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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE/ SÜDTIROL * LAVORI AULA POMERIGGIO: « SÌ AI DISEGNI DI LEGGE COSTITUZIONALE SULL’AUTONOMIA »

Parere favorevole a due disegni di legge costituzionale che intervengono sulle competenze delle Province autonome; approvate mozioni a sostegno della regione Nagorno-Karabakh e per una holding per il trasporto merci lungo il corridoio del Brennero. Avviato l’esame di un disegno di legge del Gruppo verde sulla Parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. La sessione di ottobre è terminata.

Nell’ambito dell’esame della proposta di deliberazione 19, Espressione del parere previsto dal terzo comma dell’articolo 103 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, sul disegno di legge costituzionale n. a.s. 35/XVIII recante “Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di competenza legislativa esclusiva della Regione e delle Province autonome di Trento e di Bolzano”, d’iniziativa parlamentare, su proposta dei senatori Durnwalder, Steger e Unterberger, dopo la discussione di questa mattina) si è passati, al rientro in aula nel pomeriggio, alla votazione. Il disegno di legge prevede un rafforzamento delle Province autonome tramite il trasferimento di competenze e la trasformazione di competenze concorrenti in primarie.
Votata nominalmente, la proposta di deliberazione è stata approvata con 32 sì, 11 no e 12 astensioni.

Si è passati quindi all’esame della proposta di deliberazione n. 20: Espressione del parere prescritto dal terzo comma dell’articolo 103 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige sul disegno di legge costituzionale n. A.S. 524/XVIII Legislatura, recante “Modifica allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di competenza legislativa esclusiva delle province autonome di Trento e di Bolzano”, d’iniziativa parlamentare, su proposta dei senatori Durnwalder, Unterberger, Steger e Laniece. Il disegno di legge mira a includere, tra le materie per le quali le Pro­vince autonome hanno la potestà di emanare norme legislative, anche le materie che riguardano l’ambiente e l’ecosistema.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha chiarito che ci si trovava a esprimere pareri su disegni di legge costituzionali della SVP ritualmente ripresentati, che non andavano mai all’ordine dei lavori parlamentari ma rappresentavano un indirizzo politico. Alcuni erano più pesanti, come quello per la Vollautonomie ritirato in questa legislatura, altri riguardavano a gradazione alcuni ambiti, come quello appena votato, che aveva eliminato alcuni ruoli e funzioni della regione assegnandoli alle province, e intervenendo unilateralmente sulla rimodulazione delle competenze concorrenti tra Stato e Province, come la polizia locale o l’ordinamento sportivo. Si riscriveva lo Statuto con un semplice parere del Consiglio regionale. Alcuni interventi erano chirurgici e mirati, come la dismissione della materia degli enti locali alle province, il che toglieva all’ass. Ossanna il suo ruolo. Nel caso in esame, si votava l’attribuzione alle Province della competenza in termini di ambiente ed ecosistema, definizione molto ampia che poteva comprendere anche la gestione dei grandi carnivori o interventi nell’economia locale, ambiti sottratti al potere diretto ed esclusivo dello Stato. IN un certo senso si subisce in Consiglio regionale una scelta indirizzata a livello Parlamentare dalla SVP, invece che partire dal Consiglio quale sede dell’Autonomia. In merito, Urzì si legge si sarebbe astenuto.

Paul Köllensperger (Team K) ha invece annunciato sostegno dal Team K, criticando però il metodo: non c’era mai stata una discussione in Consiglio tenendo conto dei risultati della Convenzione. Il disegno di legge era puro marketing e non sarebbe mai approdato in parlamento, ma si condivideva il contenuto, ovvero il trasferimento della competenza su ambiente ed ecosistema alle province. Aprire il pacchetto dell’Autonomia prima di aver sancito il meccanismo dell’intesa era però rischioso.

