VIDEONEWS & sponsored

(in )
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PAT * PRIMA COMMISSIONE: « AL VIA LE AUDIZIONI PER LA MANOVRA DI ASSESTAMENTO, “OK“ DAL MONDO DELL’IMPRESA MA “INSUFFICIENTE E INGIUSTA“ PER IL SINDACATO »

Manovra di assestamento, partite le audizioni: sì dal mondo dell’impresa, insufficiente e ingiusta per il sindacato.

Mattinata di audizioni sull’assestamento in Prima Commissione, presieduta da Vanessa Masè della Civica. Sono stati ascoltati i rappresentanti delle categorie economiche che, in linea di massima, hanno approvato la manovra anche se differenze sono emerse in particolare sul tema degli aiuti alla capitalizzazione delle imprese. Il presidente degli Industriali Manzana, senza sminuire il ruolo delle micro imprese che costituiscono il 30% della struttura produttiva, ha sottolineato la necessità di puntare, per la patrimonializzazione, su quelle minimamente strutturate per incrementare la produttività che, seppur in linea con la media del Paese, è nettamente inferiore a quella del vicino Alto Adige. Linea dura contro l’assestamento da parte del sindacato. La Giunta, ha detto il segretario Cgil, Grosselli, continua a seguire una linea che non tiene conto dei lavoratori ed è tutta sbilanciata a favore del mondo dell’impresa. Attacco da parte del sindacato anche sul tema della sanità. Il segretario Cgil, a nome anche di Uil e Cisl, ha detto che quello che appare un commissariamento dell’Apss di fatto è un auto commissariamento della Giunta. Ancora polemiche, in particolare da parte di Marcella Tomasi della Uil e Maurizio Valentinotti della Fenalt sul mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego.

 

La Cciaa; bene gli investimenti su scuola, sanità, lavori pubblici.

La prima audizione è stata quella della Camera di commercio. Luca Trentinaglia, vice segretario generale, ha fatto un inquadramento della situazione economica caratterizzata dall’incertezza. Massimo Pavanelli, coordinatore dell’ufficio studi Cciaa, entrando nel merito della contingenza economica del Trentino, ha affermato che il 2021 è stato un incubo per il turismo, i servizi alla persona e il commercio al dettaglio, mentre manifattura e edilizia sono andati molto meglio dispetto al 2020. Una crisi asimmetrica: un meno 61% del turismo (una perdita di circa 800 milioni) mentre per il resto del sistema c’è stata una crescita del 3,7%. Il sentiment sul futuro degli imprenditori si sta però rasserenando. La fiducia dei consumatori, calata del 10%, sta crescendo anche se il 66% dichiara difficoltà a far quadrare i bilanci familiari (ad inizio 2020 si era al 54%). La pandemia ha creato problemi di reclutamento di personale perché ha spostato addetti dal settore alberghiero all’industria e ci sono difficoltà a far rientrare i lavoratori esteri. Infine, Pavanelli, ha ricordato le difficoltà di molte aziende edili per la crescita esponenziale delle materie prime. Trentinaglia, ha espresso soddisfazione per lo sforzo finanziario della Pat. La Cciaa vede con favore gli investimenti di comuni e Provincia; bene lo stimolo per investimenti privati e quelli su scuola e sanità. Sulle disposizioni normative l’ interesse della Cciaa è per l’articolo 33 che prevede la capitalizzazione delle imprese trentine. Problema endemico che va risolto. Condivisa dalla Camera di commercio, l’impostazione del Defp, ma digitalizzazione e cambiamenti tecnologici Trentinaglia ha detto che la Pat è al vertice per i servizi, ma ci sono ritardi sulla connettività, soprattutto nelle periferie. Serve, quindi, uno sforzo per l’estensione della banda larga nelle valli. Infine, il vicesegretario della Cciaa, ha raccomandato un maggior coordinamento finanziario della Pat.
Rispondendo a Ugo Rossi (Azione) sulla digitalizzazione, Trentinaglia ha sottolineato che il livello di connettività è sotto la media nazionale. Il focus, insomma, va spostato sulle infrastrutture anche in vista delle Olimpiadi 2026. Job (Lega) ha ricordato che i prezzi delle materie prima nell’edilizia sono schizzati verso l’alto da mesi.

