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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PAT * QUARTA COMMISSIONE: « SEGNANA E BENETOLLO ILLUSTRANO LE PROSPETTIVE DEI SERVIZI SANITARI, SI PUNTERÀ SULLE RETI PROFESSIONALI LOCALI DI MEDICI E INFERMIERI »

La nota presenta l’incontro in IV Commissione con l’assessora Stefania Segnana e il dirigente dell’Apss Paolo Benetollo affiancato da Simona Sforzin sullo stato e le prospettive dei servizi sanitari sul territorio. Si punterà, ha spiegato, sulle reti professionali locali di medici e infermieri.

L’organismo si è anche espresso con voto unanime a favore delle modifica del regolamento della legge 13 del 2007 che proroga di altri 6 mesi la scadenza per l’accreditamento dei soggetti del Terzo Settore in vista dell’affidamento in gestione dei servizi sociali.

Il direttore dell’Apss Benetollo in IV Commissione: le reti professionali locali di medici e infermieri nel futuro della sanità territoriale ma queste figure sono difficili da trovare. Segnana indica nell’arrivo in provincia del corso di laurea per infermieri di Verona, la possibilità di effettuare poi i relativi tirocini in Trentino. Sì unanime alla delibera di Giunta sulla proroga di altri 6 mesi per l’accreditamento del Terzo Settore ai quali affidare i servizi sociali.

La IV Commissione presieduta da Claudio Cia (FdI) ha incontrato oggi l’assessora Segnana, il direttore dell’Azienda sanitaria Paolo Benetollo e la responsabile dell’area cure primarie Simona Sforzin sul tema della situazione e delle prospettive strategiche dell’assistenza sanitaria territoriale anche alla luce delle conseguenze derivate dall’emergenza epidemiologica da Covid-19. Benetollo ha messo l’accento sulla volontà di moltiplicare sul territorio le “reti professionali locali” di medici e infermieri, che ad oggi, però, risultano molto carenti e difficili da assumere. Per questo Segnana ha indicato nel futuro corso di laurea per infermieri di Verona che aprirà una sede anche nella nostra provincia, la possibilità di disporre a breve dei relativi tirocini effettuati in Trentino.

 

L’assessora precisa che il documento sul riassetto organizzativo dell’Apss non è ancora pronto e che appena pronto sarà presentato alla IV Commissione.

L’assessora ha premesso che l’altro tema che era stato inserito all’ordine del giorno della Commissione, relativo al nuovo assetto organizzativo dell’Apss, il documento è ancora in fase di valutazione e appena pronto sarà presentato e discusso con l’organismo consiliare. Il presidente Cia ha sollecitato a non ridurre il ruolo della Commissione ad una pura e semplice presa d’atto delle decisioni prese dalla Giunta, specie su un argomento importante come questo della riorganizzazione del’Apss. I consiglieri Zeni (Pd), Zanella (Futura) e Demagri (Patt) hanno criticato le anticipazioni che al riguardo sono già state date alla stampa mentre Dalzocchio (Lega) ha apprezzato la proposta di discutere della nuova organizzazione dell’Apss non sulla base di una bozza ma di una proposta compiuta elaborata dall’Azienda e dalla Giunta.

 

Benetollo: il quadro attuale dei servizi sanitari territoriali.

Il direttore dell’Apss ha esordito tracciando il quadro attuale dei servizi sanitari territoriali, ai quali competono i distretti, l’assistenza primaria, la specialistica ambulatoriale, l’assistenza protesica, i servizi consultoriali, i percorsi nascita, l’assistenza farmaceutica, le cure domiciliari sia come assistenza integrata sia come cure palliative, la salute mentale, i servizi psicologici, quelli dedicati dipendenze e i servizi di rilevanza sociale. Il focus dell’attenzione riguarda soprattutto la presa in carico dei malati a domicilio, che assorbe la maggior parte delle risorse investite sul territorio per le cure primarie.

