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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * COMMISSIONE SPECIALE MALTEMPO: « PROSSIMO SOPRALLUOGO IN VAL DI SOLE E RENDENA IL PRIMO FEBBRAIO »

Commissione speciale maltempo la parola ai tecnici. Prossimo sopralluogo in val di Sole e Rendena il primo febbraio.

Si è riunita questa mattina nella Sala Lenzi di Palazzo Trentini, la Commissione speciale di studio sui danni provocati dal maltempo dell’ottobre scorso. La seduta ha previsto l’audizione dei responsabili delle strutture provinciali per approfondire gli aspetti tecnici e gli interventi organizzati per il ripristino, di cui diamo conto qui di seguito.

 

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30 milioni di euro (15 milioni già spesi) per la sicurezza stradale, si ipotizzano 50 milioni per opere di asporto piante, paramassi e paravalanghe

L’ing. Stefano De Vigili, responsabile del Dipartimento infrastrutture e trasporti della Provincia, ha comunicato che l’impatto dell’evento sul sistema stradale è stato molto importante. Per dare qualche cifra che possa inquadrare il fenomeno da un punto di vista dei danni, sono stati già spesi circa 15 milioni di euro (8,6 milioni dal Servizio viabilità ed altrettanti dal Servizio opere stradali) e ne sono in previsione altrettanti per interventi finalizzati al ripristino della sicurezza delle strade. In una seconda fase si prevede l’asporto circa 1,5 milioni di piante e la costruzione di paramassi e paravalange, con un impegno complessivo ipotizzato di circa 50 milioni di euro sull’intero territorio provinciale.

 

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Gli spunti sollevati dai consiglieri

Ugo Rossi ha rilevato che sarebbe fondamentale conoscere da ogni settore interessato della Provincia una quantificazione ufficiale dei danni, comprensiva della modalità adottata per effettuare la stima. Questo per evitare allarmi immotivati e false percezioni e per poter interagire in maniera strutturata con la Giunta. Inoltre, Rossi ha trasferito le sollecitazioni raccolte sul territorio con riferimento ai criteri per i risarcimenti e alle modalità di applicazione, affinché vengano “messe in agenda”: in particolare, sui lavori in economia diretta, sulla viabilità di carattere agricolo, sulle scorte e la valutazione delle perdite per mancata produzione, sul ruolo dei dottori forestali nella valutazione dei danni. Pietro De Godenz (UpT) ha convenuto con Rossi sulla necessità di avere una valutazione esatta, anche in ordine alle opere stradali e a come verrà rivisto il piano economico con riferimento alle riprese assegnate ai singoli comuni, a seguito degli schianti.

Alex Marini (5 Stelle) ha rilevato due problematiche: il tema del valore delle aste e quello del supporto ai comuni, le cui risorse appaiono insufficienti per poter far fronte a questa calamità, sopratutto nella gestione del legname.
Il Presidente Ivano Job ha rassicurato Rossi sulla volontà di mantenere un costante raccordo con la Giunta: lui stesso, assieme all’ing. De Col, parteciperà al Tavolo organizzato per far fronte a questa calamità.

 

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7 milioni i danni per il settore agricolo, sarà difficile riconoscere i costi “familiari”

Il dott. Romano Masè, responsabile del Dipartimento agricoltura, foreste e difesa del suolo e il dott. Maurizio Zanin, che ha l’incarico di coordinamento operativo del settore, hanno risposto alle domande dei commissari.
Masè ha chiarito che allo stato attuale è stata fatta una ricognizione preliminare che si andrà ad affinare nei tempi, ma che risulta essere altamente attendibile. Si tratta di 3,3 milioni di metri cubi di materiale legnoso schiantato, che hanno interessato circa 18-19 mila ettari di superficie, per un totale di 7 milioni di danni per il settore agricolo, che per il settore forestale riguardano per la maggior parte il territorio orientale della Provincia, mentre per l’agricoltura sono concentrati in Valsugana (che da sola registra circa 4 milioni di danni).

