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DEGASPERI (ONDA CIVICA TRENTINO) * BIOLOGICO: « PIÙ FATTI E MENO PAROLE, SE OGGI S’INVOCA IL REFERENDUM È MERITO DELLE NECESSITÀ INASCOLTATE »

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09.02 - lunedì 06 settembre 2021

Più fatti e meno parole. Non si possono che commentare così gli appelli dedicati al supporto del metodo biologico per l’agricoltura trentina che si accalcano di questi tempi. La collega Coppola riporta le note analisi dell’ISPRA sull’uso di pesticidi, evidenziando dati allarmanti, di fronte a cui si professa il prossimo referendum come soluzione. La parabola negativa della Provincia di Trento tuttavia ha una storia. Anche nel governo del Centrosinistra, coalizione di appartenenza dei cosiddetti “Verdi” per 20 anni, poco o nulla è stato fatto per invertire la rotta, consegnandoci un territorio che nel 2018 si è distinto per l’ultimo posto nella scala nazionale della percentuale di superfici coltivate con metodo biologico, e per il secondo, a livello italiano nell’uso di fitofarmaci.

Ci affacciamo ora al referendum del 26 settembre dopo la norma, votata in luglio, che si proponeva (finalmente) di promuovere il biologico. Una norma, in attesa dell’applicazione, forse insufficiente di fronte alle ambizioni di migliorare le qualità dell’agricoltura, il paesaggio e la salute. Rispetto a tale situazione vanno fatte delle considerazioni. Alla politica, sia esercitata in maggioranza o in minoranza, spetterebbero non gli appelli ma le risposte. In quanto consiglieri provinciali possiamo agire senza attendere mobilitazioni dal basso, come quella nata dal comitato per l’istituzione del Biodistretto.

Se oggi s’invoca il referendum è merito delle necessità, finora inascoltate, di una parte di popolazione che ha deciso di attivarsi in modo diretto e propositivo visti gli scarsi risultati ottenuti dai vari governi, essenzialmente perché non ritenuti prioritari o “convenienti”. Nei lavori per la nuova legge provinciale sull’agricoltura biologica, Onda civica qualche strumento l’ha fornito, pur nelle difficoltà del confronto come opposizione.

Usando tutti i mezzi disponibili, anche l’ostruzionismo che altri scansano forse per la mole di lavoro che comporta, per forzare la Giunta verso obiettivi condivisi. La norma ha potuto quindi avvalersi dell’approvazione di miglioramenti significativi che potessero bilanciarla. Trattasi di risultati che un consigliere può perseguire in aula prima che sui giornali.

Negli appelli ci si focalizza sul pericolo pesticidi: va precisato che della scorsa legislatura (regnante il Centrosinistra), non si ricordano particolari iniziative, eccetto quella del sottoscritto per costringere la Giunta a bandire il glifosato nei diserbi di parchi e strade di competenza provinciale. Nell’impiego della chimica il Trentino statisticamente è fermo da 20 anni, in ritardo nell’adottare criteri chiari sul biologico mentre la sensibilità della società e dei mercati è mutata.

L’innovazione e i requisti auspicati sono stati trainati da località e imprese (in gran parte piccole) distribuite a macchia di leopardo più che dalla concertazione di norme e pratiche in e(s)quilibrio tra l’agricoltura convenzionale, i percorsi di conversione e l’abbattimento dei veleni. I dati sono eloquenti. Un conto è chiedere il sì al Distretto Bio, un altro trasformare il Trentino all’atto pratico, dovendo risalire il fondo delle classifiche.

Aggiungiamo quanto fatto applicare da Onda Civica “nella legge sulla promozione dell’agricoltura biologica”, circa i pesticidi e non solo. Con l’emendamento dell’articolo 1 si è messo nero su bianco che il Trentino si conformi agli indirizzi dell’Unione Europea per arrivare, entro il 2030, al 25% di coltivazioni biologiche, superando il triste 4,1% del 2018 e riducendo del 50% gli impatti della chimica. Per la prima volta ci si dovrà dotare di linee guida specifiche per tutto il settore agricolo e coerenti alle politiche comunitarie, con parametri monitorati e verificabili inseriti anche nel DEFP. Il divieto del glifosato è oggetto di un ordine del giorno con cui la Giunta è stata impegnata ad “ogni utile iniziativa per l’ulteriore riduzione all’uso del principio attivo in ogni forma commerciale in tutto il territorio” e un altro ordine del giorno prevede “aree attrezzate per il recupero dei residui di prodotti fitosanitari” inquinanti spesso dispersi nei lavaggi degli atomizzatori e dei mezzi agricoli.

Contro l’uso dei neonicotinoidi (anche qui, anziché lagnarci per la moria delle api abbiamo preferito agire) la Provincia è stata spinta a impegnarsi per ridurne il commercio in accordo con le organizzazioni agricole e le associazioni ortofrutticole. Entro 12 mesi sarà promossa l’individuazione dei distretti rurali e di quelli agroalimentari di qualità sopperendo ad una carenza che per venti anni ha limitato le sinergie tra operatori. Per far sì che il biologico sia sostenibile abbiamo impegnato la giunta a predisporre analisi sulle superfici e sulle potenzialità di sviluppo considerando le condizioni orografiche, climatiche e ambientali.

A tema alimentazione, agricoltura e salute è stato sancito che i percorsi degli istituti alberghieri favoriscano lo studio e l’uso di prodotti locali e biologici, per i quali Onda Civica ha fatto votare al Consiglio la previsione di una ricerca che valorizzi e promuova i prodotti alimentari e biologici trentini. Lo stesso studio potrà soddisfare l’ambizione (evidentemente repressa nel Centrosinistra “ambientalista” che in venti anni di regno non è riuscito a provvedervi) al marchio per le produzioni biologiche trentine.

È vero però che “c’è molto da fare” ma alla propaganda noi abbiamo preferito l’azione. Occorrerà verificare che le promesse siano attuate. Vale per la legge sul biologico (tanto criticata da quel Centrosinistra che ha dovuto attendere la Lega per discutere del tema in Consiglio provinciale) e vale anche per il referendum. Se avrà buon esito è perché i cittadini si sono assunti un onere quando la volontà politica è mancata o è rimasta deficitaria. Poi, come già visto per l’acqua pubblica, le intenzioni manifestate dai cittadini non bastano se la politica rimane la stessa. A dirla con Dante, 700 anni dopo, si sbaglia di rado: “le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”

 

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Filippo Degasperi
Consigliere provinciale e regionale

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