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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

LIBERI E UGUALI – TRENTINO * SANITÀ PUBBLICA: ” IN QUESTI TEMPI STA SOFFRENDO SOTTO I COLPI DELLA SPENDING REVIEW E IL PAREGGIO DI BILANCIO IMPOSTO DALL’UNIONE EUROPEA “

La salute non è una merce. La Sanità pubblica in questi tempi sta soffrendo sotto i colpi della spending review e il pareggio di bilancio, imposto dall’Unione Europea, che il nostro Parlamento all’unanimità ha prontamente introdotto nella Costituzione.

Ci sono anche problemi dovuti all’invecchiamento della popolazione, nuove terapie e tecniche che contribuiscono ad aumenti di spesa che possono diventare, e in parte già lo sono, un problema di sostenibilità finanziaria.

Il dott. Alberto Donzelli della Fondazione Allineare Sanità e Salute, in un suo intervento pubblico a Trento, lo scorso novembre, ha affermato l’importanza di mantenere il nostro Ssn(Sistema Sanitario Nazionale) in vetta alle classifiche mondiali di qualità ed efficienza dove oggi si trova, e ha stigmatizzato l’azione dei fondi sanitari come pericolosa proprio per lo stesso sistema.

Purtroppo la politica sanitaria che avanza, alimentata dal mantra della “malasanità”, che i media diffondono come pane quotidiano, sta spingendo in direzione di una Sanità privata, intesa sempre più come merce per chi se la può permettere e non come un diritto costituzionalmente riconosciuto ad ogni persona.

La legge di stabilità 2016, in continuità con provvedimenti di governi precedenti, permette ed incoraggia la nascita di contratti collettivi aziendali dove si incentiva fiscalmente la nascita di piattaforme welfare di sanità integrativa o complementare, che sarebbe più giusto, in molti casi, chiamare “sanità sostitutiva”.

Con queste politiche lo Stato rinuncia ad una consistente quota di entrate fiscali e non sono pochi quelli che osservano come questo si ripercuoterà su sanità, scuola e previdenza pubbliche.

A tutto vantaggio delle assicurazioni private che, a pensare male, si potrebbe ipotizzare che qualcosa al legislatore abbiano suggerito. Le stesse assicurazioni che fuggono, per esempio, dal settore della responsabilità civile dei medici.

Molto meglio il promettente mercato della sanità complementare.

In certi piani di welfare aziendale le assicurazioni non assicurano nulla, ma si limitano a “gestire” piattaforme digitali, per conto delle aziende, dove i lavoratori mettono quote di premi di risultato, premi presenza, detassati, per poi chiedere “rimborso” per spese in settori predefiniti riguardanti sanità, studio, e qualche altra spesa con imprese convenzionate alla suddetta piattaforma.

Che senso abbia questa partita di giro di una fetta di salario è di difficile comprensione.

Di solito a fronte di uno sgravio fiscale ci dovrebbe essere un interesse collettivo che qui però si fatica a scorgere.

Quello che però più preoccupa è la posizione di fattiva collaborazione che hanno assunto i sindacati dei lavoratori Cgil Cisl Uil: una posizione rinunciataria nel fare argine a questa deriva, che rischia di scambiare i gioielli di famiglia con un piatto di lenticchie.

Dopo anni di batoste che partono dalla scala mobile per arrivare alla Fornero, anche la conquista di un’assistenza sanitaria universale e gratuita è messa in dubbio.

Alla fine l’unica cosa a rimanere pubblica, cioè di tutti, sarà il debito.

Sarebbe importante che anche dentro il sindacato le criticità di questo approccio ai problemi della salute e della sanità fossero considerate con più attenzione e su questo si aprisse un confronto nei posti di lavoro e nel Paese.