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MANICA (PD) – INTERROGAZIONE * TRENTO – CENTRO “S. CHIARA“: « COSA SUCCEDE NEL CDA, NON È IL CASO DI COMMISSARIARE L’ENTE? »

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16.32 - mercoledì 17 novembre 2021

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota inviata all’Agenzia Opinione) –

Le liti intestine, che stanno minando la credibilità del Centro Servizi culturali “S. Chiara” ed il susseguirsi di problemi, incomprensioni e fallimenti hanno portato alle recenti dimissioni del direttore del Centro stesso, creando una sorta di insostenibile “vacanza direzionale”.

Il consiglio d’amministrazione del Centro, a fronte ormai di una situazione emergenziale, ha quindi avviato le procedure per la nomina del nuovo direttore, dovendo però scontare sulla stessa l’abbandono dei lavori da parte dei due rappresentanti dei Comuni di Trento e Rovereto, i quali non si sono prestati ai giochetti di certa bassa politica interna alla componente di maggioranza del c.d.a stesso ed alle questioni aperte con la vicepresidente dell’ente che, in spregio a qualsiasi minimo senso delle istituzioni, si è assentata per mesi dai lavori del c.d.a accampando un inesistente diritto all’autosospensione, salvo poi riapparire improvvisamente quando si è trattato di definire la commissione preposta all’indicazione sulla nomina del prossimo direttore.

Su questo meccanismo, funzionale solo a lotte di potere interne al leghismo di governo, il Consigliere provinciale del P.D., Alessio Manica, ha depositato oggi una interrogazione per sapere i motivi delle ripetute assenze della vicepresidente dell’ente ai lavori dello stesso; come si è giunti all’individuazione della commissione di valutazione per il prossimo direttore e se la Giunta provinciale, a fronte della sempre più precaria situazione dell’ente, non ritenga opportuno provvedere ad un commissariamento del medesimo ed alla nomina di nuovi vertici di governo del Centro “S. Chiara”.

 

*

Interrogazione n.

COSA SUCCEDE NEL C.D.A. DEL CENTRO “S. CHIARA”?

Ormai da troppo tempo, il Gruppo consiliare provinciale del P.D. solleva crescenti perplessità in ordine al funzionamento del consiglio d’amministrazione del Centro Servizi culturali “S. Chiara” ed alle scelte, o “non scelte”, operate dal medesimo.

Ripetute interrogazioni sono state presentate attorno ai nodi di maggior ri-lievo: dal pasticcio sulla fallita nomina del “direttore delle industrie culturali e creative”, alla destinazione dei fondi previsti per le stesse dopo la dismis-sione del relativo progetto; dalle difficoltà relazionali interne alla “governan-ce” dell’ente, all’epurazione, di fatto del direttore; dal mancato coinvolgi-mento del Centro nelle trattative per il concerto di Vasco Rossi alla defini-zione giuridica del concetto di autosospensione che la vicepresidente dell’ente, a quanto risulta, si è imposta. Proprio su tale ultima questione e su-gli effetti che la stessa ha generato in termini di blocco sostanziale delle atti-vità della “governance” presumibilmente a causa di conflitti intestini alla componente di maggioranza della stessa, si è più volte appuntata l’attività di approfondimento, di verifica e di controllo tipica del lavoro de i opposizione parlamentare, fino a paventare l’ipotesi di una sostituzione della vicepresi-dente, pur di rendere possibile il lavoro del c.d.a. del Centro “S. Chiara”.

Ovviamente tutto è rimasto lettera morta ed anzi, come accade sempre più spesso, la Giunta provinciale si guarda bene dal dovere di rispondere alle in-terrogazioni, mentre pare che un equilibrio sia stato imposto al c.d.a dalle esigenze di funzionamento della struttura, soprattutto per dare un futuro alla direzione dell’ente. In tale contesto, i consiglieri d’amministrazione che rap-presentano le due Municipalità di Trento e Rovereto, hanno chiaramente e correttamente affermato che ogni giochetto di bassa politica che si fosse consumato sulla delicata vicenda della nomina della commissione esamina-trice per la figura del direttore avrebbe comportato la loro uscita dai lavori e la conseguente astensione da ogni decisione figlia di polemiche, anziché di trasparenza.

Puntualmente, ciò che si è ipotizzato è accaduto e, con una indubbia dose di arroganza, sulla stampa locale, è apparso in questi giorni un resoconto, che peraltro non brilla di imparzialità, dei lavori dell’ultima seduta del consi-glio d’amministrazione del Centro. Appare in quel testo – pubblicato dal giornale on-line “ladigetto” in data 12 novembre scorso – lo sconcertante esi-to della riunione nella quale il c.d.a., pur in assenza e con il dissenso di due consiglieri su cinque, ha deliberato comunque e con il solo voto di maggio-ranza la nomina della citata commissione.

Se da un lato colpisce la totale assenza di senso delle istituzioni di chi pub-blica sulla stampa procedure, modalità ed effetti di decisioni prese in un con-testo di governo e che dovrebbero rimanere in un minimo alveo di riserva-tezza, dall’altro spaventa la piena noncuranza delle formali osservazioni e delle concrete critiche espresse dalla componente di minoranza del c.d.a..Viene così ad essere riaffermata una consolidata prassi autoritaria, per la quale il ruolo di qualsiasi opposizione non è stimolo al dibattito, bensì fa-stidioso tributo ad una democrazia nella quale l’attuale maggioranza del c.d.a, come peraltro del governo provinciale, non pare riconoscersi affatto.

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

• l’elenco dettagliato delle presenze e delle assenze dei consiglieri d’amministrazione del Centro Servizi culturali “S. Chiara” dall’avvio dell’attuale mandato;

• per quali ragioni, seppur supportate da giustificazioni, la vicepresidente dell’ente non ha partecipato a molte sedute del c.d.a. almeno nell’ultimo anno;

• come si è giunti ad individuare i componenti della commissione depu-tata a valutare il prossimo direttore del Centro e quali sono i nominativi, i ruoli ed i curriculum degli stessi;

• quali tentativi, se esistenti, sono stati esperiti per evitare una così netta e profonda frattura dentro l’organo di governo del Centro;

• se, a fronte della situazione sempre più precaria dell’ente e dell’evidente immobilità dello stesso che si regge solo sulle competen-ze tecniche dei suoi dipendenti, non si ritenga opportuno procedere al-lo scioglimento dell’attuale ”governance”, sostituendo la stessa con un commissariamento ed in attesa di procedere a nuove nomine.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.
Distinti saluti.

Cons. Alessio Manica

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