L’Autonomia è pensiero, un esercizio di pensiero focalizzato sull’immaginare strategie originali e prospettive per il Trentino e per i trentini. Di pensiero in questi anni ne abbiamo visto gran poco in circolazione. Per articolarlo, il pensiero, servono idee, e le idee sono sparite con l’eclissi della politica richiamata da Glucksmann, soppiantate da manovre volte al semplice mantenimento del potere in quanto tale. Noi le idee le abbiamo, soprattutto le hanno le persone che hanno lavorato per questo appuntamento con cui vogliamo richiamare la cornice ideale che ha caratterizzato la nostra azione passata e delineare quella che connoterà la nostra azione comune di qui in avanti.

Che si considerino le idee come causa delle cose, ubicate al di la del cielo come vorrebbe Platone o come il contenuto della mente come Cartesio, servono perché l’Autonomia funzioni e aiuti a riempire le falle aperte nella società da decenni di cattiva politica. L’Autonomia non va declamata, l’Autonomia va soprattutto esercitata, l’Autonomia è azione. Ecco quindi la necessità indifferibile di riconquistare gli spazi che lo Statuto attribuisce per la cura dell’interesse comune ma che, per interesse di pochi, sono stati via via abbandonati ai privati. La “corruzione” per Machiavelli non è quella che inquadra il nostro codice penale, piuttosto l’occupazione degli spazi pubblici da parte del privato, la commistione tra spazi pubblici e spazi privati, la confusione tra spazi pubblici e spazi privati spesso in nome di una supposta (ma mai dimostrata) efficienza. Gli esempi non mancano: pensiamo alla vicenda del porfido, una risorsa pubblica, in gran parte proprietà degli enti collettivi brutalmente privatizzata. Pensiamo alla vicenda dell’idroelettrico, soprattutto alla luce di quanto successo di recente: quando paghiamo le bollette noi arricchiamo innanzitutto i fortunati privati chiamati dalle istituzioni pubbliche che dovrebbero curarsi dei beni comuni, a partecipare al banchetto.

Le competenze che lo Statuto assegna alla Provincia devono tornare alla Provincia e dalla Provincia devono essere esercitate. Non serve oggi aggiungerne altre salvo dimenticarsi quelle di cui già disponiamo. Serve invece chiarezza tra quello che compete al pubblico e quello che compete al privato. La sovrapposizione e la confusione portano alla più scontata delle conclusioni: costi al pubblico, profitti al privato. Autonomia è azione dicevo e anche dell’azione si sono perse le tracce. In Trentino si parla di infrastrutture, si parla di Pi.ru.bi., si parla di “Nuovo” Ospedale di Trento e di “Nuovo” Ospedale di Cavalese e mentre si parla la legislatura è al crepuscolo. Nel 2017 (caso unico in Italia), una scuola pubblica è crollata. Siamo nel 2022 e la scuola è ancora nei container. Un anno fa, per primi, segnalavamo che il progetto vincitore del NOT aveva numerose criticità: nulla si è mosso, nessuna risposta è arrivata e così un altro anno si è aggiunto ai venti già persi finora.

Si parla di ambiente come ricchezza da preservare facendola fruttare ma il futuro che si immagina vede nuove autostrade e consente senza batter ciglio la riaccensione di un cementificio. Oltre che dimostrare la debolezza di una Autonomia incapace di resistere alle pressioni dei gruppi di interesse, la vicenda ha anche un aspetto tragicomico: quelli che oggi si stracciano le vesti e chiedono tavoli sono i componenti della coalizione che governava il Trentino quando, nel 2016 venne rinnovata l’autorizzazione integrata ambientale! Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati diceva Einstein, eppure nella legislatura che doveva segnare il “cambiamento” tutto è rimasto nelle sapienti mani di chi maneggia la res publica dai tempi del primo presidente Dellai e ci ha regalato operazioni come quella del NOT o dei derivati…

