PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

“Hanno rastrellato anche la ghiaia”, con questa consapevolezza di gruppo ieri mattina abbiamo varcato l’accesso e preso posto all’assemblea, ordinaria nei contenuti ma straordinaria nelle misure, della Federazione Trentina della Cooperazione.

Il colpo d’occhio generale è stato desolante: il movimento cooperativo trentino è in larghissima parte rappresentato da un uomo sui 60 anni. Gli under 35 presenti, chiamati ad alzare la mano durante l’intervento della Consigliera uscente Sara Ghezzer, erano 4: lei stessa, Luca Riccadonna Presidente dell’Associazione Giovani Cooperatori Trentini e candidato come Consigliere trasversale, Alberto Buratti in rappresentanza del Direttivo dell’Associazione stessa, e un’altra o altro che non ho visivamente intercettato. Se l’Italia non è un paese per giovani, governato da una gerontocrazia che lo paralizza (consiglio il libro di Sandro Catani edito da Garzanti nel 2014), la Cooperazione trentina ne è copia conforme: nell’ostruzionismo, nell’ipocrisia, nel paternalismo.

Della messa introduttiva della Presidente del Consiglio sindacale è rimasto ben poco nei file della memoria: due citazioni, Papa Francesco ed Einstein, e poco altro. Poi è cominciata la lunga cavalcata degli interventi. Quindici minuti cronometrati a disposizione dei candidati Presidente, tre per tutti gli altri. Molti sono rimasti nei tempi, altrettanti hanno – come la sottoscritta – sforato. Ma quello che c’era da dire si è comunque espresso in un’altalena tra ruvida schiettezza e viscosa melassa.

Che avrebbero vinto, si sapeva. Le previsioni davano per certo a Simoni un 47/48%, in qualche modo si sperava nel ballottaggio, è passato al primo turno con 423 voti. Il quorum richiesto era di 407 voti su un totale di 813. Andrea Girardi ne ha ottenuti 216, Geremia Gios 174.

A quel punto erano quasi le 13:30, la temperatura aveva superato ampiamente i 30°C, abbiamo lasciato il campo: lo scarto con cui Simoni aveva vinto non dava margine ai candidati Consiglieri trasversali sostenuti da Gios e in parte da Girardi. Passato Simoni sarebbe passato anche il blocco dei suoi: uomini, Consiglieri dimissionari, due dei quali al quarto mandato, media anagrafica 58. La freschezza è stata premiata e confermata.

Solo verso le 17:00 sono arrivati i numeri: Rigotti 428, Carli 388, Fellin 380, Spagni 375. A seguire Luca Riccadonna 359, primo dei non eletti, io 318, Filippo Bazzanella 284, Tomaso Bergamo 253. In coda Roberto Tonezzer con 76.

 

Le pagelle:
Mattarei 10 – the Queen is still here. Leonessa di razza va a braccio, con testa e cuore, senza ricami da salotto, va dritta al punto. Non la ferma né il tempo scaduto né il duplice richiamo. Due spanne sopra tutti. Altezza reale.
Ghezzer 10 – precisa. Nelle parole e nei tempi. Centra il bersaglio con stile empirico analizzando l’autopsia del movimento cooperativo. Chirurgica.
Fezzi 10 – “20 mesi del mio tempo persi”, da ex Presidente federale non può che constatare il grado d’inclinazione di questo Titanic. Ne ha per Carli, per Spagni e per “il portaborse” Simoni: li asfalta tutti. Caterpillar.
Gios 9 – l’umanità dei numeri, visione d’insieme, centralità del socio. Snocciola problemi proponendo soluzioni, piazza dati e infila metafore. È il maestro Manzi della Cooperazione trentina.
Girardi 5 – in difficoltà. 7 minuti impacciati, poche parole, poco precise. L’avvocato spiazza con un intervento deludente. Si scusa con Simoni per le parole di Fezzi, generoso di pacche sulle spalle, elargisce sorrisi soprattutto “agli avversari” andandosene zaino in spalla. Lo sconfitto dei vincitori.
Castaldo – Cipriani – Dal Sasso 4,5, 1,5 a testa. L’uscente, l’onnipresente al quarto giro, la riconfermata. Una vede solo cose belle e buone e giovani allo sbaraglio da accompagnare, l’altra porta mazzi di schede e e deleghe, l’altra non molla il telefono né la sedia. Tutte in gelateria nel pomeriggio. Le signore di Simoni.
Martinelli 0 – da Presidente dell’Associazione Donne in Cooperazione le riesce più di un capolavoro: non pervenuta sui giornali, si compiace per i 4 posti su 18 lasciati nei seggi di settore alle donne, non spende mezza parola in favore della sottoscritta, già nel Direttivo dell’Associazione da lei presieduta e unica donna candidata come Consigliera trasversale insieme a 8 uomini. Coerente.
Rigotti n.n. – c’è ma non sale sul palco. Non prende parola. Non ne ha bisogno. Il potere del silenzio è campione di incassi.
Pisoni menzione speciale – è l’incarnazione guettiana, prende parola e quasi commuove la tenacia di chi davvero ha guardato in faccia una comunità e un’economia tutte da costruire. Esempio.

Ce l’abbiamo messa tutta. Cercando di offrire volti e contenuti nuovi e una visione di cooperazione differente. Innovazione e trasparenza, Europa e reti di prossimità. Abbiamo perso la partita federale. Con calma, mente fredda e tabelle alla mano analizzeremo i risultati. Non prima di esserci presi qualche giorno di vacanza e riposo, e il tempo di una cena al fresco in allegria.

A titolo squisitamente personale non posso che essere grata, soddisfatta e sollevata.

Grata del percorso fatto in queste settimane: ho avuto modo di incontrare ed apprezzare persone di valore animate dal furore degli ideali e guidate dal pragmatismo delle sfide del quotidiano. Utopisti con i piedi per terra. Sono grata a tutte le persone che – con un atto di fiducia totale – prima, durante e dopo hanno sostenuto la mia candidatura. Sono commossa dalle parole bellissime che soprattutto in questa ultima settimana mi hanno raggiunta e accompagnata. Sono in debito con tutte e con tutti.

Soddisfatta di aver portato all’attenzione del movimento cooperativo trentino temi che mi stanno fortemente a cuore: trasparenza, legalità, antimafia sociale, anticorruzione. Concetti e pratiche. Parole che nemmeno nello Statuto federale sono contenute. Soddisfatta di essermi presentata per quella che sono e non per quello che mi sarebbe tornato utile. Soddisfatta del risultato assembleare: 318 è una montagna di voti per un’eretica sconosciuta. Ho messo del mio, ma a tutto il gruppo va riconosciuto il merito insieme alla mia più profonda gratitudine.

Infine sollevata. Chi mi conosce sa che il senso di responsabilità mi inchioda a cercare di dare il 100% in termini di presenza, puntualità nelle consegne e preparazione. Sono una “secchiona” per ansia. Con un Consiglio così già composto e un Presidente di questo orientamento, anche fossi entrata, mi sarebbero toccati 3 anni di fegato marcio. Per contare nulla, incidere zero e paradossalmente vedermi poi imputata la maternità, per il sol fatto di esser là seduta, di scelte lontane anni luce dalla mia sensibilità. È andata bene così.

«Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili.»
✒️ #RosarioLivatino

Sono state settimane preziose. Grazie a tutte e a tutti.

 

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Nadia Pedot