Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Approvazione della disciplina di attuazione dell’assegno unico provinciale. Parere positivo. Due le delibere della Giunta provinciale poste oggi all’attenzione del Consiglio delle autonomie locali. Entrambe intervengono sulla normativa riferita all’assegno unico provinciale.

La discussione sulle due delibere è stata introdotta dal presidente del Cal Paride Gianmoena e dall’assessore competente del Cal Stefano Bisoffi, presenti gli Assessori provinciali allo Sviluppo economico Achille Spinelli e alle Politiche Sociali Stefania Segnana.

Tema particolarmente attuale anche alla luce della recente norma approvata dalla Commissione Lavoro della Camera, che garantisce l’autonomia su questo tema del Trentino, ma che entrerà a regime solamente nel 2020.

L’assegno unico provinciale

L’assegno unico provinciale si articola in una quota di sostegno al reddito finalizzata a garantire una condizione economica sufficiente a soddisfare i bisogni generali della vita dei nuclei familiari e di una quota diretta a sostenere la spesa necessaria al soddisfacimento di bisogni particolari della vita.
Secondo le stime provinciali e con le nuove regole, che prevedono i 10 anni di cittadinanza, mille800 persone usciranno dal regime dell’assegno unico; 2mila 800 avranno il reddito di cittadinanza; mille200, invece, sono a metà tra assegno unico e reddito di cittadinanza, mentre 5mila usufruiranno esclusivamente delle erogazioni provinciali.

La prima delibera

“La prima delibera – ha detto il presidente del Cal Paride Gianmoena – era già stata trattata dal Cal e sospesa in attesa di chiarimenti”. Si riferisce a “Modificazioni alla deliberazione della Giunta provinciale n. 1561 del 29 settembre 2017, concernente “Articolo 28, comma 4, della legge provinciale 29 dicembre 2016, n. 20 (Legge di stabilità provinciale 2017). Approvazione della disciplina di attuazione dell’assegno unico provinciale”, già modificato con deliberazione della Giunta provinciale n. 1309 del 27 luglio 2018″.

Riguarda nel dettaglio l’ambito di applicazione, la definizione del nucleo familiare, i soggetti esclusi, la valutazione della condizione economica, la verifica dei requisiti, la determinazione delle quote di intervento, il progetto sociale di recupero, le sanzioni e la non cumulabilità con altri interventi.

In particolare la delibera cancella con il 1° aprile 2019 la variazione che prevedeva un incremento della quota per quei soggetti che esauriscono il periodo di ammortizzatori sociali come la Naspi o di indennità di disoccupazione. Un riconoscimento economico calcolato in base all’età, alla composizione del nucleo familiare della durata di 12 mesi.

Una misura che, a parere della Giunta provinciale, non incentivava l’obiettivo di favorire la ricerca di un lavoro. Anzi, comportava un prolungamento dello stato di disoccupazione.

La modifica non riguarda l’intero importo di sostegno al reddito, ma solo la quota aggiuntiva. Dunque chi perde la Naspi può chiedere un riesame della sua pratica.
La disciplina rimane invariata, logicamente, per quei soggetti che fanno domanda prima del 1°aprile.

“La presenza dell’Assessore Spinelli – ha ricordato Bisoffi – era stata chiesta dal Cal per avere delucidazioni in merito al passaggio dalla misura provinciale e a quella statale e cioè al reddito di cittadinanza”. Bisoffi ha chiesto anche a Spinelli un ulteriore incontro allargato per sviluppare al meglio l’intera materia. Spinelli ha confermato la sua disponibilità e ha precisato che rimangono ancora alcuni aspetti da definire. Intanto sono 90 i milioni destinati dallo Stato alle Regioni per politiche attive nel mondo del lavoro. Rispondendo alle sollecitazioni dell’aula, ha confermato che l’introduzione del reddito di cittadinanza e delle nuove regole porterà a un risparmio di 10 milioni di euro per le Casse provinciali. Risorse che, comunque, verranno reinvestite nelle politiche sociali. Non ci sono ancora novità, invece, sul numero dei cosiddetti navigator e cioè i facilitatori nel trovare lavoro.

Dagli interventi è emersa anche la necessità di un confronto continuo per ovviare a probabili problemi che i Comuni potrebbero incontrare nell’applicare le misure sull’occupazione previste dal reddito di cittadinanza.

La seconda delibera

“È una delibera che permette di derogare al requisito dei 10 anni per fare fronte a situazioni particolari e difficili”. Così l’assessora Segnana in merito alla seconda delibera che integra la disciplina di cui al punto 1 dell’ordine del giorno, concernente “Assegno unico provinciale – quota finalizzata a garantire il raggiungimento di un livello di condizione economica sufficiente al soddisfacimento dei bisogni generali della vita. Definizione dei criteri di accertamento ai sensi del comma 3 bis dell’articolo 28 della legge provinciale n. 20 del 2016 c.m. con la legge provinciale n. 1 del 2019”.

La delibera precisa che, in attesa della revisione della disciplina complessiva dei requisiti per l’accesso alle prestazioni comprese nell’assegno unico provinciale e in relazione al Decreto Legge sul reddito di cittadinanza, per l’accesso alla quota che permette il raggiungimento di un livello di condizione economica sufficiente al soddisfacimento dei bisogni generali della vita, sono richiesti anche requisiti di cittadinanza e soggiorno. Questa disposizione, comunque, non si applica ai nuclei familiari che presentano problematiche sociali complesse. Le modalità di analisi di queste situazioni verranno definite in seguito all’esito di un percorso formativo integrato e multidisciplinare che coinvolge tutti i servizi sociali del territorio.

Entrambe le delibere anno avuto il parere positivo del Consiglio delle autonomie locali.