 

Alcuni dati.

Benetollo ha poi fornito alcuni dati sull’attività territoriale: l’assistenza domiciliare integrata è rivolta oggi a 386 pazienti, mentre le cure palliative interessano 542 pazienti e 49 sono i soggetti seguiti per le cure pediatriche. I pazienti curati a domicilio con accessi regolari sono altri 1.850. Ancora: i pazienti seguiti dai medici di medicina generali sono 2.300, in parte sovrapposti ai 1.850 seguiti dagli infermieri, circa 1.000 sono gli accessi al giorno a domicilio di infermieri e 100 gli accessi al giorno di medici di medicina generale. Per la continuità con l’assistenza residenziale, l’organizzazione prevede i punti unici di accoglienza, i Pua, nei diversi ambiti territoriali. Una continuità importante perché il lavoro a domicilio è orientato a consentire alle famiglie di tenere a casa la persona con bisogno sanitario e anche in condizione di non autosufficienza. Questo è del resto ciò che più chiedono espressamente i pazienti. La stragrande maggioranza dei malati preferisce essere seguita a domicilio. A tutto ciò si aggiunge l’ambulatorio infermieristico accessibile con prestazioni mediche.

 

La pensante incidenza del Covid-19.

Il direttore dell’Apss ha poi ricordato la pesante incidenza avuta dalla pandemia da Covid-19 su questa situazione, con al scelta presa fin dal marzo del 2020 di proteggere il personale e i pazienti dalle occasioni di contagio e infezione legate agli accessi a domicilio. Per questo è stato messo in atto il pre-triage prima di ogni accesso, per agire in sicurezza sia verso il personale sia verso i pazienti. In primavera 2020 è stato attivato il monitoraggio telefonico con i pazienti, passato da iniziale pre-triage a risposta sempre più efficace per rispondere ai bisogni di salute, purché fatto in modo adeguato. Le telefonate funzionano se fatte sulla base di protocolli con la contestuale fornitura di presidi sanitari utili come i saturimetri per i pazienti Covid. Questo monitoraggio potrà integrare i futuri interventi in telemedicina se si riuscirà ad affiancare al telefono sistemi più evoluti. Sarà così possibile adottare sempre più la telemedicina come soluzione organizzativa e tecnologica da implementare per arrivare con competenze specialistiche anche nelle aree più periferiche del territorio senza costringere pazienti e famiglie a spostarsi. E anche per cambiare la gestione di una serie di patologie croniche. “Se integrata nei percorsi diagnostico-terapeutici – ha proseguito Benetollo – la telemedicina permetterà di ridurre le periodiche visite ospedaliere di controllo, che andranno effettuate solo quando serve. Sempre per il Covid il personale sanitario è stato molto impegnato nell’esecuzione dei tamponi e nelle vaccinazioni a domicilio (500 a settimana con le prime dosi, mentre ora restano da fare solo le seconde).

 

L’utilizzo dei giovani medici nell’emergenza e le pressioni subite sul cortisone.

Quanto alle novità, un nuovo modello introdotto con la pandemia è stato quello della presa in carico integrata con il medico Usca e l’infermiere nella gestione dei malati Covid a domicilio. “La presenza di questi medici, integrata nell’equipe del servizio territoriale e in collegamento con i medici di medicina generali, ha costituito un modello che si sta valutando di mantenere anche dopo l’epidemia”. Con il Covid inoltre molti giovani medici hanno potuto essere utilizzati nel servizio sanitario superando alcuni rigidi vincoli burocratici prima presenti. Tra marzo e giugno 2020 sono stati seguiti 10.000 cittadini, metà in quarantena e metà con monitoraggio. Benetollo ha ricordato le pressioni subite nel periodo più critico a causa del Covid-19 – pressioni rispetto alle quali “non è stato facile per l’Apss mantenere la barra dritta” – sull’uso del cortisone. “La terapia cortisonica utilizzata fin ai primi momenti – ha spiegato – si è dimostrata sbagliata perché nei primi giorni il cortisone non va usato, mentre diventa strategico quando il Covid si complica a causa infiammazioni che colpiscono diversi organi tra cui i polmoni.

