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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

FUNIVIE TRENTINO: ANEF, PREOCCUPÀTI PER POSSIBILE CHIUSURA IMPIANTI PASSO ROLLE

(Fonte: Ufficio stampa Confindustria del Trentino) – La Sezione di Trento di Anef (Associazione nazionale Esercenti Funiviari) essendo venuta a conoscenza, attraverso i vari organi di stampa, della possibile dismissione degli impianti di risalita del Passo Rolle, oltre ad esprimere la propria preoccupazione per le inevitabili ricadute negative che si verrebbero a creare nella skiarea San Martino/Passo Rolle, desidera fare chiarezza in merito ad alcuni concetti, in alcuni casi imprecisi, emersi dal fitto dibattito delle ultime settimane tra detrattori e sostenitori degli impianti di risalita e del turismo invernale legato allo sci da discesa.

E’ inesatto ed assolutamente fuorviante affermare che lo sci alpino è in crisi e che i numeri di presenze e fatturato sono in costante diminuzione (le statistiche di questi ultimi anni dicono esattamente il contrario).

Esistono delle situazioni di difficoltà, ma sono riconducibili principalmente al costante aumento dei costi di gestione, la cui sostenibilità impone dimensioni aziendali e volumi d’attività significativi,  ed al fatto che non si è stati in grado (spesso per mancanza di risorse) di adeguare la propria offerta turistica alle esigenze del mercato.

Non è che gli impiantisti dei giorni nostri sono meno bravi di quelli di trenta anni fa, quando si riusciva a fare impresa in tutte le destinazioni turistiche, ma le esigenze del mercato, profondamente mutate negli anni ed i costi di gestione abnormi, rendono complicata la gestione delle società impiantistiche di minori dimensioni, che comunque continuano a rappresentare, oggi come in passato, un volano fondamentale per l’economia turistica della zona di loro pertinenza, generando un importante indotto a vantaggio di tutta la filiera.

Prendendo in esame  le spese di gestione, basta pensare ai costi del personale, dell’energia elettrica, dei beni di consumo ed alla sicurezza di piste ed impianti, enormemente cresciuti rispetto ai decenni sorsi. Non apriamo poi il capitolo dell’innevamento programmato, assolutamente indispensabile, che incide moltissimo sui bilanci societari.

Senza neve naturale è impossibile praticare lo sci alpinismo, lo sci fuori pista e lo sci da fondo, o anche utilizzare le “ciaspole”, mentre lo sci da discesa, viene garantito grazie agli importanti investimenti nell’innevamento programmato che sempre più turisti stanno apprezzando (lo scorso inverno, il più siccitoso degli ultimi 100 anni, ha fatto registrare numeri da record in quasi tutto il Trentino.)

Dispiace leggere tra le righe di alcune affermazioni, concetti che pensavamo ormai superati, anche perché la realtà, su tutto l’arco alpino è esattamente questa: dove vi sono impianti di risalita e pista da discesa, il territorio è presidiato e curato, le piste da sci sono diventate pascolo non solo per il bestiame da allevamento, ma anche e soprattutto per i numerosi ungulati che sono ovunque cresciuti di numero; le strade silvo-pastorali sono manutenute quasi esclusivamente dagli impiantisti, e poi utilizzate per salire in quota da turisti ed operatori; i bacini di accumulo e gli impianti d’innevamento, in caso di bisogno, posso essere utilizzati per i servizi antincendio e via discorrendo.

E’ facilmente dimostrabile che dove la montagna è vissuta e presidiata dall’uomo il sistema ambientale regge nella sua completezza e questo anche grazie alle società impiantistiche che hanno cura del loro territorio, in quanto consapevoli che senza “ambiente” è impossibile fare turismo di qualità.

Al momento, a livello di numeri e fatturato, non esistono alternative concrete al turismo invernale legato allo sci.

Ogni altra proposta ha senso in termini di complementarietà, ma non può garantire gli stessi risultati dello sci da discesa. Lo dimostrano gli ultimi tre inverni, caratterizzati da scarsissime precipitazioni nevose e bellissime giornate di sole.

Si è registrato un calo di presenze solo nelle destinazioni dotate di scarsi impianti d’innevamento programmato e gli sciatori mancanti non sono stati sostituiti da praticanti altre attività, sono mancati e basta.

L’auspicio è che il dibattito in corso, aiuti ad individuare soluzioni che, integrate fra di loro, possano contribuire ad un rilancio turistico dell’intera zona San Martino di Castrozza – Passo Rolle, valorizzandone l’importante storia e tradizione ed arricchendola con nuove interessanti opportunità e progetti legati ad un mercato parallelo e complementare allo sci.

 

 

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Anef – Sezione di Trento

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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