Il disegno di legge aveva ricevuto il parere favorevole del Consiglio provinciale di Trento, tuttavia ora era parcheggiato in commissione costituzionale, ha detto Alex Marini (Movimento 5 Stelle). Ieri alla Camera è stato approvato un disegno di legge costituzionale in materia di ambiente, con clausola di salvaguardia per le Autonomie speciali. esso introduce all’articolo 9 della Costituzione il comma 3 sulla tutela dell’ambiente, da disciplinare con legge statale, e interviene sull’articolo 41 riguardante i diritti e i doveri dei cittadini sulle iniziative economiche, libere purché non rechino danno, e questa è la novitá, “alla salute e all’ambiente”. Questo dimostrava la maggiore attenzione dello Stato alla risorsa ambientale: ora si doveva dare un parere su una proposta di legge che non considerava questo intervento sulla Costituzione.

Tra il resto, era stato lo stesso sen. Durnwalder a presentare l’emendamento di salvaguardia delle Autonomie: egli avrebbe anche potuto informare i consiglieri della modifica costituzionale, volta non tanto a sancire un potere, bensí a riconoscere l’importanza di una risorsa che appartiene all’umanitá intera e va trasmessa alle future generazioni. Non si tratta quindi di elemento esclusivamente territoriale. Informazione, partecipazione e giustizia ambientale erano i principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus in materia ambientale, da riconoscere: su di essi le Province potrebbero legiferare giá adesso, garantendo informazione trasparente sui progetti, accessibilità agli strumenti di iniziative popolare, invece le resistenze sono molte. La stessa Consulta, con sentenza del 2020, aveva chiarito che l’esercizio della competenza regionale trovava limite nella disciplina statale della tutela ambientale, salve la prescrizione di livelli di tutela più elevati. Bisognava prima agire in questo senso, e solo in un secondo momento eventualmente chiedere nuove competenze.

Il vicepresidente della Regione Arno Kompatscher si è stupito di certe affermazioni che dimostrano come non ci sia nessuna comprensione su come funziona l’Autonomia e le sue basi giuridiche: dire per esempio che se si assume la competenza sull’ambiente non si riuscirà a rispettare gli impegni internazionali è incomprensibile. Le competenze legislative della Provincia sono esercitate tenendo conto di questi limiti. I parchi naturali esistenti dimostrano che si è ben in grado di gestire l’ambiente. Lo stato regolarmente impugna le leggi dicendo che si è fatto molto meglio dello Stato, ma purtroppo violando le competenze. La sentenza citata si riferisce esclusivamente a standard minimi definiti dallo Stato. Stupisce che in una regione invidiata per la sua Autonomia proprio in Consiglio regionale si dica che questa Autonomia non la si vuole; è giusto rivendicare questa competenza, nella consapevolezza che rappresenta una grande responsabilità e che vanno rispettati i limiti internazionali.

Nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Giorgio Tonini (Partito Democratico) ha ricordato che da senatore aveva firmato un disegno di legge del genere, e la competenza era stata riconosciuta nell’ambito della riforma costituzionale portata avanti dal PD e bocciata dal referendum costituzionale. era convinto della vontá sua rivendicazione di questa competenza, e il rafforzamento della tutela dell’ambiente nella Costituzione rendeva ancora piú certa e chiara un’eventuale assunzione di competenza, che non poteva che restare all’interno di tale ordinamento giuridico. per questioni di merito, tuttavia, il suo gruppo si asteneva: si proponeva una riforma dello Statuto a colpi di maggioranza, facendo oltretutto una forzatura senza possibilitá di raggiungere un risultato. Questo era spararsi sui piedi.
Posta in votazione, la proposta di deliberazione n. 20 è stata approvata con 34 sì, 6 no e 12 astensioni.

È ripresa quindi la trattazione della Mozione n. 10, presentata dai Consiglieri regionali Kaswalder, Guglielmi e Leonardi per impegnare la Giunta regionale a manifestare al Governo italiano la contrarietà della Regione Trentino-Alto Adige ad ogni ulteriore rinnovo delle sanzioni economiche finanziarie adottate dalla UE contro la Federazione Russa e a chiedere allo stesso di opporvisi nelle competenti sedi europee. L’esame era stato avviato nella seduta di marzo.

