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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

INTESA SANPAOLO * AUTOMOTIVE – FILIERA MECCANICA LOCALE: « L’EXPORT DEL TRENTINO-ALTO ADIGE È RADDOPPIATO SALENDO A QUOTA 1.162 MILIONI, DAI 548 DI DODICI ANNI PRIMA »

L’export veneto di automotive è aumentato di circa 200 milioni di euro tra il 2007 e il 2019, mentre quello del Trentino-Alto Adige si è più che raddoppiato salendo a quota 1.162 milioni, da 548 di dodici anni prima.

Il settore automotive e le opportunità per la filiera meccanica locale: se ne è parlato durante il webinar promosso da Intesa Sanpaolo e dedicato alle imprese della Direzione Regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige.

Sono intervenuti Ugo Resconi, Direttore Commerciale Imprese Veneto Ovest e Trentino Alto Adige Intesa Sanpaolo, Giovanni Foresti, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, Salvatore Amato, Desk specialistico Meccanica & Automotive Intesa Sanpaolo; Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige Intesa Sanpaolo, Massimo Carboniero, AD Omera e Massimo Pavin, Presidente e AD Sirmax, si sono confrontati in una tavola rotonda sul settore.

Dall’incontro è emerso che l’Automotive ricopre un ruolo centrale in ambito italiano, sia per la sua incidenza economica, sia per la sua elevata intensità di ricerca e sviluppo. Se, oltre alla trasformazione industriale, si considerano anche le attività di noleggio autoveicoli e il commercio e la riparazione di auto e moto, le imprese attive sono pari a quasi 122mila, impiegano quasi 575mila addetti e realizzano un fatturato pari a 220,6 miliardi di euro. Le spese in ricerca e sviluppo intra-muros delle imprese del settore sono pari a 2,3 miliardi di euro, il 15% del totale italiano.

Veneto e Trentino-Alto Adige contano rispettivamente 44.000 e 10.800 addetti, attivi nella produzione, distribuzione e riparazione di autoveicoli. Se si considera l’intera filiera di approvvigionamento del settore, il Veneto assume un ruolo ancora maggiore, posizionandosi al terzo posto in Italia per numero di fornitori (il 16% del totale), alle spalle solo di Piemonte e Lombardia. E’ questa l’evidenza che emerge dall’analisi dei pagamenti effettuati da 1.300 imprese appartenenti al settore automotive a favore di oltre 20mila beneficiari italiani nel periodo 2016-2020. Spicca, in particolare, la meccanica, che è il settore veneto più attivo nella fornitura di beni e servizi a favore dell’automotive.

L’Italia è ben posizionata nella filiera internazionale del settore: negli ultimi anni ha guadagnato quote di mercato, grazie anche al contributo di Veneto e Trentino-Alto Adige. L’export veneto di automotive è aumentato di circa 200 milioni di euro tra il 2007 e il 2019, mentre quello del Trentino-Alto Adige si è più che raddoppiato salendo a quota 1.162 milioni, da 548 di dodici anni prima. Ottime performance sono state messe a segno anche da filiera metalmeccanica, gomma e plastica e concia. Questi risultati sono stati possibili grazie anche al buon inserimento italiano nelle catene globali del valore dell’automotive tedesco. E’, infatti, riconducibile a imprese italiane il 6,8% del contributo della meccanica alla produzione tedesca di automobili. Si sale addirittura al 17,4% nel caso del tessile e della pelle.

Le prospettive del settore sono favorevoli, all’interno di un contesto in forte evoluzione e di grande cambiamento. Mobilità sostenibile, guida autonoma e connettività rappresentano le principali sfide, ma anche le più grandi opportunità per gli operatori del settore. Già nel 2020 in Italia la quota di ibride elettriche immatricolate è salita al 16%, mentre le plug-in al 2% e le elettriche al 2,3%.

Rispetto a questi trend emergono evidenze positive, ma anche punti di attenzione: secondo l’ultima Indagine Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, un terzo delle imprese italiane della filiera ha partecipato a progetti di sviluppo di motorizzazione e powertrain elettrico; una percentuale simile si riscontra per le ricerche sull’ibrido. E’ invece basso il coinvolgimento in progetti per lo smart sharing del veicolo o la guida autonoma. Inoltre, un terzo delle imprese dichiara di non aver partecipato ad alcun progetto di sviluppo di nuovi prodotti e di non avere intenzione di parteciparvi in futuro.

In prospettiva è dunque fondamentale un maggior coinvolgimento della filiera nei progetti di innovazione del settore, per evitare il rischio che un nucleo numeroso di soggetti rimanga escluso dalla ‘rivoluzione’ tecnologica e green che sta interessando l’automotive. Sarà fondamentale investire in competenze e capitale umano: basti pensare che l’85% delle entrate programmate nel 2020 riguardavano green jobs nei settori della meccanica e dei mezzi di trasporti. Di questi, quasi uno su due era di difficile reperimento.

“Grazie alla velocità di evoluzione delle esigenze e delle tecnologie, il settore dell’automotive continua ad essere trainante per il nostro Paese – sottolinea Roberto Gabrielli, direttore regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige Intesa Sanpaolo -. In questo momento di ripartenza, dopo un momento di crisi, è più che mai importante che le imprese fornitrici del territorio, continuino ad avere le risorse per progredire nella ricerca e nello sviluppo sostenibile. Vogliamo essere ancora più vicini alle nostre imprese e crediamo che il contratto di filiera possa essere un valido strumento per sostenere e rafforzare il rapporto strategico tra il leader ed i propri fornitori, agevolando l’accesso al credito da parte delle imprese minori, grazie alla forza e alla solidità dei champions. Il nostro Programma Filiere conta in Veneto 106 contratti di filiera, circa 1.400 fornitori per un giro d’affari di quasi 11 milioni; in Trentino Alto Adige i contratti di filiera sono 11, con oltre 150 fornitori e un giro d’affari di oltre 700 milioni”