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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * COMMISSIONE INDAGINE MINORI: « PRESENTATO IL PROGETTO “PIPPI“, PER FARE CRESCERE IL SENSO DI RESPONSABILITÀ DEI GENITORI »

Minori, un progetto per far crescere il senso di responsabilità dei genitori. La Commissione d’indagine sull’affidamento dei minori ha approfondito questo pomeriggio il progetto Pippi, acronimo che sta per Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione che, giunto alla nona edizione, ha interessato 43 famiglie e ha l’obiettivo di accompagnare i genitori che appartengono a famiglie vulnerabili. Un percorso più impegnativo, ha affermato l’assessora, rispetto all’allontanamento dei minori, ma che permette di mantenere l’integrità del nucleo familiare.

Anna Berloffa, direttore del Centro per l’infanzia, ha tratteggiato i contenuti del progetto Pippi e le linee d’indirizzo nazionali governative che sono state accolte dalla Giunta con una delibera del 2019. L’idea di fondo del progetto è quella di intercettare preventivamente le vulnerabilità delle famiglie.

Una presa in carico a 360 gradi che coinvolge la rete dei servizi sociali e il privato sociale. Ormai una lunga storia quella del progetto Pippi, partito a livello nazionale nel 2011. Attualmente, su buona parte del territorio trentino, è in corso la nona edizione del progetto e da marzo sono partite le sperimentazioni in tutte le comunità di valle. Il modello Pippi, inoltre, è diventato un Leps, cioè un livello essenziale dei servizi sociali.

Un programma di ricerca – azione nel quale, ha spiegato la dottoressa Rita Gelmini che segue il progetto, le stesse famiglie sono protagoniste. Fino a oggi, come detto, quarantatré quelle accompagnati, con bambini tra 6 e 10 anni, l’80% delle quali italiane, e 200 gli operatori formati. A livello nazionale la sperimentazione è diffusa il 20 regioni e ha coinvolto 4800 famiglie. Un metodo scientifico per sostenere la genitorialità delle cosiddette famiglie “negligenti” coinvolgendo scuola, terzo settore, mondo educativo, servizi sociali e sanitari. La famiglia, ha sottolineato Rita Gelmini, è parte integrante dell’equipe multidisciplinare e viene presa in carico con un’azione intensiva e di breve durata, perché, come risulta dalle ricerche, nell’arco di 18 mesi le famiglie possono conquistare la loro autonomia. Nel programma sono previsti anche interventi di quello che viene definito vicinato solidale (associazioni sportive o familiari) e dei gruppi di discussione tra genitori.

La consigliera del Pd ha chiesto all’assessora perché ben l’80% delle famiglie prese in carico sia italiana, e come si concilia questo progetto con i 10 anni di residenza per accedere ai bonus bebé. Inoltre, ha disapprovato il termine, troppo stigmatizzante, di “famiglie negligenti”. Una definizione, questa la risposta della dottoressa Gelimini, che è stata usata dal gruppo di ricerca dell’Università di Padova ma che è stata giustamente sostituita, nelle fasi della ricerca, con “vulnerabilità”.

La scelta delle famiglie si è invece basata su un questionario somministrato nei vari ambiti territoriali a 20 famiglie indicate dai servizi sociali. Tra queste venti, le dieci corrispondenti agli indici di vulnerabilità sono state inserite nel progetto Pippi. Quindi, l’80% di famiglie italiane è casuale. L’assessora sui 10 anni di residenza ha ricordato che c’è una deroga per i minori e per le famiglie vulnerabili segnalate dai servizi sociali. Rispondendo sempre alla consigliera Pd, Anna Berloffa ha detto che c’è effettivamente la necessità di costruire una foto precisa dei bisogni esistenti.

Durante la seduta di oggi pomeriggio, Luca Guglielmi (Fassa), con quattro voti e due bianche, è stato eletto al posto del dimissionario Claudio Cia (FdI) segretario della Commissione. La presidente ha ricordato che alla Commissione il Consiglio ha accordato un anno in più di lavoro che, ha aggiunto, sarà necessario anche per svolgere le visite alle strutture per i minori che sono in programma.