Giorgio Tonini (Partito Democratico) ha ritenuto che in materia non di competenza della Regione si dovesse usare lo strumento del voto.
Il proponente Walter Kaswalder (Autonomisti popolari – Fassa) ha ricordato che la stessa mozione era stata approvata dalla Regione Piemonte, nonché che è dal 2014 che ci sono sanzioni contro la Russia, paese dal quale arrivavano sempre molti turisti, con disponibilitá finanziarie di certo rilievo, e nel quale si acquistavano prodotti locali del Trentino-Alto Adige. Invece, ins eguito alle sanzioni, l’Azerbaijan sta piantando tantissimi meleti, che faranno concorrenza. Questi sono danni che le sanzioni portano all’economia locale, mentre bisogna importare da quel paese il gas metano. vero è che manca la competenza in politica estera, ma con la sua mozione intendeva proporre un ragionamento per sollecitare chi era in grado di fare un po’ di pressione a tutela degli interessi del territorio. Era però disposto anche a ritirare la mozione, e così è stato.

Si è poi passati alla In discussione congiunta della Mozione n. 17, presentata dai consiglieri regionali Kaswalder, Guglielmi e Ossanna per impegnare la Giunta di comunicare al Ministro degli Esteri la richiesta del Consiglio regionale di riconoscere tempestivamente e formalmente lo Stato d’Artsakh (Nagorno-Karabakh), perché diventi direttamente un interlocutore autorevole del Governo italiano; Mozione n. 19, presentata dai consiglieri regionali Manica, Ferrari e Zeni per impegnare il proprio Presidente e la Giunta regionale a promuovere e garantire forme di collaborazione per mettere a disposizione delle Autorità territoriali e internazionali la propria esperienza d’autonomia nel processo di pace che interessa la regione Nagorno-Karabakh.

Il proponente della mozione 17, Walter Kaswalder (Autonomisti popolari – Fassa), ha riferito che il tema contenuto nella mozione era fortunatamente superato. si trattava di un conflitto di lunghissimo corso. Questo dava l’occasione di evidenziare il no alla guerra e l’opportunitá di agire sempre con la mediazione, anche magari proponendo l’esempio della Regione Trentino-Alto Adige, la cui autonomia era cresciuta grazie a tavoli di discussione. era disposto quindi anche a sostenere la mozione del PD, con l’obiettivo ultimo di garantire la pace. Egli ha quindi ritirato la sua mozione.

In quanto alla mozione 19, il primo firmatario Alessio Manica (Partito Democratico) ha ringraziato il collega Kaswalder per l’apertura, e ricordato che un anno fa si era stati oggetto di messaggi di armeni in merito a un conflitto che oggi sembrava in una situazione di calma apparente, garantita dalla presenza internazionale, in particolare russa la situazione però era tutt’altro che risolta. Non potendo intervenire come regione, si poteva dare un contributo in termini di esempio. la mozione chiedeva proprio di mettere a disposizione le competenze in merito a un modello che aveva permesso la convivenza di etnie diverse, dimostrandosi efficace.

Paul Köllensperger (Team K) ha ricordato che molti consiglieri avevano ricevuto un anno fa una mail di una parlamentare di Karabakh che chiedeva aiuto. Purtroppo nel frattempo c’era stato un accordo con la regia della Russia che comportava una sconfitta dell’Armenia. la mozione 17 sarebbe stata più adatta, perché Nagorno-Karabah auspicava all’indipendenza; la mozione 19 è ancora attuabile, perché prevede che la regione possa assumere certe competenze autonome.
Claudio Cia (Fratelli d’Italia) ha sostenuto la mozione, che si proponeva di esportare un modello di convivenza. Verrebbe però da dire che ormai la regione è stata talmente svuotata di tutto, come dimostrano i voti del pomeriggio, che ci si trova a occuparsi di temi di politica estera. Si chiede di promuovere forme di collaborazione mentre si smantellano le forme di collaborazione tra le due province nell’ambito dell’ente regione. Egli avrebbe comunque votato la mozione, pur considerandola una dichiarazione d’intenti senza effetti concreti.

