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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

MASÈ (LA CIVICA) * DPCM GOVERNO: « È IL CASO CHIEDERSI QUALE RIPARTENZA SARÀ MAI POSSIBILE SE AZZERIAMO LE REALTÀ ECONOMICHE E PRODUTTIVE DI UN TERRITORIO? »

Come tante altre persone anche io ho scelto di adottare per il proprio profilo social il motto “Per noi la montagna è vita”. Queste poche parole condensano una protesta che non vuole essere silenziosa, al contrario, semplicemente, vista la serietà di quanto è in gioco, non vuole essere scomposta. Tanti sono gli interrogativi cui siamo posti di fronte: non vi è possibilità di programmazione, solo incertezza; non sappiamo l’ammontare dei ristori che il governo centrale dovrà corrispondere, e men che meno quando arriveranno; né che risposte verranno date alle migliaia e migliaia di lavoratori stagionali dell’arco alpino; per non parlare del procedere a singhiozzo su tasse e imposte, su cui a livello locale non vi è possibilità di intervenire. In questa occasione di riflessione tralascio di soffermarmi sull’evidente rapporto diretto che esiste tra economia e servizi pubblici, tra gettito fiscale e bilancio della Provincia e quindi dei Comuni, perché chiaramente anch’esso andrà ristorato; né dilungarmi su quanto siano messe costantemente in discussione tutte le forme di autonomia presenti sul territorio italiano.

Voglio superare i discorsi macro economici o meramente politici per unirmi con forza al coro di tutti quei singoli che hanno consapevolezza che senza stagione invernale la montagna diventa un fantasma. A troppi livelli si sta affrontando il tema della chiusura degli impianti con estrema superficialità, come se stessimo parlando solo di una “dieta economica” imposta ad un settore ricco. Ma occorre opporsi con forza e determinazione a questa errata e fuorviante interpretazione. Gli impianti a fune generano investimenti e ricadute vitali sul nostro territorio: le valli a vocazione turistica sono popolate e vive grazie a tutto l’indotto determinato dalle stazioni sciistiche, che alimenta l’economia di tutti i paesi limitrofi.

Non si tratta solo di alberghi, ristoranti, bar, noleggi di attrezzature sportive, scuole di sci, rifugisti, ma anche di negozi, di artigiani, di trasporto privato, di servizi alla persona, di produzioni enogastronomiche che rendono ancora più affascinante ed unica la nostra terra. Si tratta di partite IVA che, oltre a trarre dalla propria attività il proprio sostentamento contribuiscono a dare lavoro a tantissime famiglie, che ora, in molti casi, si troveranno per tali scelte fuori da ogni politica di sostegno al reddito (che peraltro, anche quando prevista, non è certo una garanzia, visto come è andata con la cassa integrazione in primavera).

C’è un futuro che ci aspetta dopo il Covid, ma come ci arriveremo se queste sono le condizioni? Non voglio assolutamente sminuire la portata dell’emergenza sanitaria, della forte pressione sulla rete ospedaliera – che pure, va ricordato, fino ad ora, nel nostro territorio ha retto ai picchi – ma è necessario ricondurre le decisioni nell’ambito di una prudente razionalità, che sappia anche dare fiducia e speranza, e non solo spaventare e annichilire. 
Gli afflussi turistici estivi hanno confermato che il Trentino ha una propria riconoscibilità di terra accogliente, sicura, in cui la vacanza può essere vissuta nella tranquillità data dalla professionalità di operatori seri e responsabili.

Da noi la montagna è soprattutto presidio del territorio, mantenendo il rispetto di esso anche in ottica di innovazione e di competitività rispetto alle altre realtà dell’arco alpino. Perché questo non viene minimamente riconosciuto a livello centrale, anzi, ignorato a suon di DPCM? E a coloro che non condividono la mia analisi, mi sento di porre un unico ulteriore interrogativo: siamo davvero sicuri che questo sia il corretto punto di equilibrio tra emergenza sanitaria ed emergenza economica o se non sia il caso di chiedersi e chiedere quale ripartenza sarà mai possibile se azzeriamo le realtà economiche e produttive di un territorio.

 

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Vanessa Masè
Consigliere provinciale Pat