 

Le prospettive: gli infermieri di famiglia e di comunità; le cure intermedie.

Il direttore dell’Apss si è poi soffermato sulle prospettive. Due i versanti ai quali si sta lavorando: quello degli infermieri di famiglia e di comunità e quello delle cure intermedie. Non si tratta di novità assolute ma dalle lezioni conseguenti al Covid. Il modello degli infermieri di famiglia e di comunità sta diventando sempre più importante. Dopo le esperienze a Pieve Tesino e Baselga di Pinè, l’Apss ne ha avviato anche a Ledro, Ala e Pinzolo. Negli anni ‘90 – ha ricordato – quando si toglievano infermieri agli ospedali per applicare queste figure ai territori, ci si lamentava della loro carenza nei nosocomi. Poi però questa soluzione si è sempre più sviluppata nel mondo delle cure domiciliari e oggi nessuno ne mette in discussione la validità anche a beneficio degi ospedali. In questi anni le cure domiciliari si sono via via concentrate sui pazienti più gravi, le non autosufficienze e le polipatologie. Ora però si sta aprendo un orizzonte nuovo, perché si comprende l’importanza di dedicare gli infermieri di famiglia e di comunità ai pazienti fragili non ancora non autosufficienti. Pazienti che ancora possono uscire di casa e che, se seguiti, possono rallentare il processo verso la non autosufficienza. L’Apss sta valutando l’utilità di adottare stabilmente questo servizio.
Quanto alle cure intermedie come quelle di Mezzolombardo, per Benetollo si sono dimostrate strategiche nella risposta a una certa tipologia di malati Covid, per cui si sta ragionando all’apertura anche di altri nuclei previsti ad Ala, alla Solatrix di Rovereto e al San Camillo di Trento. Si tratta di un’esperienza di grande successo, di un servizio del tutto diverso dalla cura ospedaliera perché con l’obiettivo di migliorare le autonomie nelle attività di vita della persona, coinvolgendo per questo la famiglia, le badanti, i car givers nella “restituzione di competenze”. Cosa significa? In pratica, ha spiegato il direttore, gli infermieri impegnati nel quotidiano giro delle medicazioni ai malati ricoverati in ospedale, anziché invitare le persone familiari in visita ad uscire dalla stanza chiederanno loro di rimanere, perché vedano e imparino, ad esempio, come si cambia un catetere, perché poi dovranno farlo loro.

 

Il grande problema della carenza dei medici.

Benetollo ha poi toccato lo spinoso tema del personale. “Noi oggi abbiamo in Apss 326 medici di medicina generale. Di questi, più di 90 hanno già compiuto 65 anni. Quindi andiamo incontro ad una situazione nella quale non saremo in grado di sostituirli tutti. Nè la nuova Scuola di Medicina potrà fornirci nei prossimi anni un sufficiente numero di medici di medicina generale. Occorre quindi lavorare subito su questo problema che, certo, non riguarda solo il Trentino. Nel prossimo futuro vi sarà una forte competizione sulla risorsa medico a livello nazionale. Per questo nel piano strategico 2021-2025 ci siamo posti il tema di come organizzarci per attirare e trattenere i professionisti. Non ci aspettiamo di risolvere il problema ma questo sforzo farà la differenza”.
Un ‘altra questione che riguarda il futuro della sanità trentina richiamata dal direttore dell’Apss: come fare passi avanti nell’organizzazione della medicina convenzionata. La situazione è rimasta bloccata negli ultimi anni e ora va trovata la chiave per andare nelle direzioni conseguenti sia alle aspirazioni dei medici che all’evoluzione della medicina moderna. “Il ragionamento che stiamo sviluppando è quello della rete professionale locale. L’idea di base è riconoscere la rilevanza di queste reti di professionisti che in ciascun territorio rispondono alla maggior parte dei problemi di salute dei cittadini. In val di Non abbiamo già 18 medici di medicina di pronto soccorso, 25-30 medici di medicina e altrettanti infermieri per cure domiciliari. Questi 70-80 professionisti già lavorano insieme e sono la futura risposta alla maggior parte dei problemi di salute della zona. Si tratta di dare rilevanza e peso a questo mattone fondamentale dell’assistenza sanitaria sul territorio. Attorno a questo mattone – ha concluso – andrà costruito tutto il resto. Il riconoscendo di questa rete potrà andare incontro anche ai bisogni dei servizi ospedalieri e la relazione che nascerà tra questi interventi modificherà in profondità il ruolo delle cure territoriali rispetto a quello delle cure ospedaliere.