Servono istituzioni autorevoli e l’autorevolezza non può che passare da un radicale, profondo, decisivo repulisti del livello dirigenziale nelle persone in primis, ma anche nel metodo. Basta con la moltiplicazione delle poltrone a cui abbiamo assistito in questa legislatura in cui sono cresciuti dirigenti e direttori. Un esempio? Fino al 2006 il Servizio Formazione professionale della Provincia aveva 1 dirigente e 4 scuole. Nel 2022 sono rimaste le stesse 4 scuole (anzi 3 visto che 2 sono state accorpate) ma i dirigenti sono diventati 4, quattro! Il dirigente del Servizio e altri 3 dirigenti, uno per ciascuna scuola. Basta con la commedia dei “sostituti”: i concorsi vanno programmati e banditi per tempo, non quando fa comodo a qualcuno. Altrimenti, se abbiamo un dirigente del personale incapace di programmare il fabbisogno, di questo dirigente possiamo fare a meno. Basta con i dirigenti “a chiamata” che questa maggioranza, che prometteva la lotta a quella che anni fa si definiva PAC, ha raddoppiato. Agli impieghi pubblici si accede per concorso anche in Provincia di Trento, anche con concorsi che valorizzino e considerino in via prioritaria l’esperienza maturata. Ma certo non per concorso farsa con vincitori delle posizioni apicali già noti che ci hanno ormai assuefatti. Come? Semplice, come vale per le altre posizioni, anche le selezioni per dirigenti e direttori dovranno avere una graduatoria di idonei da cui attingere negli anni di validità della stessa e non l’unico vincitore. Oltre che a rendere meno onerose le procedure, servirà anche a rimotivare chi, dentro la P.A., è rimasto scottato.

Servono istituzioni vicine. La solitudine “rende febbrili e vulnerabili”, la solitudine “decuplica la sensibilità al rischio”. Gluckmann ricorda che “l’individuo erige muri sempre più alti intorno alla propria solitudine” e poi reclama torri di guardia per sorvegliarli. Prevenzione, presidio e repressione sono fondamentali ma è indispensabile interrompere questa spirale solitudine – muri – torri lavorando per riportare le Forze dell’Ordine al loro ruolo ma anche per ripristinare un tessuto ociale sfilacciato. Dobbiamo salvaguardare le comunità dove le relazioni tipiche del nostro piccolo mondo (conoscenza reciproca, rispetto del prossimo, solidarietà, partecipazione, cura del bene pubblico) sono sopravvissute ed investire perché questo tessuto connettivo, l’unico ad assicurare il massimo della sicurezza, venga ricostituito dove è andato perduto. Disponiamo di strumenti altrove scomparsi da tempo e dobbiamo approfittarne: i piccoli comuni, gli usi civici, l’associazionismo, il volontariato (quello vero). Riconosciamone la funzione e assegniamo ad essi le risorse e lo spazio di cui necessitano per esplicare al meglio il proprio ruolo di collante per una società che vada oltre il singolo e il suo egoismo.
Anche il Sistema educativo è un elemento determinante nella conservazione, nella costruzione o nella ricostruzione di un tessuto sano. Ma occorre prima di tutto restituire ad esso e ai professionisti che ad esso appartengono l’autorevolezza e le risorse necessarie per sostenere il ritmo e il confronto con il mondo che cambia. Ne tratteremo in seguito, ma è evidente che senza l’adeguata considerazione per la Scuola (“la fabbrica della cittadinanza”) in tutte le sue articolazioni, senza la salvaguardia di una Scuola seria, svincolata da mode e tendenze del momento, diventa inutile parlare di integrazione, superamento delle disuguaglianze, pari opportunità.

Servono istituzioni solidali che non lascino solo il cittadino in difficoltà nel momento del bisogno e che tornino a concentrarsi su una fiscalità redistributiva, sull’estensione dei diritti e sul superamento delle disuguaglianze generate dal mercato. Certo se parliamo di redistribuzione non ci riferiamo al modello applicato in questa legislatura, il modello dello Sceriffo di Nottingham che vede chi ha meno chiamato dal presidente Fugatti e dalla sua sgangherata maggioranza a pagare più tasse per finanziare servizi ai ricchi. Nel 2015 per nostro merito, per la prima volta, una parte di trentini (i pensionati da 1000 – 1100 euro al mese) furono esentati dal pagamento dell’addizionale irpef. “Un caffè al giorno” hanno banalizzato dall’alto della loro indennità il nostro presidente e i suoi supporter, ma un caffè al giorno significa 400 euro l’anno che oggi mancano sia al pensionato che al barista. La cancellazione di questa agevolazione da parte del Centrodestra è una delle pagine più nere di questa legislatura.

