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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

FSP – POLIZIA DI STATO * TERMINI: MAZZETTI, « L’AGENTE È INDAGATO PER ECCESSO COLPOSO NELL’USO LEGITTIMO DELLE ARMI, LA VICENDA METTE IN LUCE CRITICITÀ ANCORA IRRISOLTE »

“Quanto avvenuto a Termini ha suscitato un clamore che non è giustificato dal fatto in sé, in quanto spesso gli appartenenti alle forze dell’ordine hanno a che fare con soggetti pericolosi, spesso fuori controllo e che dunque non hanno la percezione della realtà e delle sensazioni fisiche, e sono inarrestabili nonostante magari a volte i poliziotti siano in numero superiore come in questo caso. Il clamore lo ha generato l’uso dell’arma d’ordinanza, ma anche questo è fuori luogo, dato che se è nelle nostre dotazioni dovrà pur esserci un motivo. Il clamore deve generarlo, piuttosto, la considerazione che un operatore in divisa debba affrontare un soggetto armato, alterato e pericolosissimo o con le mani o con la pistola”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, a proposito della vicenda avvenuta fuori dalla stazione Termini dove un poliziotto ha sparato, ferendolo in modo non grave, ad un cittadino ghanese di 44anni che brandiva un coltello. L’agente è indagato per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

“L’episodio ha messo in luce criticità irrisolte – aggiunge Mazzetti – rispetto a questioni fondamentali. Due cose sono necessarie: anzitutto mettere l’operatore in condizione di ridurre in maniera drastica le occasioni di contatto con chiunque, e questo vale per casi come quello di Termini o per qualsiasi altro caso, nelle piazze o altrove. Ed è appena il caso di ribadire con forza che un taser, ad esempio, è strumento che serve a tutelare la vita, non a metterla a rischio.

Secondo: mancando questo presupposto, o anche qualora noi avessimo dotazioni fondamentali che ancora non abbiamo, un operatore deve poter contare su protocolli e regole d’ingaggio chiari, non ipocriti, in linea con gli obiettivi delle norme che devono essere altrettanto chiare; e nel caso di incidenti o episodi estremi, che sono purtroppo una realtà strettamente ancorata al nostro lavoro, non a caso unico e specifico, deve poter contare su una tutela reale e totale da parte dell’amministrazione.

Ciò vuol dire copertura legale ed economica totale, sempre anticipata, con possibilità di rivalersi sull’operatore solo in caso di esito negativo del procedimento, dopo il terzo grado di giudizio. Ma soprattutto istituzione di una sezione giurisdizionale “dedicata”, che nell’arco di non oltre un mese sia in grado di definire vicende giudiziarie che travolgono non solo l’operatore in divisa, ma anche la funzione che rappresenta. Solo a queste condizioni si potrebbe chiedere a un poliziotto che guadagna 1200 euro al mese di assumere, in una manciata di secondi, decisioni che pesano come macigni e che nessuno al mondo assumerebbe al suo posto. Mentre invece oggi gli agenti non solo lo fanno, ma poi subiscono anche recriminazioni e ritorsioni di ogni genere”.