Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

La vicenda dell’appalto del servizio di portierato dell’Università pone una questione tutta politica prima che di puro diritto.

Il rischio è quello di imboccare la strada di un arretramento sociale che non è proprio dell’esperienza della nostra comunità.

Gli addetti a tale servizio sono destinati a subire una riduzione della retribuzione di proporzioni inaccettabili.

Serve una soluzione che eviti la creazione di un precedente pericoloso attraverso un impegno di tutti senza scaricabarile.

In gioco c’è la dignità delle persone e del lavoro.

Perché tutelare il lavoro significa anche promuoverne la qualità. Non è degno e non è serio infatti introdurre il principio per cui un lavoratore sia chiamato a scegliere tra la salvaguardia del suo posto di lavoro o la riduzione dello stipendio.

La concorrenza tra imprese negli appalti, se non si cambiano le regole, è destinata a produrre effetti distorsivi scaricando sul costo del lavoro la guerra dei prezzi, e in un settore così vasto come quello dei servizi di interesse pubblico si produce precarietà e nuova povertà.

Le clausole sociali, se tali davvero sono, devono essere finalizzate a garantire la continuità dell’occupazione insieme alla continuità delle competenze e delle condizioni di lavoro.

Se così non è ci perdono tutti. Certo i lavoratori, quale primo anello debole della catena, ma anche la pubblica amministrazione, che diventa sempre più burocratica e fredda, e non per ultime le imprese, ed in particolare quelle più sane che, diventeranno sempre più vulnerabili dentro una competizione in cui a vincere non sarà la qualità.

Il Tavolo degli appalti trentino dove siedono le Parti sociali ha il compito, sfidando anche le generaliste norme nazionali ed europee, di condividere un patto per la sostenibilità anche sociale della nostra economia.

Consigliere Alessandro Olivi