Mirko Bisesti (Lega Salvini Trentino) ha sostenuto che era importante parlare di questi temi, per far sí che dei modelli come quelli del Trentino-Alto Adige potessero dire la loro su situazioni complicate. Questo non era svilente, perché se un modello di buona pratica poteva portare un contributo con i fatti in altri territori questo era positivo.
Alex Marini (Movimento 5 stelle) si è detto favorevole a iniziative per promuovere convivenza e pace, sottolineando tuttavia che il dispositivo era generico, non specificando in cosa potessero consistere queste “forme di collaborazione”. Sarebbe stato utile anche specificare qual era il soggetto della Regione da incaricare, e presso quale istituzione. Egli ha quindi ricordato la sua esperienza a Tuzla in Bosnia Herzegovina, dove aveva avuto la conferma della bontà di certe forme di collaborazione, al fine di recepire buone prassi istituzionali, domandandosi poi quale fosse l’assessore regionale cui sottoporre la questione.

In replica, il vicepresidente della Regione Arno Kompatscher ha annunciato sostegno alla mozione, aggiungendo che in quanto agli organi con cui collaborare per portare avanti questa mozione, egli non ne escludeva nessuno, dal Consiglio europeo al comitato delle regioni. La Regione poteva essere un esempio, non un modello da copiare 1:1, per mostrare che ci sono delle prospettive e meccanismi che permettono di uscire dai conflitti. Alessio Manica ha ringraziato per il sostegno e chiarito che spetta al presidente del Consiglio e alla Giunta ragionare su con quali interlocutori avviare il ragionamento. Anche in queste dimensioni la regione poteva recuperare parte della sua forza.
Posta in votazione, la mozione 19 è stata approvata con 48 voti a favore e 4 astensioni.

La successiva Mozione n. 18, presentata dai Consiglieri regionali Köllensperger, Faistnauer, Alex Ploner e Franz Ploner per impegnare la Giunta regionale a mettere in atto tutti i passi affinché sia realizzato e portato a buon fine il progetto originario di creare una società holding per il trasporto merci lungo il corridoio del Brennero, ad impedire lo spostamento della sede legale societaria fuori dal territorio regionale e a mettere in atto i passi necessari per creare una società europea che assuma un ruolo di player di primo ordine nel trasporto merci su rotaia lungo l’asse del Brennero da Verona fino in Baviera, è stata illustrata dal primo firmatario Paul Köllensperger (Team K) Il consigliere ha ricordato che venti anni fa su iniziativa di A22 era nata Rail Traction Company – RTC, con l’obiettivo di realizzare una società attiva nel trasporto merci su rotaia, sul corridoio del Brennero, un asset strategico di grande importanza per la Regione e le due Province, soci di riferimento di A22: RTC S.p.A., che attualmente opera circa 11.500 treni all’anno, di cui 65% di trasporto combinato e 35% di traffico tradizionale. Attraverso la società vengono trasportati su rotaia annualmente 7 milioni di tonnellate di merce, percorrendo 2.500.000 km.

Essa appartiene al 95,53% a STR S.p.A. (partecipata al 100% da Autobrennero S.p.A.) ed al 4,47% a DB Cargo AG società figlia della Deutsche Bahn AG. Per rinforzare ulteriormente le politiche di coordinamento e di sostenimento del trasporto su rotaia già nel 2014 era nato il progetto di unire le due principali società operative nel settore del trasporto merci su rotaia (RTC S.p.A. e Lokomotion GmbH) in un’unica società holding con sede nella regione. Attraverso la fusione tra RTC S.p.A. e Lokomotion GmbH, società tedesca partecipata da STR S.p.A. al 20%, da RTC S.p.A. al 30%, DB Cargo al 30% e Kombiverkehr GmbH & Co. KG al 20%, si sarebbe ottenuto un forte operatore transnazionale sull’asse nord-sud, fortemente inserito in una logica politica di rafforzamento degli interessi regionali locali di spostamento del trasporto merci dalla strada alla rotaia. Purtroppo, sembrava che l’intenzione di fondere le due realtà fosse stata più volte rallentata dai responsabili, che avevano intrapreso un processo di fusione solo formalmente. Sorprendeva con rammarico dover constatare, come in maniera lenta, senza dare nell’occhio ma inesorabile un po’ alla volta RTC S.p.A. finissse a spostare il suo baricentro, non solo operativo ma anche legale, verso Verona.

