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CONSIGLIO PROVINCIALE PAT: IV COMMISSIONE, NO AL DDL FASANELLI SU ITEA

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8:58 - 30/03/2017

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Quarta commissione, minuto di silenzio per la tragedia delle Albere. No al ddl Fasanelli sulle ristrutturazioni degli alloggi Itea. Aperti i ddl di Zeni e Degasperi sulla rete epidemiologica veterinaria. Discussa la relazione sull’attività 2016 della Commissione pari opportunità.

Nella seduta di oggi, la Quarta commissione ha respinto con tre voti a favore e quattro no, il ddl di legge di Massimo Fasanelli che prevede la possibilità di un intervento finanziario degli inquilini per i lavori di ristrutturazione degli alloggi Itea vuoti. I consiglieri poi hanno discusso la relazione sulle attività svolte lo scorso anno dalla Commissione pari opportunità. Aperti anche i ddl dell’assessore Zeni e del consigliere di 5 Stelle Filippo Degasperi sulla costituzione di una rete epidemiologica veterinaria.

Il presidente della Quarta commissione, Giuseppe Detomas, all’inizio dei lavori, ha invitato i consiglieri a osservare un minuto di silenzio per riflettere sulla tragedia delle Albere. Una dramma, ha detto, che non può essere limitato a fatto di cronaca e che ha colpito profondamente la comunità trentina, la quale ha dato prova di grande sensibilità. Detomas ha affermato che va avviata una riflessione sui modelli culturali e ha auspicato che da parte dei legislatori ci sia un impegno per fare in modo che la nostra comunità sia in grado di ascoltare e di farsi carico dei problemi che spesso covano nelle persone e nelle famiglie e possono sfociare in tragedie come quella di lunedì scorso.

La seduta di oggi della Quarta commissione, si aperta con la presentazione ai consiglieri della relazione sull’attività 2016 delle Commissione pari opportunità. La presidentessa Simonetta Fedrizzi ha aperto la relazione sottolineando che la Commissione non è un braccio operativo della Pat, né tantomeno un ente funzionale, ma è un organo consultivo della Giunta e dello stesso Consiglio. Sulla rappresentanza di genere nei luoghi decisionali la commissione ha insistito molto nell’attività del 2016 e sulla modifica della legge elettorale, ha ricordato, è stato fatto un lavoro di sensibilizzazione nella società per ribadire il valore di una democrazia paritaria.

Un lavoro dal quale è nata la Carta per la democrazia paritaria che è stata presentata al Presidente del Consiglio Dorigatti e alla Prima commissione. Simonetta Fedrizzi ha auspicato che nel sistema elettorale trentino venga inserita la lista elettorale con pari rappresentanza con l’alternanza uomo e donna e la doppia preferenza di genere pena l’annullamento, ma senza l’obbligo di esprimere la seconda preferenza. Importante, ha aggiunto, anche la par condicio nella campagna elettorale perché le donne hanno molta meno visibilità. Sempre sulla rappresentanza di genere, ha detto ancora la presidentessa della Commissione, è stata avviata la banca dei saperi che verrà concretizzata nel corso del 2017 e dovrà rappresentare una risposta all’asimmetria di genere nei luoghi decisionali. Fedrizzi ha ricordato anche la mostra e il libretto sulle 21 donne che hanno contribuito alla nascita della Costituzione.
Claudia Loro si è soffermata sul lavoro, un settore che riserva ancora difficoltà per le donne. Con la crisi si è registrato un aumento del part – time involontario e delle occupazioni precarie e poco qualificate. Il tasso di occupazione femminile è aumentato, ma rimane ancora lontano da quello maschile. Tra le donne permane un forte tasso di abbandono del mondo del lavoro: una dimissionaria su quattro lascia per dedicarsi ai figli e una su cinque per motivi che vanno dai costi eccessivi dei nidi, ai problemi di orario di lavoro e col datore di lavoro. Loro ha ricordato anche lo studio sulla differenza di trattamento durante la maternità. Analisi che ha messo in evidenza che ci sono forti differenze nei trattamenti di maternità tra settori e settori e ancora di più tra lavoratrici subordinate e atipiche. Su questo, ha affermato, andrebbero promosse azioni correttive in linea con la tradizione di welfare della nostra provincia. Un appello che è stato rivolto, e accolto, all’assessora regionale Violetta Plotegher (Pd). Claudia Loro ha ricordato, infine, anche il protocollo sindacati – imprenditori per la lotta contro le molestie e la violenza di genere sul lavoro.

