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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

FERRARI (PD) – INTERROGAZIONE * MIGRANTI: « È URGENTE LIBERARE LA RESIDENZA FERSINA, RIAVVIARE L'ACCOGLIENZA E L'INTEGRAZIONE TERRITORIALE »

Nel Trentino che per anni è stato laboratorio di politiche e buone pratiche di accoglienza e integrazione, ci sono oggi, in tempo di Covid-19, centoventi persone obbligate a vivere ammassate, mentre 45 posti rimangono vuoti sul territorio. E lo saranno, a causa dell’inerzia della Giunta provinciale, per altri sei mesi. Questo nonostante due delibere approvate dalla Giunta provinciale e numerosi appelli e solleciti da parte dei molti enti e soggetti che si occupano di accoglienza proprio per liberare la Residenza Fersina e riattivare le politiche di accoglienza e integrazione territoriale.

La situazione è delicata ed è resa ancora più grave dall’emergenza sanitaria Covid-19, che suggerirebbe al contrario politiche volte a ridurre questo tipo di assembramenti. Ed è talmente grave che oggi, e non era mai successo prima, cinque Ordini religiosi hanno scritto alla stampa per “uscire da un sofferto silenzio” e rendere pubblico lo sconcerto di fronte alla decisione della Provincia di mantenere una concentrazione di persone migranti all’interno della Residenza di prima accoglienza Fersina, pur in presenza di una previsione di trasferimento progressivo per tornare ad un modello di accoglienza diffusa.

La crescita delle presenze all’interno della Residenza Fersina avvenuta nei mesi invernali avrebbe dovuto portare ad un momento di pianificazione congiunta, invece non vi è stato alcun momento di incontro e condivisione di un disegno programmatorio tra i soggetti della filiera dell’accoglienza e la Provincia per la gestione dell’uscita graduale.

Appare evidente l’esigenza di convocare urgentemente un tavolo di concertazione, per far funzionare meglio e in maniera coordinata una filiera che tra strutture di prima accoglienza e accoglienza diffusa possa gestire l’uscita graduale di queste persone da un luogo di eccessiva concentrazione verso strutture diffuse e ad avviare anche i percorsi di integrazione ed inserimento sociale e lavorativo. Per questo ho depositato un’interrogazione per sapere se e quando il Presidente Fugatti intenda rispondere alle ripetute richieste di incontro, cui si è unito ora l’appello degli Ordini religiosi, al fine di pianificare urgentemente una soluzione per la situazione su descritta.

 

*

Sara Ferrari

Consigliera provinciale Trento – Pd

 

 

Testo dell’interrogazione:

Decongestionare la Residenza Fersina

 

Nel Trentino che per anni è stato laboratorio di politiche e buone pratiche di accoglienza e integrazione, ci sono oggi, in tempo di Covid-19, centoventi (120) persone obbligate a vivere per altri sei mesi insieme ammassati, mentre 45 posti rimangono vuoti sul territorio; due delibere della Giunta provinciale che prevedono lo svuotamento della struttura rimangono disattese; tre lettere giacciono invece senza risposta, nessun riscontro, nessun incontro.

 

Non era mai successo prima. Cinque ordini religiosi scrivono oggi alla stampa per “uscire da un sofferto silenzio” e rendere pubblico lo sconcerto di fronte alla decisione della Provincia di mantenere una concentrazione di persone migranti all’interno della residenza di prima accoglienza Fersina, in un periodo così delicato come quello attuale per via delle restrizioni Covid e pur in presenza di una previsione di trasferimento progressivo, come concordato e deliberato da tempo, per tornare ad un modello di accoglienza diffusa.

 

L’antefatto: a settembre la Provincia Autonoma di Trento – in seguito all’adozione di un’apposita delibera in data 29 settembre poi confermata con altra delibera in data 22 dicembre – scrive agli enti dell’accoglienza chiedendo di prepararsi ad ospitare in tre momenti successivi, nei mesi di dicembre gennaio e febbraio, progressivamente tutti i migranti ospitati nella residenza di prima accoglienza Fersina, per trasferirli negli appartamenti sul territorio. Poi più nessun contatto e nessuna informazione tra Provincia ed Enti. Il 24 febbraio viene siglato un protocollo fra l’ente gestore della residenza Fersina, la Croce Rossa, e la Provincia che impone, contrariamente a quanto previsto, la permanenza di tutti i migranti insieme all’interno della struttura di via al Desert, fino al settembre prossimo.

 

La crescita delle presenze all’interno della grande struttura avvenuta nei mesi invernali, sicuramente ha cambiato i calcoli che erano stati fatti nella prima organizzazione. Questo fatto però avrebbe dovuto portare ad un momento di pianificazione congiunta, per riprogettare quanto prima deliberato. Invece non vi è stato alcun momento di incontro e condivisione di un disegno programmatorio tra i soggetti della filiera dell’accoglienza e l’istituzione provinciale per la gestione dell’uscita graduale. Già il giorno successivo alla sigla del protocollo, e poi altre due volte nel corso del mese di marzo, gli enti che avevano nel frattempo organizzato i posti per ricevere i fuoriusciti hanno scritto al Presidente Fugatti e al Dirigente Ruscitti per chiedere un appuntamento, ma ancora non hanno ricevuto risposta.

 

Ora sette Ordini religiosi, per la prima volta nella storia del Trentino, scrivono anch’essi al Presidente Fugatti per segnalare una situazione assurda, crudele e sanitariamente inopportuna, che obbliga i 120 migranti a restare tutti insieme nella residenza Fersina quando ci sono almeno una cinquantina di posti liberi nel sistema di accoglienza diffusa.

 

Appare evidente l’esigenza di convocare un tavolo di concertazione, per far funzionare meglio e in maniera coordinata una filiera che tra strutture di prima accoglienza e accoglienza diffusa riesca a gestire l’uscita graduale di queste persone da un luogo di eccessiva concentrazione verso strutture diffuse a bassissima o nulla concentrazione e ad avviare anche i percorsi di integrazione e inserimento sociale e lavorativo.

 

Tutto ciò premesso,

 

si interroga il Presidente della Provincia Autonoma di Trento per chiedere

 

  • se non ritenga necessario e urgente rispondere a queste ripetute richieste di incontro cui si è unito ora l’appello pubblico degli ordini religiosi, al fine di pianificare urgentemente in maniera più opportuna la gestione della situazione contingente e futura su descritta.

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

 

La Cons.a Sara Ferrari