Si chiedeva quindi di impegnare la Giunta regionale 1) a mettere in atto tutti i passi concreti e necessari, a livello politico e a livello di governance societaria, affinché il progetto originario di creare una società holding per il trasporto merci lungo il corridoio del Brennero con sede legale e operativa in regione che detenga le intere quote del capitale sociale di RTC S.p.A. e Lokomotion GmbH sia realizzato e portato a buon fine; 2) ad esprimere la chiara volontà politica di mantenere la sede della società RTC S.p.A. in regione, e quindi di compiere i necessari passi, nelle sedi opportune, per impedire uno spostamento della sede legale societaria fuori dal territorio regionale e per a evitare che l’asset creato e gli investimenti fatti finiscano fuori regione; 3) ad esprimere a livello politico la volontà concreta e non solo formale di procedere alla collaborazione attraverso la fusione di cui al punto 1) con i partner internazionali (DB Cargo, Kombiverkehr) e di conseguenza di mettere in atto i passi necessari per creare una società europea che assuma un ruolo di player di primo ordine nel trasporto merci su rotaia lungo l’asse del Brennero, da Verona fino in Baviera.

Il vicepresidente Arno Kompatscher ha appoggiato la mozione, che esprimeva l’obiettivo delle azioni che giá si portano avanti. Obiettivo era creare una societá pubblica partecipata forte che portasse una quantitá maggiore di merce su rotaia. Questa era l’idea del defunto ex presidente A22 Willeit, il finanziamento trasversale della rotaia tramite l’autostrada rispecchia la visione della rata come corridoio. Paul Köllensperger ha apprezzato il sostegno, auspicando che la politicizzazione di RTC e RTS decadesse.

Giorgio Tonini (PD) ha aprezzato öla proposta, sostenendo che il concetto di corridoio era essenziale per la Regione e l’Euregio, e auspicando che nella riorganizzazione della A22 il tema della società autostrada che lavora in una politica di corridoio a favore della rotaia, l’idea che la terza corsia dell’autostrada sia la ferrovia, restasse centrale.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha sostenuto la mozione, che poneva la questione di un vettore di merci su rotaia rafforzato dalla collaborazione delle due società. Per trasferire le merci da gomma a rotaia ci vuole un soggetto forte, che abbia il suo cuore nella Regione trentino-alto Adige Südtirol e in una societá Autobrennero che gestisce la A22 e attraverso il vettore ferroviario contribuisce al trasferimento del trasporto dalla gomma alla rotaia, unico esempio in Europa. Opportuno sarebbe un adeguamento dei pedaggi a quelli degli altri corridoi transalpini, in questo modo la riduzione del traffico non si trasformerebbe in riduzione di introiti. Il transito su rotaia da Monaco a Verona aveva subito varie oscillazioni, in certi momenti aveva forza maggiore rispetto a oggi, c’erano anche transiti di treni con autocarri al seguito che proseguivano su gomma sul territorio Italiano, grazie all’economicità dei pedaggi.
Messa in votazione, la mozione n. 18 è stata approvata con 43 sì e 2 astensioni.

È stato quindi trattato il Disegno di legge n. 19: Parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (presentato dai Consiglieri regionali Foppa, Dello Sbarba e Staffler); con esso, si prevede che i due terzi delle candidate o candidati di un genere la cui presenza è da garantire in una lista elettorale (elezioni comunali) non sia più basato sul numero massimo possibile di candidature, ma sul numero effettivo di persone candidate in lista, nonché che nel primo terzo della lista siano collocati in ordine alternato candidate donne e candidati uomini. Il disegno di legge, ha spiegato il presidente della 1a commissione legislativa Denis Paoli, era stato da essa respinto.
La prima firmataria Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha richiamato l’articolo 51 della Costituzione che riferisce condizioni di eguaglianza per l’accesso alle cariche elettive e la promozione a tale fine delle pari opportunitá tra donne e uomini.

