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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

FEDERCOOP * CREDITO: PRESIDENTE SIMONI, « IL TRENTINO SAPRÀ COGLIERE IN TEMPO LE OPPORTUNITÀ CHE NASCONO DAL FARE “MASSA CRITICA”, CON TUTTO IL MOVIMENTO COOPERATIVO »

Quando parliamo di cooperazione, in Trentino, non parliamo solo di credito, ma di un articolato sistema di imprese che operano in quasi tutti i settori e sono presenti in ogni angolo del nostro territorio: proprio per questa sua caratteristica “glocale”, il movimento cooperativo è percepito da tutti, anche dai non addetti ai lavori, come un protagonista del modello socio-economico trentino dal quale non si può prescindere per immaginare quale potrà essere il futuro della nostra comunità.

Questa interconnessione dell’economia cooperativa in Trentino fa sì che anche il futuro del credito cooperativo – fortunatamente – sia strettamente legato al futuro della cooperazione nel suo insieme: da una parte, non potendo presumere di sopravvivere a un’eventuale disgregazione della cultura e dei valori cooperativi, ma dall’altra potendo attingere pienamente a quel grande serbatoio di risorse che l’universo cooperativo è ancora in grado di mobilitare.

Come Presidente della Federazione, avverto tutta la responsabilità e la sfida di mantenere viva questa interconnessione tra le varie componenti e anime del nostro movimento: proprio ciò che Marcantoni evoca quando parla di saper fare massa critica, in vista di un alto obiettivo condiviso, e saper esser significanti di un patrimonio di valori.

Questa sfida va raccolta, certamente, dalle Casse Rurali, da Cassa Centrale e dalla Federazione, ma dev’essere condivisa da tutta la cooperazione del Trentino, e proprio per questo ritengo che la

Federazione possa essere il luogo in cui mettere a fattor comune tutte le energie creative di cui la cooperazione dispone.

I valori non sono dei distintivi da appuntare sulla giacca, o da declamare nelle campagne di comunicazione. Sono un modo di essere e di vivere, che permea silenziosamente l’azione degli individui e delle organizzazioni. Di questi valori autentici il settore della finanza cooperativa ha particolare bisogno, perché a differenza di altri settori dell’economia cosiddetta civile, in cui il valore morale del prodotto o del servizio hanno un’immediata “tangibilità immateriale” (come avviene, ad esempio, nel mondo dei servizi socio-sanitari, socio-assistenziali, socio-educativi, o del commercio equo e solidale), il settore finanziario vende un prodotto – il denaro – che rappresenta il prototipo del fungibile, e il cui unico valore sembra, a prima vista, il costo del medesimo.
Ma la competizione sui costi non può essere l’unica arma con cui affrontare la competizione globale nel mondo dell’intermediazione finanziaria. Di fronte alla crisi del banking tradizionale la cooperazione di credito ha due opzioni:

1) Inseguire il modello del gigantismo industriale, nella convinzione che solo la crescita delle dimensioni possa controbilanciare l’aumento dei costi operativi e l’erosione del margine di intermediazione;

2) Rafforzare il proprio legame con il territorio e con l’identità valoriale della comunità, confermandosi presso gli stakeholder come la risposta più efficace ai loro bisogni.
Da questo punto di vista, convengo che la sola “logica romantica” presente nella seconda opzione non ci salverà, così come non basterà da sola neppure la logica esclusivamente industriale connessa alla prima scelta, da cui purtroppo i regolatori e le Autorità di Vigilanza sembrano invincibilmente attratti, ignorando l’invocazione – che sale forte proprio dal credito cooperativo – a rispettare, con regole appropriate e “proporzionali”, la specificità delle piccole banche territoriali. Occorre quindi miscelare il valore della prossimità, della vicinanza a famiglie ed imprese, con la competitività assicurata dall’appartenere ad uno dei principali gruppi bancari italiani.
Proprio per questa ragione l’organizzazione di gruppo, prevista dalla recente riforma, rappresenta per le singole Casse Rurali una garanzia determinante, senza la quale si troverebbero ad affrontare un mare troppo vasto ed insidioso da navigare.

Perciò difendo come una conquista ad un tempo straordinaria ed irreversibile l’aver dato vita a una solida realtà – Cassa Centrale Banca – con salde radici trentine e chioma che si protende su tutto il territorio nazionale.

E qui nasce il dilemma della “trentinità”: rivendicarla orgogliosamente, con il rischio di risultare invisi al resto dei compagni di cordata? Oppure metterla in sordina, compiendo una sorta di “parricidio” per poter affermare il proprio nuovo ruolo nazionale?
Posta in questi termini, la questione condurrebbe in un vicolo cieco.

Occorre invece riflettere sul fatto che la “trentinità” dell’esperienza da cui è sbocciata l’intuizione coraggiosa che ha fatto nascere a Trento una realtà bancaria di rilievo nazionale non è un patrimonio esclusivo, ma un bene comune di tutta la cooperazione di credito. Essa è anche espressione di una cultura dell’autonomia intesa come ricerca di soluzioni originali. No a un Trentino piccolo e solo, dicevano i padri fondatori dell’Autonomia: e la nascita del gruppo bancario Cassa Centrale è stata, a distanza di molti decenni, l’interpretazione di questa vocazione autonomistica aperta al mondo che restituisce valore alla comunità nazionale, continuando ad essere un modello di riferimento che l’Italia ci invidia.

Perché solida è, questa cooperazione di credito, anche grazie alle discussioni e alla dialettica interna. Lo dimostrano non solo i dati economici, ma anche la capacità di risposta ai bisogni del territorio: durante le tre crisi (finanziaria, economica e sanitaria) dell’ultimo decennio, le Casse Rurali sono sempre state in prima linea, in piena collaborazione con le Istituzioni dell’Autonomia, nell’assumersi la responsabilità e i rischi di sostenere le famiglie e le imprese in difficoltà.

Lo dicono i numeri, la partecipazione quasi esclusiva del credito cooperativo alle iniziative anticicliche promosse dalla Provincia, e ritengo lo dica anche il vissuto dei moltissimi nostri concittadini che sanno di aver trovato una porta aperta nella loro Cassa Rurale.

Questa forza non ci rende presuntuosi, o ciechi di fronte alle grandi sfide della globalizzazione e della transizione digitale ed ecologica. Ma ci rende consapevoli che il Trentino ha ancora molte frecce al proprio arco, e che la partnership tra il nostro territorio e il resto del Paese può essere un’arma formidabile, e di reciproco vantaggio, per uscire dalla crisi.

In questa sfida la Federazione è al fianco delle Casse Rurali e del loro gruppo bancario, ed è certa che il credito cooperativo trentino saprà cogliere in tempo le opportunità che nascono dal fare “massa critica” con tutto il movimento cooperativo, con la sua storia, con i suoi valori, ma anche con le sue eccellenze organizzative e imprenditoriali, con il suo grande patrimonio di competenze, e con la sua ancora forte reputazione sociale.

 

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Roberto Simoni

Presidente Federazione Trentina della Cooperazione