 

Le domande dei consiglieri.

Zeni ha chiesto qualche dato in più per poter effettuare delle comparazioni con le regioni vicine. Un altro tema da approfondire per Zeni è quello del welfare anziani. Ancora: per Zeni andrebbe fatto uno sforzo maggiore anche con i collegamenti informatici tra medici di medicina generale e gli altri attori del sistema per agevolare lo scambio di conoscenze e quindi anche il lavoro dei professionisti.
Demagri ha chiesto dati sui pazienti cronici seguiti nel periodo pandemico, sulla salute mentale, sugli accessi ambulatoriali e sugli sviluppo dell’assistenza psicologica in tempo di Covid. Ha poi chiesto quale sia il modello di riferimento dell’Apss per quanto riguarda le reti professionali locali citati da Benetollo per presidiare la salute in ciascun territorio. Sul pre-trage e sul monitoraggio telefonico, Demagri ha ricordato che quest’approccio è stato giudicato troppo distaccato perché utilizzato solo per rilevare la temperatura e l’ossigenazione o il dolore. Molto più importante da sviluppare rispetto al monitoraggio telefonico sarebbe a suo avviso la telemedicina. Ha chiesto infine se le figure degli infermieri di famiglia e di comunità coincidono con quelle degli infermieri attualmente utilizzati per le cure domiciliari, per capire se ora anche i pazienti fragili oltre a quelli gravi saranno a carico delle cure domiciliari.
Zanella ha ricordato che il grande e a suo avviso opportuno taglio di posti letto attuato in passato non è andato di pari passo con il potenziamento delle cure territoriali. Per Zanella ci si è soffermati poco sulla questione delle cure preventive che pur non pagando nell’immediato portano a risultati importanti nel lungo periodo.. Da questo punto di vista anche il territorio, per Zanella, è un assett strategico per la prevenzione. Ha chiesto poi se la Provincia abbia intenzione di assumere i 70 infermieri in più che spetterebbero al Trentino in base al Recovery Plan per attivare la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità. Sulle cure intermedie, anche queste importanti per prevenire i ricoveri, occorrerebbe diffondere l’esperienza degli “ospedali di comunità”. Forte però è la preoccupazione espressa da Zanella sulla carenza di personale: bisognerebbe guardare altri Paesi e regioni dell’Europa per vedere quanti infermieri si utilizzano sul territorio.
Ugo Rossi (Misto) ha chiesto se anche l’ospedale San Giovanni di Mezzolombardo, concepito dopo la ricostruzione come “una struttura a servizio dei servizi territoriali”, rientri tra quelli indicati da Benetollo per le cure intermedie sulle quali investire. E ha chiesto i dati sui posti letto per le cure intermedie, dove siano collocate e quante si pensa di crearne nell’arco dei prossimi 2-4 anni.

 

Le risposte di Benetollo: reti di professionisti e infermieri di comunità.