Un’emergenza, ha osservato, che ci accompagnerà nella gestione amministrativa per i prossimi decenni. Sui criteri per gli indennizzi al settore agricolo Masè ha chiarito che c’è piena consapevolezza delle esigenze, ma non è possibile riconoscere in questa fase i costi “familiari”. Tuttavia si valuterà di poter almeno riconoscere i lavori condotti dagli operai dell’azienda attraverso lo strumento dell’autodichiarazione del titolare. In ogni caso, per pensare ad un’ipotesi di contributo occorre attendere decisioni di natura politica. Il tema della viabilità, invece, sarà affrontato all’interno di una visione complessiva. La questione delle mancate produzioni riferite al 2018 è di difficile valutazione allo stato attuale, ma sarà fornito riscontro appena possibile.

 

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Caldeggiato il ricorso ai liberi professionisti forestali

Il ruolo dei professionisti, ha aggiunto Masè, è centrale: accanto al lavoro diretto delle strutture provinciali è decisivo l’apporto dei forestali con i quali c’è un confronto continuo e anche negli incontri con le amministrazioni si sta caldeggiando l’appoggio a professionisti forestali per un supporto specialistico, anche se al momento non c’è un incentivo collegato. Sul fronte della viabilità forestale l’intenzione è quella di mettere in campo un’azione straordinaria diretta senza però escludere che qualche proprietario forte realizzi direttamente determinati interventi. Rispetto alla questione dei piani, i proprietari più colpiti ne chiedono una revisione e si sta pensando a strumenti agili di aggiornamento dei tagli, anche in collaborazione con liberi professionisti.

 

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Minor valore dei materiali di circa il 20%, incoraggianti i primi risultati

Il dott. Zanin, coordinatore per il fronte forestale, ha aggiunto alcune considerazioni, con una zoomata specifica sul fronte delle aste e degli affidamenti. I costi sono di carattere diretto e indiretto, ha chiarito. I costi diretti, quelli quantificati per il settore forestale dal piano degli interventi, nell’ordine dei 21 milioni di euro, abbracciano l’orizzonte temporale di tre anni del piano e riguardano le sole infrastrutture a servizio del bosco. La voce forse più grossa, in una fase temporale immediatamente successiva, riguarderà i ripristini. Si tratta di una partita molto consistente che coinvolge il recupero del territorio schiantato a bosco o pascolo. I costi indiretti sono quantificabili in una riduzione del reddito che i proprietari avrebbero avuto in condizioni ordinarie.

Il valore del legname prima dell’evento era superiore ai 100 euro, a metro cubo mentre attualmente arriva ad 80. L’azione provinciale attraverso il piano e sopratutto attraverso i contatti e l’assistenza capillare sul territorio è naturalmente un’azione di indirizzo, non può essere coercitiva. Nella fase di monitoraggio, nell’assistenza tecnica ai proprietari con l’individuazione dello sgombero delle aree e quindi la progettazione dei tagli, la suddivisione in lotti e l’assistenza alla stima e vendita del legname è fondamentale il ruolo dei professionisti forestali. Professionisti che si pagano da soli nel senso che le spese rientrano nell’utile che l’azienda potrebbe avere in una corretta gestione dello smaltimento del materiale. Il piano dedica ai liberi professionisti un paragrafo ad hoc che individua la prestazione professionale che andrebbe loro richiesta.
Un dato ulteriore: sono 370.000 i metri cubi di materiali messi in vendita “in piedi” di cui 250.000 sono stati già venduti: un risultato non disprezzabile, se i ritmi fossero questi il dato sarebbe confortante. Come si diceva prima, i prezzi attualmente variano tra i 25-30 euro al metro cubo (con costi di utilizzazione di 40-45 euro al metro cubo), per arrivare al totale di circa 80 euro al metro cubo. Un 20% in meno rispetto al valore ordinario.

Su sollecitazione di Marini, Zanin ha chiarito che i vivai in provincia di Trento sono 3, uno a Casteler (Trento), uno a Borgo (San Giorgio) e uno a Masi di Cavalese. I tre vivai resteranno in attività e nel piano degli interventi c’è una parte di definizione dei fabbisogni all’interno della quale si terrà conto anche di questi. Su richiesta del consigliere Michele Dallapiccola (Patt), Zanin ha spiegato che percentualmente lo scarto del materiale schiantato rispetto ad una normale attività boschiva può avere lo stesso ordine di grandezza.

