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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

MARINA MATTAREI * ELEZIONI FEDERCOOP: « RICOSTRUIRE LA FIDUCIA IN UN’ORGANIZZAZIONE A MOVENTE IDEALE FORTEMENTE INCRINATA È ESERCIZIO ARDUO, NECESSITA DI TESTIMONI CREDIBILI »

Regola aurea per un cooperatore: coerenza tra dichiarazioni e comportamenti. Stiamo assistendo in questi giorni, avvicinandosi il momento assembleare, alla consueta intensificazione di attività comunicativa attorno ai temi cooperativi e ai candidati che si propongono ai Soci quale futura governance della Federazione Trentina della Cooperazione.

Bene che il dibattito sia il più ampio possibile, dentro e fuori il movimento, perché la Cooperazione è patrimonio collettivo di questa terra e della sua Autonomia. E bene che le voci siano le più plurali possibile, a testimonianza della ricchezza e generatività della biodiversità del pensiero.

Ma in questo profluvio di riflessioni ritengo si debba provare ad individuare il perimetro entro cui si possano rintracciare quelle peculiarità e quei tratti distintivi del cooperatore che non sono opinabili, e che, da soli e oltre gli impegni programmatici di ciascun candidato, possano stimolare in primis i Soci a partecipare alle elezioni e ad assegnare consapevolmente la loro fiducia a chi li sappia incarnare.

Perché la fiducia nella Federazione, il capitale reputazionale più prezioso per qualsiasi azienda, cooperativo e non, è stato intaccato in questi ultimi 10 anni dalla ruggine dell’incoerenza della sua governance.

Attività di studio e ricerca dimostrano come un’organizzazione a movente ideale (OMI- Prof.ssa Smerilli) che non trovi dentro la propria governance o attraverso il proprio modello organizzativo la testimonianza coerente tra il dichiarato e l’agito, dove non sia costante la tensione a mantenere alta la qualità ideale (economista Hirschman), vada incontro progressivamente e inevitabilmente alla perdita delle migliori risorse al suo interno, e quindi a un suo complessivo depauperamento in termini di efficienza aziendale ed efficacia cooperativa. Una crisi di qualità ideale scoraggia le persone più motivate. E come possiamo immaginare che il movimento cooperativo tutto, in ciascuna delle sue componenti, non corrisponda pienamente al profilo dell’organizzazione a movente ideale? Che siano dunque Soci, o lavoratori, troppi sono coloro che in questi anni si sono allontanati dalla Federazione; andarsene non significa semplicemente abbandonare fisicamente il posto di lavoro se lavoratore o attivare il recesso se Socio, significa che quella persona che lottava per alcune cose si tira indietro, non trova più la motivazione ideale per riconoscersi in essa. E così diventa sempre più concreto il rischio di una minore partecipazione dei Soci all’Assemblea, o di un esercizio improprio dello strumento della delega, a testimonianza di un sempre più diffuso disinteresse alla vita della cooperativa federale.

In queste settimane mi sono confrontata con decine di presidenti cooperatori, dai quali ho raccolto la conferma empirica di questo sentiment negativo, e ai quali ho cercato di trasferire ancora, primariamente, il diritto-dovere della partecipazione, in rappresentanza delle migliaia di loro Soci. Ma invogliare a ricostruire la fiducia in un’organizzazione a movente ideale laddove essa si è fortemente incrinata è un esercizio arduo, un processo graduale che necessita di testimoni autorevoli e credibili.

E dunque chi, fra i candidati alla Presidenza e al Consiglio federali può, a mio avviso s’intende, corrispondere a questa istanza?

Non certo chi oggi si proclama paladino dei valori distintivi della cooperazione ma, nella gestione concreta del governo federale, ha già manifestato totale incoerenza rispetto ad essi.

Non certo chi si propone per il quarto mandato consecutivo, incapace di porre al centro la questione etica, di rispetto della volontà assembleare, piuttosto che un mero richiamo alla legge che non prevede la retroattività.

Non certo chi ha umiliato nei fatti la questione generazionale e di genere, negando opportunità di formazione sul campo per una valorizzazione dei già pochissimi loro rappresentanti. Chi anche nelle presentazioni di questi giorni, liquida il tema del rinnovamento contrapponendo la necessità di formazione accademica preventiva, e che, bontà sua, assegna patenti meritocratiche a qualche “signora”, (incidentalmente anche presidente di cooperativa), per le quali sarebbe necessario studiare forme organizzative di conciliazione tra tempi di lavoro e di vita, confondendo il livello del Consiglio federale con il modello organizzativo delle imprese cooperative.

