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FP CGIL – TRENTINO * PNRR: « I FONDI DOVREBBERO SERVIRE PER CASE E OSPEDALI DI COMUNITÀ, MA FUGATTI E SEGNANA NON LI PREVEDONO NELLA RIFORMA »

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18:54 - 14/01/2022

Sanità, dove finiranno i soldi del Pnrr? I fondi dovrebbero servire per Case e Ospedali di comunità, ma Fugatti e Segnana non li prevedono nella loro riforma.

«In Sanità, i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono destinati ai territori per realizzare Case e Ospedali di comunità, oltre ad altri presidi di salute pubblica. Ma di questo non c’è traccia nella riforma pensata da Fugatti e Segnana. Visto che i fondi stanno per arrivare, come pensa la giunta di impiegarli? C’è in ogni caso un problema fondamentale: se il Trentino realizzerà tali presidi bisognerà affrontare il nodo del personale, già oggi al di sotto delle reali necessità organiche e stremato dalla Pandemia». Queste le domande della Funzione pubblica Cgil, col segretario generale Luigi Diaspro e la Funzionaria Gianna Colle.

I finanziamenti del PNRR per la Sanità trentina sono circa 66 milioni di euro. Di questi, 16,5 milioni sono per creare 11 Case di Comunità e 8,2 milioni per 3 Ospedali di Comunità. Ma nel piano di riorganizzazione dell’Apss non ce n’è traccia. Dunque la proposta trentina sembra ancora scollegata della missione 6 del PNRR. Tale missione prevede: rafforzamento delle attività territoriali con l’integrazione socio sanitaria, omogeneità ed equità dell’offerta dei servizi sanitari sul territorio, semplificazione e decentramento dei processi decisionali. Il tutto con Case e Ospedali di Comunità, telemedicina, digitalizzazione, apparecchiature, sicurezza degli ospedali.

Ancora: la riorganizzazione Fugatti – Segnana prevede 3 Distretti, mentre il PNRR ne prevede uno ogni 100mila abitanti: dunque in Trentino potrebbero essere 6. Ci pare poi convincente l’ipotesi della Consulta provinciale per la Salute di prevedere 6 Case di Comunità “hub” e 10/12 Case di Comunità “spoke” da far eventualmente coincidere con gli attuali 16 ambiti delle Comunità di Valle.

A tale proposito andrebbero perciò chiarite le funzioni delle 13 Reti Professionali Locali indicate dalla Provincia: non solo i numeri sono diversi, ma anche lo strumento appare difforme. Reti di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta non potrebbero assicurare servizi multidisciplinari dalle cure primarie all’assistenza domiciliare, dai servizi sociali per le cronicità fino alla salute mentale.

Nessuna traccia neppure dei 3 Ospedali di Comunità, strutture di cure intermedie presidiate in modo prevalente da personale infermieristico, con 20 posti letto in media.

Fondamentale in ogni caso il tema del personale: bisogna assumere e ben oltre il turnover, considerando fabbisogni adeguati agli standard di qualità e sicurezza richiesti. Bisogna rivedere il sistema del numero chiuso all’università, valorizzare il lavoro con un nuovo ordinamento e un sistema di classificazione che riconosca professionalità e competenze. O si risolve questa partita, oppure la riforma darà vita a strutture che resteranno vuote.
Se a tutto questo la Provincia non darà risposte, è lecito pensare al rischio della progressiva privatizzazione dell’assistenza, già segnalato da Fp Cgil e da tutti gli osservatori a cui sta a cuore un sistema pubblico e universale che assicuri il bene supremo della salute a tutti.

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