Benetollo ha assicurato che tutti i dati richiesti saranno forniti alla IV Commissione per i consiglieri. Sul tema cruciale delle reti professionali e della carenza dei medici di medicina generale, ha sottolineato che le iniziative del Trentino dovranno essere coerenti con le conoscenze scientifiche sul tema delle cure primarie. Sulle reti professionali locali le proposte sulle quali l’Apss sta ragionando sono in linea con quelle che avanzano a livello nazionale. Per la carenza dei medici il direttore ha assicurato che l’intenzione è di agire subito puntando proprio a queste reti di professionisti per rendere attrattivi i nostri servizi sul territorio. Aggregazioni – ha spiegato – arricchite dalla presenza di infermieri professionali laureati, anche non si può dimenticare la carenza pure di queste figure perché sul mercato del lavoro non se ne trovano da assumere. Infermieri di famiglia e di comunità: sono state fatte assunzioni e sono state dedicate apposite risorse. La parola chiave che circola a livello europeo su queste figure è la “flessibilità”, perché questi infermieri devono essere radicati all’interno di comunità e territori che, soprattutto in Trentino, non sono tutti uguali. Vanno evitati modelli rigidi da imporre ai territori: lo sviluppo di questa figura dev’essere in rapporto al singolo contesto locale. Vi saranno ambiti in cui gli infermieri di comunità faranno solo questo lavoro e altri in cui saranno integrati con le altre figure professionali, come già succede in alcuni territori. Collegamenti informatici per lo scambio di informazioni sulla salute dei pazienti: Benetollo ha assicurato che l’Apss intende puntare a questo obiettivo ma il problema, che è nazionale, non è stato ancora risolto perché l’Autorià garante della privacy sanziona chi non rispetta le norme sulla riservatezza dei dati sensibili dei pazienti. Tuttavia il futuro è in questi collegamenti per sviluppare le attività di prevenzione a favore dei soggetti fragili. Sul San Giovanni di Mezzolombardo Benetollo ha ribadito che l’ospedale rientra tra quelli di comunità.

 

Sforzin: con il calo dell’emergenza si tornerà alle cure intermedie.

Simona Sforzin ha precisato che a Mezzolombardo vi sono 12 posti per cure intermedie e 8 per Hospice-Covid. Si conta in giugno di tornare alle cure intermedie con altri 20 posti ad Ala, 11 al San Camillo, 16 alla Solatrix e poi potenzialmente 18 a Tione (dove si sta ragionando sulla sostenibilità). Quanto allo scambio di dati sensibili in via informatica, in parte questo già avviene. Sforzin ha ricordato che durante i mesi di maggior incidenza dell’infezione da Covid-19 i pazienti in carico alle cure domiciliari e palliative non sono diminuiti. Salute mentale: i dati ci sono e certamente gli accessi domiciliari da parte dei servizi di psichiatria hanno avuto una riduzione. Sforzin ha evidenziato che il modello di riferimento concettuale delle reti locali consiste nella scelta di assistere i pazienti con risorse e setting coerenti con i loro bisogni, dalla prevenzione alle fasi terminali della vita. In questo senso si declina di volta in volta sui territori la scelta di quali setting di cura per quali pazienti siano più adeguati. Sulla “remotizzazione” dell’assistenza, Sforzin ha spiegato che il monitoraggio telefonico è risultato uno strumento molto solido e che vi sono forti raccomandazioni perché sia ancora utilizzato. Vi è poi un monitoraggio con device tutto ancora da esplorare ma fa parte della stessa area di sviluppo della remotizzazione.

 

I consiglieri: come reperire il personale destinato a mancare sempre più? Segnana: porteremo a Trento il corso di laurea per infermieri di Verona.