 

 

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Altro aspetto del lavoro della Commissione, la cultura. Su queste sono state avviate molte iniziative per una comunicazione di genere e per promuovere un linguaggio rispettoso. La presidentessa Fedrizzi ha ricordato l’iniziativa col liceo artistico Depero di Rovereto per produrre uno strumento per promuovere il rispetto di genere e contro gli atteggiamenti sessisti. Un’altra iniziativa è stata fatta per una pubblicità rispettosa delle donne che si basa su un protocollo nazionale che prevede il divieto di uso di immagini sessiste. Su questa c’è stato un primo contatto con il presidente del Cal per avviare un tavolo di lavoro per implementare, come prevede il protocollo, le azioni locali. Sono state fatte, inoltre, segnalazioni al Corecom e all’Ordine dei giornalisti su un’immagine sessista che è stata rimossa, seppur in tempi diversi, dai giornali locali. Giovanna Covi ha ricordato l’emergenza della violenza, dal bullismo alla violenza maschile contro donne e bambini.

Una realtà tragica che può essere modificata solo con la cultura. Su questo tema è stata avviata una serie di letture per bambini e bambine che ha avuto successo e una bibliografia di testi che non contengono steorotipi di genere. Ci sono state poi le presentazioni di documentari sul tema delle donne migranti, alla presenza delle registe, che hanno portato, col convegno all’Università, un contributo culturale importante. Iniziative, ha ricordato Giovanna Covi, che verranno implementate nel corso del 2017. Sullo sport, grazie all’intervento della Commissione pari opportunità, la nuova legge è stata molto migliorata. Anche perché l’ambiente sportivo è ancora influenzato da pregiudizi. Ci sono state una serie di segnalazioni, ha ricordato Simonetta Fedrizzi, sul fatto che le squadre femminili hanno minori contributi rispetto quelle maschili.

E ancora oggi, a livello nazionale, ha ricordato, la legge, nonostante le tante atlete di vertice, non riconosce alle donne la partecipazione allo sport professionistico. Infine, la presidente ha ricordato la campagna “Se ti ama troppo non ti ama affatto”, realizzata con la collaborazione di Latte Trento. Scelta fortemente voluta e dettata dall’obbligo contenuto dalla convenzione di Istanbul, contro la violenza sulle donne, che l’Italia ha sottoscritto. Agire su questo livello culturale, ha aggiunto, è fondamentale e le affermazioni che queste iniziative non hanno alcun impatto si commentano da sole.