Il disegno di legge riguarda L’accesso ai Consigli comunali e una facilitazione in questo senso per le donne: studi internazionali hanno dimostrato che per le donne è più difficile entrare nei Consigli comunali che entrare nei Consigli provinciali o regionali e nei parlamenti nazionali, che è più difficile diventare sindaca che diventare ministra, e che soprattutto a livello comunale conta il sostegno di reti, anche associazionistiche, che sono tradizionalmente maschili. Le donne, inoltre, non solo fanno fatica a essere elette, ma anche a restare in politica: in provincia di Bolzano si sono ripresentati nel 2020 80 sindaci in carica, e solo 9 non sono stati rieletti, mentre delle 8 sindache ben 3 non sono state rielette. La consigliera ha smentito che le donne vogliano ostacolare le altre donne, aggiungendo che lei fa politica proprio per far fare meno fatica alle donne che verranno dopo di lei. In commissione Locher aveva detto che le donne non hanno tempo, ed è vero che le donne hanno tantissimo da fare, dal lavoro all’educazione alle attivitá culturali, ma il mondo ha bisogno di rappresentanza femminile.

Negli ultimi due anni questo si era visto: quando gli organi che gestiscono un’emergenza sono composti tutti da maschi, in pochissimo tempo le donne spariscono dalla scena e vengono dimenticate. Le donne portano uno sguardo sul mondo che gli uomini non hanno. Nel suo paese, di giorno ci sono tante donne con bambini e tanti anziani: se chi gestisce spazio pubblico e mobilità sono tutti maschi, non possono conoscere che mobilità c’è in certe ore della giornata, anche se è vero che ci sono sempre più padri che si occupano dei figli, ma spesso non sono questi a sedere nei Consigli comunali. In provincia di Bolzano le donne sono attualmente meno del 25% nei Consigli comunali; a Braies c’è una sola donna in un Consiglio con 11 uomini, a Brunico 4 donne e 23 uomini, a Campo Tures 2 donne e 16 uomini. Attualmente per le elezioni comunali, è sì prevista la presenza di un terzo dei candidati dell’altro sesso, ma, se tale quota non viene rispettata, basta anche la presenza di un solo candidato dell’altro sesso, che è sempre quello femminile: se non viene raggiunta la quota di “un terzo di donne”, i posti in lista rimangono vuoti e potrebbe esserci in lizza un’unica donna a fronte di decine di uomini: il disegno di legge mira a cambiare questa modalità di formazione delle liste e ad applicare lo stesso meccanismo vigente per il Consiglio provinciale di Bolzano, assicurando alle donne un terzo dei posti nelle liste. Una sola donna non basta perché chi vuole eleggere una rappresentante femminile abbia una scelta.

Una legge che dispone in questo senso obbliga anche i partiti a occuparsi del perché non si trovano le donne, che è la replica che sempre si solleva a proposte di questo genere. Foppa ha aggiunto che non dovrebbero essere solo le donne a dover votare donne, ma anche gli uomini, perché altrimenti la disparità resta, e ha aggiunto che le quote sono uno strumento temporale a cui si vorrebbe rinunciare il prima possibile; a chi dice che deve vincere il più bravo si può rispondere che allora, essendoci tanti uomini ovunque, è da ritenere che gli uomini siano piú bravi: se così non è, è perché sono uomini. Importante è anche che le donne siano posizionate anche nella testa di lista, pertanto si propone in questa posizione un sistema a cerniera: poi la scelta sará sempre di elettori ed elettrici.

La discussione prosegue nella prossima seduta di Consiglio regionale.

In chiusura di seduta, il presidente Noggler ha comunicato che si trattava dell’ultima seduta per il segretario generale Stefan Untersulzner, che sarebbe andato a pensione a fine anno, e lo ha ringraziato per il suo contributo dal 1994. Untersulzner ha a sua volta ringraziato per la stima ricevuta in questi 27 anni, in cui il suo compito era stato assistere l’ufficio di presidenza e i consiglieri. È stato salutato con un applauso.