News immediate,
non mediate!
Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

MEDIASET – ITALIA 1 * “LE IENE” – 13/10: «PER GIOCARE DA PROFESSIONISTI BASTA PAGARE?, L’INCHIESTA SU SALVATORE BAGNI ED IL MONDO DEL CALCIO ITALIANO» (RIVEDI SERVIZIO TV – LINK)

Scritto da
19.05 - martedì 13 maggio 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///

Nell’inchiesta di Luca Sgarbi e Claudio Bongiovanni, in onda questa sera, in prima serata su Italia 1, sul mondo del calcio, la Iena si finge fratello di un giovane calciatore per scoprire come può funzionare l’accesso alle squadre professionistiche. Si affida a un talent scout, figura che opera nei campi di provincia alla ricerca di nuove promesse. È così che entra in contatto con Salvatore Bagni, ex calciatore oggi attivo proprio nel mondo dello scouting. L’inviato gli sottopone il presunto talento del fratello, ma l’attenzione si sposta rapidamente su tutt’altro: soldi, conoscenze, favori e promesse di un posto da titolare. Questa un’anteprima del servizio.

Bagni chiarisce subito le regole: «Però ti spiego, perché bisogna esser chiari… noi abbiamo quest’agenzia nostra io e mio figlio, però quelli che noi andiamo a cercare noi li paghiamo perché li cerco io, li scelgo io. Ma tutti quelli che non cerchiamo noi, noi ci facciamo pagare, ovviamente perché il ragazzo non ti fa guadagnare niente».

In altre parole: se è lui a trovare il talento, è disposto a investire; se invece il giocatore gli viene proposto, allora le regole cambiano. Quando l’inviato prova a capire a quanto possano ammontare le cifre richieste, Bagni risponde: «No, dovete parlar voi, io ascolto. L’unica cosa che diciamo sempre: siamo persone non serie, di più». Poi però entra nel dettaglio: «Noi meno di 30 mila euro non facciamo con nessuno» e rivela che alcuni di quelli che avrebbe piazzato «Pagano due 30mila euro e uno 40mila. Sono tutti imprenditori, perché non lo può fare l’operaio».

A quel punto l’ex calciatore taglia corto anche sulla presunta abilità del giovane atleta: «E cioè con tuo fratello, con tutto il rispetto, siamo lontani! Non lo conosco, magari è il più forte di tutti… però ecco, è tutto qua». Nessuna visione tecnica, nessuna analisi. Per Bagni, il valore del fratello dell’inviato sembra solo una questione di soldi. Nessuna richiesta di vedere un video, una partita, una sintesi. Nessuna valutazione autonoma: «Com’è tuo fratello?». Il giudizio tecnico sembra affidato a chi propone il giocatore. Altro che scouting: in questo meccanismo, il merito e le capacità sembrano essere l’ultimo degli elementi in gioco.

A proposito dei metodi di pagamento, spiega: «Noi andiamo sempre sul cash». E per chi non può pagare in nero, c’è l’alternativa: «Se proprio si è impossibilitati, si può fare una sponsorizzazione: così da poter fare ‘regali legali’». L’obiettivo? Piazzare i ragazzi, a prescindere dal talento. «Ti dico, la C non è un problema: chiamo, chiedo un favore» dice Bagni, che elenca decine di squadre in cui avrebbe sistemato giovani calciatori dietro pagamento. Sarebbero squadre soprattutto di serie C, ma anche di serie B e di serie A.

Nel corso della conversazione, Salvatore Bagni sottolinea anche quello chesarebbe il suo potere contrattuale e i rapporti con i club: «Tutti mi devono qualcosa, per quello che li piazzo da tutte le parti, tutte le società: io sono corretto, loro devono essere corretti con me, non ce n’è». Un’affermazione che lascia intendere l’esistenza di un sistema relazionale consolidato, in cui i favori e le conoscenze sembrano contare più delle abilità dei ragazzi.

Bagni esplicita la dinamica: «Quando il direttore ha detto all’allenatore “gioca titolare”, gioca titolare». E ancora: «Alla Vis Pesaro sicuramente ti fanno giocar titolare. Perché me lo aveva già detto per quel ragazzo…». Il talento? Secondario. E precisa: «Noi di quelli che pagano ne abbiamo 13. Sono tutti nei settori giovanili professionisti. Quelli che non scegliamo noi, devono pagare, per forza».

Ma il sistema che emerge non si limita a un solo interlocutore perché per portare un giocatore in squadra, ci vuole la complicità di qualcuno all’interno della società stessa, in questo caso il direttore sportivo. A entrare in scena è quindi Michele Menga, ds del settore giovanile della Vis Pesaro: «Poi la nostra fortuna è che io non nascondo niente perché la mia società è al corrente di tutto, dalla cosa sbagliata alla cosa giusta. Adesso è stata fatta una cosa sbagliata, lui (il mister?) lo sa».

Infine, la Iena si rivela a Bagni:

Iena: “Posso chiederti una cosa? Com’è che una persona come te che hai vinto degli scudetti, che hai giocato con Maradona, vieni a fare queste cose?”

Bagni: “Io faccio tutto…io rifiuto, ho lavorato…io voglio esser libero…io faccio tutto c’ho i ragazzi…”

Iena: “Però andare a chiedere delle cose in nero alle famiglie…ma perché?”

Bagni: “Ma difatti…”

Iena: “Non è stato fatto?”

Bagni: “Dove?”

Iena: “Cioè un ragazzo non dovrebbe giocare perché è bravo e perché va avanti?”

Bagni: “Ci sono tante situazioni… sono sempre i genitori che che…va bene va bene dai. Dai fai con lui così io vado via, dai”

Bagni: “Però è una vergogna”

Iena: “É una vergogna noi?”

Bagni: “Ah no, ma io non ho fatto niente eh!

Iena: “Cioè non hai preso i soldi?”

Bagni: “si si li ho presi, certo!”

(…)

Iena: “Cioè sono soldi in nero chiesti a una famiglia, speculando magari sui sogni di un ragazzo…”

Bagni: “Se il sogno di un ragazzo è di giocare nel settore giovanile di qualsiasi squadra…”

Iena: “Ma deve arrivarci con le sue gambe, non perché la famiglia è di imprenditori, come dici tu. Se il metro è andare pagamento, il figlio di un operaio come fa ad arrivarci?”

Bagni: “Ma quella è un’altra sciocchezza perché tuo fratello che non esiste non avrebbe più giocato dopo un anno

*

MEDIASET * VEDI PROGRAMMI TV IN DIRETTA VIDEO / STREAMING
(CLICCA QUI)

MEDIASET * RIVEDI PROGRAMMI TV ON DEMAND / STREAMING
(CLICCA QUI)

Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

Per donare ora, clicca qui



© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.