 

Le confederazioni sindacali: manca una visione strategica.

Per le Confederazioni sindacali, il segretario Cgil Andrea Grosselli ha illustrato il documento unitario affermando che la Giunta ha agito, nel corso dell’epidemia, con uno spirito poco equilibrato nei confronti dei lavoratori. Nel 2020, per i lavoratori è stato speso lo 0,05 e quest’anno lo 0,08%. cioè 15 milioni. Decisamente poco a fronte dei provvedimenti adottati dal governo provinciale in questo anno e mezzo. Si è fatto troppo poco e il governo provinciale non ha messo in campo riforme strutturali per rilanciare economia in modo stabile. L’assestamento di bilancio, per quanto corposo, conforma questa visione della Giunta: non ci sono risorse per i lavoratori e per le riforme. Non sufficienti vengono ritenuti gli interventi sui servizi sociali e per la sanità, tenendo presente che l’epidemia non è finita come dimostrano le varianti. Fugatti, ha affermato Grosselli, ha, nuovamente, teorizzato che questo non è il momento delle scelte. Il segretario Cgil ha criticato il fatto che la sanità trentina è stata decapitata in piena pandemia e ha aggiunto che se la Giunta darà poteri commissariali a Ferro dimostrerà il fallimento della gestione della sanità. Sarebbe, ha affermato, un auto commissariamento. Ci sono 33 milioni in assestamento per l’Azienda sanitaria, ha aggiunto, che in questo momento non ha un direttore e probabilmente verrà commissariata e al momento non si sa come verranno gestiti e dove verranno investiti. In un momento in cui l’Apss sta gestendo una fase delicata e ha 9 mila dipendenti, unici in Italia, privi del rinnovo contrattuale. Sul Dfp Grosselli ha detto si indicano le riforme, anche dell’assesto istituzionale, come elemento fondamentale per incentivare gli investimenti, ma queste affermazioni vengono smentite dall’assestamento. Va infine, ricostruito, a partire dal prossimo bilancio, un nuovo patto con lo Stato. Perché se Roma e Bruxelles saranno più presenti si dovrà cambiare l’assetto della nostra autonomia. Inoltre, le aziende trentine hanno una produttività in linea con quella nazionale, ma di gran lunga inferiore a quelle altoatesine. Il recupero di produttività, per il segretario Cgil, si basa su una visione strategica. L’assestamento, inoltre, non tiene conto, che nel 2022 non avremo in bilancio che arretra e che quindi ci metterebbe in grado di prendere decisioni forti che invece vengono continuamente rinviate. Grosselli ha chiesto che i 13 milioni stanziati dalla legge 3 del 2020 che non sono stati spesi vengano destinati alle famiglie, inoltre le risorse della legge 7 non utilizzate vengano impiegate per la copertura previdenziale dei lavoratori del settore. Sul bonus di natalità il sindacato ha chiesto di togliere (seguendo l’esempio della posizione della Lega a livello nazionale) quella che Grosselli ha definito la norma discriminatoria dei 10 anni di residenza. Infine, il sindacato insiste nel chiedere il rinnovo contrattuale del pubblico impiego anche perché in questo momento non mancano certo le risorse finanziarie. Per le politiche attive del lavoro, l’Agenzia del lavoro ha bisogno di personale, visto che questo è stato ridotto a sole 97 unità.

Michele Bezzi (Cisl) ha detto che la mancanza di una strategia porta al rischio di un utilizzo non ottimale delle risorse del Pnrr e europee. Bene i 3 milioni di euro per capitalizzare le piccole imprese, sperando che questa piccola cifra faccia da leva per irrobustire le imprese e per spingerle a investire anche sul piano del capitale umano. Un tema sul quale un dialogo con i sindacati, aprendo spazi alla partecipazione dei lavoratori alle imprese, sarebbe importante. Le grandi opere sono importanti, ha continuato il segretario Cisl, ma non porteranno vantaggi sul breve tempo. La mancanza di una politica sul lato della domanda, sul sostegno del reddito (l’abolizione delle detrazioni dell’addizionale Irpef va nella direzione contraria) sarebbe molto produttiva per l’economia trentina. Centrale, inoltre, il capitolo della formazione ma anche in questo caso si deve avere un’idea delle direzione del mercato.