 

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Sforza: domande di indennizzo dal 10 gennaio all’1 marzo

L’ing. Gianfranco Cesarini Sforza, responsabile del Dipartimento di protezione civile ha riassunto gli interventi messi in campo per affrontare il fenomeno calamitoso, distinguibili secondo diverse linee di azione: il primo soccorso (fase durante l’evento, che ha permesso l’evacuazione di circa 500 persone e ha coinvolto circa 500 professionisti provinciali oltre a 4000 volontari della protezione civile con circa 2 milioni di costi complessivi); il ripristino delle infrastrutture e reti (lavori alla rete stradale e viaria e interventi di ripristino); gli interventi di somma urgenza fatti assieme a 120 comuni interessati, con circa 250 situazioni di lavoro per un costo complessivo stimato attorno ai 23 milioni di euro (interventi in parte in corso e in parte che saranno avviati entro la primavera, quando la situazione meteo lo consentirà); sostegno al tessuto economico sociale con contributi alla popolazione a sostegno delle economiche e produttive interessate dall’evento.

Le domande di indennizzo per queste tipologie si possono presentare dal 10 gennaio all’1 marzo, secondo modalità e modulistica disponibile sul sito della Provincia, ove è chiarita anche la percentuale di indennizzo, rispetto a veicoli per nuovo acquisto o danneggiamento, rispetto a danni a beni immobili adibiti ad abitazione e proprietà fondiarie, arredi, attrezzature, impiantistiche, lavori di sgombero della proprietà che circonda l’edifico, danni per attività agricole e acquacoltura ecc. Sono previsti indennizzi anche per i danni ad imprese ed attività produttive e per la perdita di reddito calcolata sulla media dei 5 anni precedenti, secondo uno schema articolato che definisce le spese ammissibili e i contributi concedibili.

 

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Parola ai consiglieri per osservazioni e rilievi

Da un punto di vista della chiarezza e velocità di accesso agli strumenti è stato fatto uno sforzo importante, ha ammesso il consigliere Ugo Rossi che ha rinnovato tuttavia l’invito a produrre un quadro organico, pur con il beneficio del dubbio. Serve cioè un documento prodotto dalla Giunta che riassuma in un’unica pagina la stima dei danni totali per dipartimento. Un dato certo è difficile averlo, ma quello che hanno in mano i dirigenti cercherò di ottenerlo, ha rassicurato Job che si è anche impegnato a comunicarlo alla Commissione.

Si è unito alla richiesta di Rossi Pietro De Godenz che ha anche posto l’attenzione sulla scelta del materiale di reimpianto, commisurata alla struttura, alla capacità di radicamento e alla possibilità che queste piante possano in futuro rappresentare di per sé una barriera naturale. Il consigliere Alex Marini ha posto una domanda delicata, interrogandosi su quali potrebbero essere i potenziali contenziosi in conseguenza dei danni a case, strutture, ma sopratutto persone, in luoghi dove era stata concessa la possibilità di costruire, anche in deroga al piano Demarchi del ‘67. Cesarini Sforza ha chiarito che sarà fatta una valutazione/distinzione delle zone di rischio, con la messa in evidenza delle criticità collegate anche a questo evento. Il resto sarà compito della magistratura.

 

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Boschini: gestione rifiuti sotto controllo

La dott.ssa Laura Boschini, direttrice dell’Appa, è intervenuta per chiarire che l’operazione di sgombero del territorio dai detriti nell’imminenza dell’evento aveva previsto un’ordinanza assunta in emergenza che consentiva ai sindaci di individuare aree di stoccaggio del materiale in deroga alle norme vigenti. Un’ordinanza che scadrà il 2 maggio prossimo e che ha consentito di fare fronte alla situazione di grave disagio creatasi all’indomani della calamità.

La Provincia, fatta una ricognizione, ha potuto appurare che il materiale è per la gran parte costituito da rifiuti non urbani e non pericolosi, che già i comuni si stanno dando da fare per procedere allo smaltimento. Entro il 2 marzo, a a seguito di una ricognizione sul territorio, sarà elaborato un piano di recupero e di riutilizzo, con l’indicazione ai comuni delle corrette modalità di smaltimento. Da questo punto di vista non si intravedono grossi problemi in ordine ai rifiuti.

 

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Prossima tappa , il sopralluogo nelle valli di Rabbi, Sole, Rendena e Chiese

La Commissione speciale si riunirà nuovamente il primo febbraio per effettuare il secondo sopralluogo alle zone colpite dal maltempo. La meta questa volta sarà la valle di Rabbi e di Sole, con una tappa, sulla via del rientro, anche nelle valli Rendena e del Chiese.