Non certo chi ha dato ampia dimostrazione di poter esercitare qualunque ruolo apicale di sistema, magari anche simultaneamente, passando con disinvoltura da quello di organo di controllo interno a quello di amministratore e viceversa. Un disordine di ruoli ed interpreti che ha sbiadito via via la necessità di separatezza delle funzioni favorendo l’emergere di enormi conflitti d’interesse, a discapito dell’autorevolezza delle Istituzioni che di volta in volta hanno rappresentato o rappresentano.

Non certo a chi non abbia saputo ricevere la fiducia dai Soci cooperatori nella propria Cooperativa di primo grado, e sia solito trovare legittimazione negli incarichi dalla nomina del ristretto gruppo di oligarchi, cui segue una efficiente macchina organizzativa per la raccolta del consenso. A questo si collega il tema della distorsione oggettiva della volontà dei Soci provocato dall’esercizio di voto in capo alle Società di sistema. Promocoop (fondo mutualistico soggetto a direzione e controllo della Ftc), Cooperfidi, Cooperazione Salute, per fare degli esempi concreti, sono patrimonio dell’intero movimento e, in quanto tale, in presenza di una pluralità di candidati alla Presidenza, dovrebbero astenersi da qualsiasi appoggio di parte. Ma siccome, a ben vedere, chi presidia quelle Società è funzionale, se non espressione diretta del cerchio magico cooperativo, la deontologia e le ragioni di opportunità non possono essere la bussola di riferimento. E non è certo con il minimizzare l’entità dei voti in capo ad esse che si può argomentare e appoggiare lo scandalo che questa attività produce da anni rispetto alla rappresentanza democratica dei Soci!

E, per finire, non certo a chi ha causato l’ultimo ribaltone (quello sì, degno dei più ispirati sanculotti..) senza motivi sostanziali, senza lealtà e senza onore, con una tempistica quantomeno sospetta, come ho ampiamente rendicontato ai Soci. Ora il velo squarciato dell’ipocrisia ha palesato che dei 13 dimissionari, sono ben 11 i candidati al Consiglio, chi già sul portone d’ingresso principale e chi affacciato ad una finestra, e 1 alla Presidenza.

Se dunque non mi sono ancora completamente staccata idealmente dalla Federazione per guardare altrove è per senso di responsabilità verso i Soci, verso le Istituzioni e verso la comunità trentina tutta che crede ancora nel rispetto del percorso partecipativo e democratico della Cooperazione. E perché ho trovato ancora tanta voglia di protagonismo dei Soci, che non vogliono abdicare di fronte alla perdita di credibilità ed autorevolezza federale, e che hanno costruito un progetto collegiale di squadra, fatto di visione, di competenze, di esperienza gestionale ed innovazione. Hanno saputo contagiarmi di qualche stilla di fiducia su un possibile futuro di speranza, ancora, nonostante tutto. E a questi cooperatori e cooperatrici dico grazie per il coraggio di aver dato la loro disponibilità, per la loro libertà di pensiero, per farsi strumento e non fine.

Ai candidati trasversali Bazzanella, Bergamo, Pedot e Riccadonna in primis, tutti loro hanno dimostrato di avere qualche cosa da dire e da fare per concorrere a comporre una classe dirigente adeguata. Evidenzio che l’unica cooperatrice ad aver osato competere in questo ambito è Nadia Pedot.. sostenere lei vuol dire declinare nel concreto la questione di genere, valorizzare competenze, sensibilità, esperienze innovando e rinnovando, un’occasione irripetibile. Al candidato alla Presidenza Geremia Gios, che ha dato la sua disponibilità al termine del percorso di costruzione del progetto, va la mia personale attestazione di stima. Gli riconosco anima cooperativa, coerenza nei comportamenti, competenza e capacità gestionale anche in contesti particolarmente delicati e complessi. Pur possedendo una personalità autorevole, ricca di sfaccettature e sensibilità diverse, ha dalla sua il vantaggio di non essere donna, perché questo, diciamocelo con franchezza, non è ancora il tempo delle donne per certi ruoli; non ho alcun dubbio che se diventasse Presidente federale, saprebbe valorizzare al meglio, con onestà intellettuale, il tema generazionale e di genere. Buona cooperazione a tutti noi.

 

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Marina Mattarei

Presidente FC Vallate Solandre, ex Presidente FTC