CONI TRENTINO

L'impegno per le Olimpiadi 2026 - intervista Presidente Paola Mora

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Cisl-Fim del Trentino) – Necessario rivederli, dannoso cancellarli ma la vera opportunità potrebbe venire dal reinventarli di sana pianta. Abrogare lo strumento non affronta il problema sotteso, non cura la cause e neppure i sintomi, piuttosto nasconde il paziente per non preoccupare il medico, il che non fornisce alcun sollievo al malato che, anzi, si ritrova ancora più solo a far fronte allo stesso problema.

“Nessun correttivo, ma il coraggio di azzerarli” –dichiara Susanna Camusso in conferenza stampa a seguito della decisione della Consulta sul quesito referendario, e aggiunge: “i voucher sono uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerare una cosa che promette solo malattia”. Che poi il presidente dell’Inps Tito Boeri “scopra” che proprio i sindacati (Cgil compresa) ne sono grandi utilizzatori e che nella “carta dei diritti universali del lavoro” la stessa Cgil ne proponga un riordino e non la cancellazione, è un altro discorso… O forse no.

Non si può lanciare il sasso e poi nascondere la mano, se dovesse passare il referendum abrogativo non avremmo una migliore disciplina del lavoro accessorio ma una grave lacuna normativa, e a pagarne le conseguenze non sarebbero i committenti disonesti. Nessuno può onestamente ritenere che il lavoro occasionale non esista, né che sia possibile cancellarlo semplicemente per legge. Certo, le tante liberalizzazioni ne hanno fatto un Frankestein privo di logica e incline agli abusi, ma anche su questo dobbiamo essere chiari: la deregulation del dispositivo, con buona pace e tacito consenso anche di chi oggi grida al lupo al lupo, ha origini lontane.

Comincia nel 2004 (prima ancora che si comincino ad usare i voucher) e si conclude quattro anni fa con la l.92/2012 (cd. Legge Fornero) e il D.l. 76/2013 che eliminano ogni riferimento a specifiche tipologie di attività e categorie di committenti e prestatori (già ampiamente liberalizzate), abrogando la nozione di “natura meramente occasionale” da cui muoveva la norma originale. Il Governo Renzi, riscrivendo e inglobando la precedente normativa, ne raccoglie l’eredità ma non ne rappresenta la causa originale.

Fuori luogo quindi identificare l’esplosione dei buoni lavoro come un effetto delle politiche del Jobs-Act, che al contrario ne tentano una correzione (a parere di chi scrive parziale e insufficiente) vietandone l’uso negli appalti di opere e servizi e inasprendo gli obblighi di comunicazione preventiva a carico dei committenti imprenditori e professionisti. È un fatto che, seppur in aumento in valore assoluto, il tasso di crescita dei voucher sia nettamente calato nel 2016.

Che fare dunque? Recuperare buonsenso prima di tutto e imparare dalle buone prassi adattando al contesto e sperimentando sul campo. Diciamoci pure che in alcuni settori è meglio che i voucher non ci siano proprio (penso ad esempio all’edilizia e all’industria) e che in altri in cui si è concentrato l’uso (commercio, turismo e pubblici servizi) vada drasticamente limitato, magari riservandolo agli studenti, in aiuto a quei giovani virtuosi che decidono di conciliare studio e lavoro per sbarcare il lunario. In altri ancora sarebbe auspicabile un’ampia diffusione: secondo uno studio della Fondazione Einaudi il 90% delle lezioni private avviene in nero, per un giro d’affari sommerso stimato in 800 milioni di euro l’anno, pari quasi alla somma dell’incassato annuo dei voucher utilizzati da tutti i settori.

Se poi non ci accontentiamo di limitare i danni e vogliamo provare a pensare in grande diciamoci anche che il tema del lavoro accessorio è oggetto di attenzioni dell’Ue da ormai quindici anni, non per sopprimere i diritti dei lavoratori ma come strumento di politiche di solvibilità della domanda in settori ad alta intensità di lavoro e scarsa produttività (come quello dei cd white-jobs, servizi domiciliari socio-assistenziali) che hanno dato vita a esperienze positive come i Cheques belgi, i Chèque Emploi Service Universel (Gesu) francesi, i Childcare Voucher Inglesi o il sistema tedesco del Haushaltsscheck. Non dovremmo neppure partire da zero dato che in parlamento giace, inascoltato dal 2014, un interessante Disegno di Legge (il DL n.1535 sui Voucher Universali) che proprio sulla base di queste esperienze costruisce un’interessante proposta di “reinvenzione” dei voucher.

 

 

Paolo Cagol

Segreteria FIM CISL Trentino
Resp. progetto Forum Giovani Lavoro