PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-19 Free - 21 puntata  (format Tv)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

#RipartiTrentino, ennesima dimostrazione di governo improvvisato. Urge ripristinare un dialogo vero tra Giunta Provinciale e mondo imprenditoriale.

Scrivo per condividere una riflessione su #RipartiTrentino e i contributi a fondo perduto dedicati alle imprese erogati dalla Provincia Autonoma di Trento.

I dati in mio possesso oggi indicano che circa 14.000 realtà (su 27.000 stimate) hanno aderito all’iniziativa, anche se l’ultimo comunicato stampa uscito il 16 luglio dava 10.600 attività coinvolte con 10.300 erogazioni per un totale di 32.000.000 di € su 89.000.000 allocati.

Utilizzando questo ultimo dato, si può ipotizzare che la media di erogazione per singola attività sia di 3.100 €. Questo dato è utile a desumere che probabilmente hanno aderito SOLO imprese uninominali o con un paio di dipendenti visti gli scaglioni proposti (3 mila euro fino a 3 addetti, 4 mila euro fino a 6 addetti, 5 mila euro fino a 11 addetti).

Se così fosse, confermerebbe quanto alla presentazione di #RipartiTrentino stimai in termini di potenziale affluenza… pur non prevedendo che i termini di scadenza potessero essere derogati in continuazione fino a fine ottobre come in realtà è successo visto il prevedibile sottoutilizzo dei fondi. Se fossero stati mantenuti quelli ipotizzati dall’assessor Spinelli, i numeri sarebbero stati ancora più bassi.

Nella mia proposta, stimavo infatti una adesione di 13.500 aziende, in linea con quanto oggi emerso e proprio per questo indice di inadeguatezza del modello applicativo proposto.

Contestavo inoltre anche i vincoli a cui l’imprenditore avrebbe dovuto sottostare, ipotizzando che sarebbero stati la principale causa del mancato coinvolgimento su larga scala da parte del panorama imprenditoriale.

Come mia prassi proposi all’assessore Spinelli alcune idee per corroborare la mia critica e investire meglio gli 89.000.000€ allocati e vincolati per l’operazione. Idee molto semplici e logiche che probabilmente sarebbero potute mergere se l’assessore o chi per esso, si fosse rapportato in modo costruttivo e paritario con qualche imprenditore per chiedere aiuto e suggerimenti. Con un po’ di attenzione in più si sarebbe potuto da una parte aiutare con una piccola iniezione di capitale tutti gli imprenditori in difficoltà, dall’altra sfruttare al meglio il fondo per dare una spinta ad aziende che lo meritavano maggiormente in termini di sviluppi futuri. Al contempo si sarebbe potuto evitare i prevedibili costi dovuto ai ricorsi che sicuramente ci saranno allo scadere dei vincoli (31-12-2021) che per loro natura sono difficilmente rispettabili. rispettabili.

Ahimè, come fino ad oggi sperimentato sulla mia pelle e riportato da moltissimi miei colleghi imprenditori nonché cittadini, la mia risposta rimase priva di risposta.

Curios fu la genesi che mi portò a scrivere all’assessore. Egli mi invitò infatti a proporre soluzioni invece che critiche all’indomani della mia presa di posizione sul suo progetto che voleva creare l’Amazon Trentina. Un’idea che reputavo senza senso, come del resto ogni collega del mondo IT e marketing sosteneva, e che oggi è stata finanziata con finanziata 900.000€ che probabilmente enfatizzeranno l’entità del flop.

Tornando a noi, perché ho voluto tornare sul tema #RipartiTrentino? Semplice: credo sia lampante come l’attuale governo trentino sia su molti aspetti impreparato, improvvisato e non attinente ai reali bisogni dei cittadini e soprattutto degli imprenditori (si veda le chiusure domenicali). In un momento di crisi così pesante, non potendo fare altro in attesa di un cambio netto che potrà avvenire solamente alle elezioni provinciali del 2023, è importante creare un contraltare pensante, innovativo e competente all’interno del Comune di Trento.

Un’occasione irripetibile per riequilibrare le forze e tentare di contrastare scelte inopportune e a volte grottesche. Un opportunità che anche l’elettorato imprenditoriale deve cogliere lasciando per una volta da parte il tifo da stadio e il voto acritico nella verso la propria area di appartenenza.

Di seguito riporto la proposta che feci per poter verificare quanto da me ora sostenuto e ancora presente sulla pagina linkedin dell’assessore Spinelli.