Altro momento importante della Commissione per le pari opportunità è il ruolo di cerniera tra società e istituzioni. Su questo c’è l’alleanza regionale sulle pari opportunità nata nel 2014 e che è stata promossa da Violetta Plotegher, che si è occupata delle differenze pensionistiche e della povertà. Rispetto alle altre regioni, il Trentino, ha sottolineato la presidentessa, non si trova all’avanguardia sul tema elettorale e sulla medicina di genere, materia sulla quale è stato depositato un ddl in Parlamento, ma che non è stata inclusa nel piano per la salute della Pat. Su questo argomento, durante il festival dell’economia, la commissione promuoverà un incontro con i medici per trovare soluzioni pratiche, sull’esempio dell’Emilia Romagna.
L’assessora Sara Ferrari (Pd) ha apprezzato il lavoro fatto dalla commissione, sottolineando la capacità di coinvolgere tanti soggetti sul teritorio. Far crescere la cultura delle pari opportunità, ha detto, è una ricchezza per tutta la società. Basti pensare ai padri che hanno investito sulle figlie e hanno scoperto che, nonostante gli sforzi e il grado di conoscenza, sono meno competitive sul mercato del lavoro solo perché donne. Il tema delle pari opportunità non interessa solo pochi è, invece, sempre più sentito ed è decisivo per dare al Trentino una maggiore competitività. Detomas ha detto che il tema delle pari opportunità è centrale per il Consiglio e la presenza di una Commissione arricchisce la cultura politica complessiva.
Anche Violetta Plotegher (Pd) ha affermato che la Commissione rappresenta una grande ricchezza per la politica. Spesso il ruolo di questo organismo viene sottovalutato, ma è decisivo per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della persona rappresentati dagli stereotipi. Sulle madri lavoratrici, ha detto ancora, le differenze nei congedi ci sono e sono gravi e rappresentano un’ingiustizia e un segno che tutto questo interesse alla maternità non c’è. A livello regionale su questo non si trovano soluzioni, ma una via può essere cercata a livello provinciale. Sulla medicina di genere, che sarebbe meglio definire medicina genere specifica, Violetta Plotegher ha ricordato che uno dei più pesanti costi sanitari, più 600 milioni, è determinato dagli interventi per le donne che subiscono violenza. La consigliera ha ricordato, infine, di aver depositato una mozione sulla medicina genere specifica. Una medicina che non è quella delle donne, ma riguarda anche patologie maschili, perché moltissimi danni alla salute derivano dal fatto di non riconoscere le differenze.

 

 

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Fasanelli: il ddl è un’opportunità più per l’Itea.

Si è passati poi al ddl di Massimo Fasanelli, respinto con 3 sì e quattro no, che ha l’obiettivo di favorire gli intereventi di ristrutturazione da parte degli affittuari degli alloggi Itea. Un ddl, ha ricordato il proponente, che ha avuto riscontri sia da parte degli imprenditori e dagli artigiani che dalle banche. La cifra per gli interventi di ristrutturazione, che si assesterebbe attorno ai 10 mila euro, non rappresenterebbero, secondo il consigliere del Misto, una discriminante a favore delle famiglie che hanno maggiori possibilità. La stessa Itea, ha ricordato, afferma di avere 5,5 milioni di euro di affitti non pagati, un motivo in più per appoggiare la proposta di legge che andrebbe a ridurre la morosità degli inquilini. Infine, Fasanelli ha detto infine che il suo ddl, che ha raccolto bisogni che vengono dal territorio, non costerebbe alla Pat un solo euro.

Il presidente della Quarta, Giuseppe Detomas, pur non condividendolo, ha riconosciuto al consigliere di aver profuso un grande impegno su questo ddl. Anche l’assessore Daldoss ha riconosciuto lo sforzo di Fasanelli, ma ha ricordato che il problema degli alloggi di risulta non c’è. Per quanto riguarda le audizioni il sindacato e gli albergatori si sono limitati a dire che tutto ciò che aiuta il risparmio di suolo va bene, ma l’audizione più interessante, secondo l’assessore, è quella degli immobiliaristi perché hanno sottolineato, argomentandola, l’impraticabilità della proposta. Sottolineando il rischio di indebitamento degli utenti con le banche, il che contrasterebbe con il mandato pubblico dell’Itea. Anche le Acli, ha detto ancora, la ritengono poco realizzabile e anche il Consiglio delle autonomie ha espresso perplessità. Le banche sono d’accordo perché, ha aggiunto ancora, perché il loro mestiere è quello di prestare soldi.