Cia ha posto una domanda sulla difficoltà di trovare infermieri nonostante i bandi. Se è vero che nei prossimi 5 anni andranno in pensione 1.200 infermieri, visto che vi è un numero chiuso nell’accesso alla scuola infermieri, c’è da capire cosa si sta facendo per evitare di trovarci con una carenza ancora più forte di quella attuale, a maggior ragione se vogliamo sia mantenere gli ospedali efficienti sia investire sulla maggiore presenza di queste figure (infermieri di famiglia e di comunità) sul territorio.
Sforzin ha risposto che anche per gli infermieri come per i medici occorre agire su sistemi di reclutamento nel mercato nazionale, perché scoprano che lavorare in Trentino può dare opportunità sia a livello professionale che a livello personale. Ad esempio con la creazione della nuova figura dell’infermiere di comunità destinata a lavorare in parallelo con quella del medico di famiglia. Si tratta quindi di essere attrattivi anche con modelli professionali più evoluti di quelli tradizionali soprattutto sul territorio.
Zanella ha aggiunto che occorre puntare anche sulla formazione, rivedendo la quantità dei numeri chiusi e puntando su corsi per gli infermieri più brevi di quelli dei medici. La Provincia ha a suo avviso il dovere di investire sulle risorse umane nel sistema sanitario.
Segnana ha concluso ricordando che per questo nel corso dell’ultimo anno, l’Apss ha assunto molti infermieri. E che la Provincia vuole portare a Trento anche il corso di laurea in infermieristica di Verona: il che permetterà di fare tirocini sul nostro territorio.

 

Sì unanime al regolamento proposto dalla Giunta che proroga di altri 6 mesi, fino al 31 dicembre 2021, la scadenza per l’accreditamento dei soggetti del Terzo Settore ai quali affidare i servizi sociali.

 

Subito prima la IV Commissione si era espressa con voto unanime a favore della delibera della Giunta relativa al Regolamento della legge 13 del 2007 sul welfare “in materia di autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei soggetti che operano in ambito socio assistenziale”. La proposta di delibera, ha ricordato Cia, segue ad una serie di audizioni dedicate dalla IV Commissione al Terzo Settore e allo spostamento in avanti delle scadenze.

Segnana ha ricordato che la delibera ha già ottenuto il consenso del Cal anche per l’ulteriore slittamento al 31 dicembre di quest’anno della scadenza in precedenza prevista a fine giugno, concessa ai soggetti del Terzo settore interessati all’accreditamento. La Giunta non intende però spostare ancora una volta in avanti la scadenza per l’accreditamento che stavolta era giustificato dall’anno della pandemia che ci lasciamo alle spalle. L’assessorato ha ricordato di aver condiviso lo scostamento della tempistica anche con la Federazione delle cooperative e gli altri soggetti interessati. Sono in corso degli audit per dare supporto alle cooperative per quanto riguarda i requisiti richiesti per l’accreditamento. Si è provveduto anche ad una semplificazione delle procedure.

Paolo Zanella (Futura) ha osservato che il provvedimento è frutto di un buon modo di collaborare tra le parti interessate: si tratta di un esempio di come si dovrebbe sempre operare e andare incontro alle esigenze di chi è stato occupato in prima linea. Zanella ha chiesto se anche per gli affidamenti è previsto un accompagnamento dei soggetti che dovranno impegnarsi in questo campo.

Paola Demagri (Patt) ha chiesto e ottenuto chiarimenti su alcuni aspetti del regolamento, giudicato comunque positivo il regolamento risultato dall’intesa raggiunta.

Luca Zeni (Pd) si è dichiarato soddisfatto dell’equilibrio raggiunto e ha plaudito alla flessibilità dimostrata nell’adattare la normativa alle concrete esigenze emerse.

Segnana ha confermato che l’accompagnamento per gli affidamenti è previsto ed è affidato alla Fondazione Demarchi con docenti universitari che possono essere interpellati. Vi sono anche incontri periodici con i soggetti affidanti per sostenere la programmazione e utilizzare al meglio anche lo strumento degli appalti.