 

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Massimiliano Mazzarella

Imprenditore, già Presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Trentino

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Maggio 2020
Perchè il fondo perduto alle aziende è mal strutturato e avrà una efficacia molto diluita nel tempo e ridotta rispetto alle aspettative:

Mi sono letto la delibera inerente i contributi a fondo perduto che la PAT è pronta ad erogare in merito ai e dopo essermi confrontato con diversi colleghi imprenditori e commercialisti, ci si trovi concordi su come la delibera parrebbe non avere grande attinenza con la realtà e quindi si vorrebbe capire se la sensazione è sbagliata. L’operazione sembra infatti priva di sostanza e probabilmente andrà molto lontano dalle aspettative decantate. e se anche vi sarà adesione probbilmente dopo le verifice di fine 2021 molti saranno i ricorsi e i costi pubblici per gestirli.

Cercherò di esporne i motivi analizzando queste 3 considerazioni:

1. non vi è proporzionalità tra i 3000€ destinati a un’impresa con 2 dipendenti e i 5.000€ per una con 11. Si pensa veramente che 5.000€ possano essere utili a chi ha costi per quasi 0,5milioni anno in dipendenti?
2. I vincoli sono imbarazzanti e per nulla compatibili con il momento. Mantenimento del numero di lavoratori fino a dicembre 2021. Il numero può calare solamente in proporzione al calo di fatturato.
3. Sembra si debba garantire la “regolarità” dei pagamenti di tutti i fornitori e questo dovrebbe essere sancito dai sindaci o dagli organi di controllo/commercialisti della medesima impresa.

In merito al punto 1, sembra vi sia un approccio alla “mejo poc a tuti putost che gnent” (detta in slang trentino). Pensiero che però non troverà grande riscontro poichè non è vero che “tuti” ne potranno godere. Forse le le micro-micro imprese che non hanno struttura . Se così fosse rimarrà sulla carta una buona parte dei 89.000.000 di euro.
Sul punto 2 mi domando se abbia senso per un’impresa vincolarsi per ottenere 5.000€, nel migliore dei casi (ovvero meno dell’1% dei costi medi di aziende con 11 dipendenti). Ma si crede veramente che 5.000€ facciano la differenza e possano scongiurare crisi e licenziamenti? Si pensa veramente che per ottenere questa, che definirei elemosina, un imprenditore raziocinante voglia ancora esporsi vincolandosi sulle assunzioni per il prossimo anno e mezzo.

Sul punto 3 si è riflettuto sui costi per gestire queste certificazioni? Come si può pensare di richiedere di garantire i pagamenti di tutti i fornitori futuri (fatto che non dipende solo dalla mera volontà dell’imprenditore, ma dal fatto che anche i suoi di clienti lo paghino a sua volta)? In questi fornitori esiste anche l’erario? Si è considerato il numero enorme di ricorsi che ci saranno, visto che i parametri è verosimile nessuno riuscirà a rispettarli? Si è stimato quanto questi ricorsi costeranno in termini organizzativi, economici e legali per produrre documentazioni per i funzionari che dovranno eseguire i controlli per la Pat?
Insomma… se elemosina si deve fare, che la si faccia fino in fondo e non si pongano vincoli come se si ricevesse un contributo tramite legge 6/99 da 1.000.000€.

PROPOSTA

Concludo, come mio solito però con una riflessione propositiva non limitandomi alla mera critica. Una riflessione che probabilmente sarà impopolare ma oggi è il momento di ragionamenti impopolari e non populisti se si vuole avere una visione veramente sistemica.

Quindi consideriamo che :

1. gli 89milioni sono stati probabilmente calcolati con una media di 3.290€ per partita iva (il comunicato stampa parla di 27.000 “potenziali” aderenti)
2. difficilmente tutte le aziende parteciperanno per i motivi di cui sopra e perchè non tutte hanno avuto un calo del 50%/70% (anche se un 30% sarebbe tanto lo stesso). Ipotizziamo quindi che un 50% possa aderire, ovvero 13.500.
3. un 50% del fondo non andrebbe utilizzato per nulla… anche se oggi dovrà essere vincolato perchè stanziato fino alla data di scadenza del bando.

Alla luce di ciò, non sarebbe stato più logico distribuire 2.000 euro a tutti senza vincoli assurdi (per dare un contentino come quello che nella realtà questa legge vorrebbe fare senza però poterlo poi fare veramente) e destinare i rimanenti 34.000.000 € in lotti di 100.000/200.000€ a 340/170 società meritevoli, promettenti e strategiche per il Trentino dando veramente a loro la possibilità di tirarsi su una costola? Dal mio punto di vista, impopolare lo so, preferirei avere poche imprese solide sulle quali puntare nella speranza che contribuiscano veramente a una rinascita del Trentino riportando indotto e garantendo occupazione, piuttosto che dare senza alcuna visione una prospettiva di vita in più di un mese a tutti… per poi trovarci di nuovo daccapo.

E’ tempo di scelte coraggiose. E’ tempo di focalizzare le poche risorse che abbiamo ancora verso realtà meritevoli, promettenti e strategiche. E’ tempo per i nostri politici di “fare di tutto per non essere rieletti” con scelte impopolari ma ricche di visione.

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