Quindi, secondo Daldoss, il ddl porta in sé troppe difficoltà e rischia di creare più problemi che guadagni. Fasanelli ha replicato con decisione sottolineando che le audizioni hanno permesso, invece, di chiarire i contenuti del ddl, al punto che molti degli auditi, alla fine, lo hanno condiviso. Il consigliere ha ricordato, inoltre, che in commissione il presidente Itea ha evidenziato che le restrizioni di bilancio non mettono l’Itea in condizioni di intervenire su tutti gli alloggi. Al punto che per le ristrutturazioni si è passati da un budget medio di 23 mila euro a 7 mila con i quali si fa poco. Non a caso il presidente Itea ha detto che si possono fare solo gli interventi ordinari. Vero, ha continuato nella sua replica Fasanelli, che gli alloggi di risulta sono pochi, ma lo sono perché si sono ridotti gli investimenti per le ristrutturazioni del 70%, fatto che peserà nel tempo sul patrimonio Itea. Il consigliere ha ribadito che questo ddl non sostituisce la legge attuale, ma dà solo un’opportunità in più.

Se l’Itea non ha i soldi per ristrutturare un immobile, perché, ha affermato, non provare a metterlo a disposizione degli utenti? Il senso del ddl, ha aggiunto ancora Fasanelli, è solo questo e non contrasta col concetto di edilizia sociale perché certo non è un alternativa lasciare che la gente paghi 600 euro al mese sul mercato privato degli affitti. Inoltre, ha specificato di non aver parlato di alloggi di risulta ma di alloggi vuoti che, per ammissione dell’Itea, sono 1200. Violetta Plotegher ha affermato che gli alloggi Itea sono assegnati temporaneamente ai cittadini, al punto che ogni anno il canone viene rivisto, quindi vincolare un pagamento in anticipo per recuperare le somme anticipate per le ristrutturazioni non sembra per nulla equo. Walter Viola (PT), dichiarando il suo sì, ha detto che la ratio del ddl afferma un principio sacrosanto e cioè che la permanenza negli alloggi Itea dev’essere legata alla situazione economica della famiglia. Ma la proposta di Fasanelli presenta anche qualche incognita, compreso il fatto che l’Icef di entrata in graduatoria è molto basso e quindi anche l’affitto di partenza risulta molto basso. Detomas, dichiarando il voto contrario, ha detto che i 10 mila euro non fanno la differenza per l’Itea tenuto conto che dovrebbe anche sottoscrivere una fidejussione bancaria, onerosa finanziariamente, per anticipare le somme.
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Zeni e Degasperi aperti al dialogo sulla rete epidemiologica veterinaria.

Infine, sono stati aperti i ddl, uno dell’assessore Zeni e l’altro del consigliere di 5 Stelle, Filippo Degasperi, sulla costituzione rete sorveglianza epidemiologica veterinaria. L’assessore ha spiegato che questa rete permetterebbe di aver un controllo capillare degli allevamenti. Oggi 18 veterinari coprono aree territoriali definite e quindi gli allevatori non hanno possibilità di scelta. Col ddl si istituirebbe l’albo dei veterinari aziendali e l’allevatore potrebbe scegliere a quale rivolgersi. I corrispettivi saranno determinati dal numero di capi seguiti, innescando così una concorrenza tra professionisti. Zeni ha detto che sull’albo soprattutto, c’è la possibilità di un’intesa con Degasperi.

Il consigliere di 5 Stelle ha affermato che il suo ddl scaturisce dalla finanziaria dove queste norme erano state inserite in modo arbitrario. Un tema del genere ha, invece, bisogno di un confronto con i soggetti interessati. La sua proposta, ha detto ancora, ha un’ottica diversa rispetto a quella dell’assessore perché non prevede un albo, ma una selezione superata la quale i veterinari potranno svolgere liberamente la professione. Altro punto di differenza tra i due ddl riguarda il rapporto tra i professionisti e Azienda sanitaria che, in quello di Zeni, andrebbe a toccare anche i livelli essenziali di assistenza. Un ruolo, quest’ultimo, ha chiuso Degasperi, che non può essere confuso con una rete epidemiologica.

 

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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Foto: archivio Consiglio Pat

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