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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

LAV * ORSO M49 FUGGITO DA PRIGIONE DEL CASTELLER: « ORDINE DI ABBATTIMENTO È SCELLERATO, LA PROVINCIA DI TRENTO INCAPACE STA CREANDO AD ARTE LE CONDIZIONI PER UCCIDERE IL PLANTIGRADO »

“La fuga di M49 dalla struttura del Casteller non deve diventare giustificazione per una azione cruenta ai danni dell’animale. L’incapacità di gestire l’orso è semmai una responsabilità della Provincia di Trento, sin qui fallimentare nel garantirne la convivenza con le popolazioni, nonché la detenzione nella struttura dove pure l’animale era stato portato, con tanto di rimozione del radiocollare unico sistema di localizzazione e identificazione certa dell’animale. Questa incapacità è diventata come da copione una sentenza di condanna a morte”.

Così la LAV commenta la notizia diffusa questa mattina della fuga di M49 dalla prigione del Casteller dove era stato portato ieri e del conseguente ordine di abbattimento a vista dell’animale.

Da quanto si apprende dagli organi di informazione, M49 non sarebbe al momento provvisto di radiocollare: questo è un dato essenziale, poiché pregiudica la certezza anche dell’identificazione. In altre parole, le tre squadre di forestali e le squadre cinofile della Provincia impegnate nella ricerca dell’orso – secondo quanto riportato dai media – correrebbero il rischio di imbattersi in altri plantigradii (un’altra sessantina in tutto il Trentino) e, dunque, di procedere ad abbatterli. Si tratterebbe, a questo punto, non di una caccia a M49 – di già scellerata – ma di una “caccia all’orso”, col mero scopo di non smentire la linea dura del presidente della Provincia Fugatti.

Già nel 2012 e poi nel 2014, con il caso dell’orsa Daniza, dosi errate di anestetico utilizzate in fase di cattura – e la mancata somministrazione di ossigeno o di farmaci antagonisti alla metedomidina per scongiurare un decesso – avevano portato all’uccisione di animali innocenti, sollevando enorme contrarietà nell’opinione pubblica. Ora si passa oltre: l’ordine è direttamente quello di uccidere un animale che sin qui non ha aggredito nessuno e senza che vi siano i presupposti.

“Il fatto che M49 sia riuscito a fuggire (come è logico abbia provato a fare, vista la sua vita in natura e l’improvvisa cattura) non aumenta il suo profilo di “pericolosità” in alcun modo. Dunque, passare da un’ipotesi di cattura a una sentenza di morte è del tutto sconsiderato e ingiusto. LAV chiede al Prefetto Sandro Lombardi di sospendere qualsiasi atto o ordine di esecuzione sia stato nel frattempo emesso; e chiedono al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa di assumere direttamente il comando delle operazioni, impiegando i Carabinieri forestali, ma anche alla Procura della Repubblica di Trento di sequestrare l’animale per poterlo mettere in salvo ed impedirne l’uccisione. L’autonomia di una Provincia non può tradursi in un danno arbitrario e gravissimo a un animale tanto più di una specie protetta, in spregio agli orientamenti del Ministero stesso.”

Ricordiamo infine che in caso di uccisioni “non necessitate” di animali protetti sono ipotizzabili il reato di uccisione di animale (544 bis c.p.), ma anche il furto venatorio (624 e 625 c.p.) nonché, in quanto animale protetto, l’articolo 727 bis c.p. (quest’ultimo reato oblazionato dal veterinario che nel 2014 somministrò l’anestetico che fu fatale all’orsa Daniza).