Come nera è la pagina della Salute.
Fermi gli investimenti, immobile la medicina territoriale, retromarcia inserita sugli ospedali di valle. Solo la propaganda viaggia a pieno regime ma spero che siano i cittadini a rendersi conto quanto le chiacchiere sono lontane dai fatti. Senza la garanzia del diritto alla salute e all’assistenza tutto il resto diviene superfluo, quasi un vezzo. Come riportare Sanità ed assistenza al centro e come sciogliere molti dei nodi (a cominciare dalla carenza del personale e della sua scarsa considerazione, i famosi eroi dimenticati) che in questa legislatura si sono fatti ancora più stretti, lo ascolteremo di seguito ma anche questi sono capisaldi su cui intendiamo costruire la nostra agenda. Concedetemi una parentesi sul tema della carenza di personale sanitario, tema che avevamo portato in Consiglio, nell’indifferenza generale, nel 2017. Credo si tratti di un vero e proprio attentato alla salute pubblica scientificamente pianificato da chi ha governato il nostro Paese dal 1998. Numeri programmanti per le Scuole di medicina e per le specializzazioni ridicoli, totalmente inadeguati da due decenni rispetto ai fabbisogni del Sistema Sanitario nazionale. Ne pagheremo le conseguenze a lungo, ma è giusto, visto che, a spedire gli attentatori a governare l’Italia, le regioni e le Province autonome, siamo stati noi elettori. Senza dimenticare che in Trentino alla carenza generalizzata si aggiunge l’enorme difficoltà a trattenere chi è qui, con casi di cui purtroppo, data la colpevole latitanza di assessori, dipartimento e Azienda sanitaria, si è dovuta occupata (tardivamente) la cronaca.

Servono istituzioni solidali per ricucire il tessuto sociale e ci siamo invece ritrovati una Giunta ed una maggioranza che hanno fomentato scontri, divisioni e lacerazioni. Montagna contro pianura, città contro valli, dipendenti pubblici (eroi compresi) “privilegiati” contro dipendenti privati, insegnanti della scuola dell’infanzia contro tutti, mentre per i consiglieri arrivavano aumenti record delle buste paga, tanto da superare persino i limiti imposti dalla legge Madia. Non è questo che serve al Trentino anzi direi che non è proprio questo il Trentino.

Il lavoro portato avanti dal 2013 sui temi che ho sommariamente ricordato e che verranno ampliati a seguire ritengo possa essere preso a riferimento per confermare la presenza di una chiara linea di pensiero e la coerenza tra pensiero e azione per un Trentino diverso. E la qualità delle persone che si sono impegnate con noi in questo progetto ne sono attestazione ulteriore che per me è motivo di profondo orgoglio. Persone con cui negli anni abbiamo condiviso sia i pensieri che le azioni, persone preparate, persone determinate ad offrire ai trentini una proposta politica nuova e forte fondata sul coraggio e sulla coerenza. Persone con esperienze e provenienze diverse che sempre si sono contraddistinte per passione, conoscenze e professionalità. Il mio ruolo? Quello di garante dell’equilibrio e della linearità delle tappe successive, di garante che le differenze che inevitabilmente esistono non siano motivo di scontro ma di crescita per tutti in una sintesi che ponga al centro il Trentino del futuro. La proposta di un gruppo che cresce e non che si stringe (come strumentalmente scritto da qualcuno) e che oggi avvia il percorso per rimediare agli errori commessi con e senza dolo da chi ci ha preceduto, per colmare i vuoti (a cominciare dal vuoto di idee) e tappare le falle aperte nello Stato Sociale per arrivare a governare questa terra.

 

*

Filippo Degasperi – Consigliere Provincia autonoma Trento (Onda) e Questore Consiglio provinciale Pat

 

 

Categoria news:
OPINIONEWS

I commenti sono chiusi.