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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

LEGA – FORZA ITALIA – LA CIVICA * LETTERA APERTA AI SINDACI DEI COMUNI TRENTINI – CONCESSIONI IDROELETTRICHE: « NON È VERO CHE SIAMO IL PRIMO TERRITORIO IN EUROPA AD AVERE STABILITO CON LEGGE LA MESSA SUL MERCATO »

Gentile Signora Sindaca,
Egregio Signor Sindaco,

a seguito dell’approvazione, avvenuta giovedì 29 luglio in Consiglio provinciale, del disegno di legge n. 110 proposto dalla Giunta ed avente ad oggetto l’assestamento di bilancio, i Consiglieri provinciali del Pd hanno ritenuto di scrivere a tutti i sindaci del Trentino denunciando – sul tema delle piccole concessioni idroelettriche (su cui è intervenuto l’articolo 30 del ddl 110) – tre aspetti ritenuti molto gravi.

Il primo riguarda un supposto «grave danno alla nostra Autonomia e al nostro territorio» poiché, «in cambio di una mini proroga fino al 2024 delle concessioni già scadute, la maggioranza ha sancito in legge che le piccole concessioni alla loro scadenza dovranno essere messe a gara».

Ora, già rispetto a tali prime osservazioni va rilevato come non sia corretto, rispetto al 2024, parlare di «mini proroga» dato che, fosse dipeso dalle istanze ministeriali – rispetto alla legge n. 6/2021 sul tema, approvata pure col contributo delle minoranze consiliari -, non ci sarebbe stato neppure quella. Inoltre, nei giorni scorsi il Trentino ha ottenuto anche un’altra vittoria, che è grave si voglia tacere, e cioè il fatto che le concessioni idroelettriche sopra i 220 kW (e fino ai 3.000 kW) non saranno messe a gara fino al 2027.

Non solo. Il testo approvato del ddl n. 110/XVI ha mantenuto il rinnovo in favore del concessionario uscente nel caso di concessioni di derivazione d’acqua per autoconsumo (art. 17.2 comma 6 della l.p. n. 18/1976), un altro elemento tutt’altro che banale, dato che proprio l’eliminazione del concetto di «autoconsumo» era una delle finalità perseguite a livello governativo e contro tale eliminazione molte critiche si erano levate anche dal coordinamento imprenditori in Prima Commissione. Ma andiamo avanti.

Si è poi ritenuto di definire una «illusione» la citata legge n.6/2021 che «è stata spazzata via dalle osservazioni dei Ministeri, dimostrando che prima di sottoporla al Consiglio provinciale la Giunta non aveva costruito nessun rapporto solido con il Governo».

Anche queste seconde considerazioni paiono pretestuose perché non considerano un aspetto decisivo. La progressiva messa a gara delle concessioni idroelettriche non dipende da «rapporti solidi con il Governo» – o meno – dato che si tratta di un orientamento complessivo che riguarda tutti i territori italiani e sempre più caldeggiato. Basti pensare alle indicazioni date dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alle Regioni, in un duplice senso: quello di procedere e di provvedere facendo gare. Si pensi in particolare alla nota, appunto dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, del 3 marzo 2021- una nota di 8 pagine inviata a tutte le Regioni – in cui si afferma apertamente che tale «Autorità ritiene necessario che i legislatori regionali e provinciali intervengano prontamente per modificare le loro disposizioni» per rendere, appunto, possibili le messe a gara.

Ancora, è stato scritto scritto: «Avevamo messo in guardia, con le altre forze di minoranza, che ci si stava incamminando sulla strada sbagliata, e che era necessario un ampio confronto con tutti i soggetti interessati, a cominciare dagli enti locali, ma i nostri appelli sono rimasti inascoltati dalla maggioranza».

Pure in questa terza denuncia la polemica ha preso il sopravvento sull’onestà intellettuale. Risulta infatti scorretto porre la questione in termini «di un ampio confronto con tutti i soggetti interessati, a cominciare dagli enti locali», perché il tema riguarda – come poc’anzi detto – il progressivo orientamento, giuridico e giurisprudenziale, verso la messa a gara delle centrali idroelettriche. Trattandosi di un orientamento europeo prima che nazionale, ecco che la contestata legge 6/2021 non è stata affatto «una strada sbagliata» bensì un tentativo – peraltro riuscito, dato il dialogo apertosi con Roma – di far capire al governo nazionale che Trento ha una sua autonomia e la esercita, cercando di salvaguardare le proprie prerogative.

Tutto questo per dire che, mentre alcuni parlano di «autonomia esercitata al contrario», la Giunta Fugatti non solo l’autonomia l’ha esercitata, ma l’ha esercitata in modo virtuoso ed efficace.
Dispiace solo constatare come alcuni colleghi non perdano occasione per diffondere fake news, inclusa quella secondo cui «siamo il primo territorio in Europa ad avere stabilito con legge la messa sul mercato delle piccole concessioni: uno straordinario record in negativo». Ecco, anche questo non è vero e lo prova, senza guardare lontano, l’esempio del vicino Alto Adige.

La legge provinciale 26 gennaio 2015, n. 2 della Provincia autonoma di Bolzano, all’articolo 21, prevede infatti che la riassegnazione delle «medie» derivazioni idroelettriche (220-3.000 kW), eccettuate quelle in capo alle cooperative elettriche storiche, venga effettuata previo confronto comparativo; ma pure su questo – come su quanto già detto sopra – alcuni critici hanno preferito sorvolare, dando di tutta la vicenda una lettura parziale e funzionale solo a fini elettorali.

Noi restiamo invece convinti che l’Autonomia del Trentino sia sì un valore da preservare, ma che lo sia pure l’onestà intellettuale.

 

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Cons. Mara Dalzocchio Cons. Giorgio Leonardi Cons. Vanessa Masé
Cons. Gianluca Cavada
Cons. Ivano Job
Cons. Devid Moranduzzo
Cons. Roberto Paccher
Cons. Denis Paoli
Cons. Alessandro Savoi