Marcella Tomasi segretaria del settore pubblico Uil, ha detto che ciò che stupisce nell’assestamento è la mancanza di un ragionamento di sistema sul pubblico impiego. La Pat è la prima istituzione che fa entrare in massa il personale in ufficio a pandemia non finita; i comuni hanno il personale ridotto all’osso; dimenticata la stabilizzazione del personale nei municipi prevista dalla legge nazionale. Completamene dimenticata l’Apss. Manca l’assetto organizzativo delle Comunità e, su tutto, il grande assente è la mancanza del contratto per il settore pubblico. Non si vuole riconoscere il lavoro del pubblico e si sacrificano ancora una volta questi lavoratori.

La sindacalista, ha sottolineato che nell’assestamento vengono abrogate alcune norme sulla trasparenza delle retribuzioni dei dirigenti, anche attraverso i siti. Male l’abrogazione delle convenzioni per l’assistenza e l’assegnazione della gestione degli appalti dei Vigili del fuoco volontari alla Cassa antincendi. Infine, sulle cave ha sottolineato che il ddl cancella l’obbligo di ripristino del territorio. Una scelta sbagliata che va in direzione contraria alla qualità del territorio.
Maurizio Valentinotti della Fenalt ha detto che il pubblico impiego non vede un rinnovo da 4 anni che per il terzo è stato “rimangiato” dall’addizionale Irpef. Un’umiliazione per un personale che ha subito la crisi Covid come gli altri. Per 32 mila famiglie c’è stato un impoverimento e non concedere un rinnovo contrattuale significa diffondere la povertà (si pensi agli stipendi nelle Case di riposo che in molti casi non arrivano a 15 mila euro all’anno). C’è poi un emergenza personale nei piccoli comuni, ha sottolineato Valentinotti, una situazione creata anche da una mentalità contraria al lavoro pubblico che spesso costa molto meno delle esternalizzazioni.

Ugo Rossi ha chiesto se sull’allocazione delle risorse non spese del 2020, 13 milioni di euro, sono state avviate trattative con la Giunta e, sul rinnovo contrattuale, il rappresentante di Azione ha affermato che qualche apertura di Fugatti sembra esserci. Sul piano sanitario, l’ex presidente della Giunta, ha affermato che la norma non prevede un commissariamento dell’Apss. Grosselli ha ribattuto che la Giunta stessa ha definito il dottor Ferro un commissario. Quindi, c’è da presumere che si farà riferimento alla normativa nazionale, ma non si capisce la ragione di una scelta così grave. Sul rinnovo del contratto del pubblico impiego, ha affermato Marcella Tomasi, non c’è nulla. Col il presidente Fugatti non c’è stato confronto. Alex Marini (Misto – 5 Stelle) ha lamentato che il Consiglio non ha sufficienti informazioni dalla Giunta sulle scelte delle politiche del lavoro e Grosselli ha affermato che per l’Agenzia ci saranno risorse ma serve una revisione delle politiche dei servizi per il lavoro anche a fronte dei cambiamenti non solo del mercato ma della composizione demografica. Giorgio Tonini (Pd) ha chiesto ai sindacalisti come vedono il target della crescita al 4,4% contenuto nel Defp. Obiettivo positivo, per Grosselli, che si potrà raggiungere però con le riforme e una visione strategica anche sulla struttura pubblica per renderla più efficiente. La Giunta, invece, apre a qualche assunzione ma senza un disegno complessivo dell’amministrazione.

 

Gli imprenditori: coinvolgeteci nei progetti del Pnrr.

Per il coordinamento imprenditori il presidente della Cooperazione Simoni ha sintetizzato il documento comune: bene l’utilizzo di buona parte dell’avanzo del 2020 per le imprese; bene le risorse destinate a scuola e sanità e bene quelle che andranno ai lavori pubblici. Il coordinamento chiede di essere coinvolto per gli investimenti del Pnrr per dare un apporto per l’allocazione delle risorse, che saranno molte, per costruire il Trentino del futuro. Una partita che gli imprenditori sono pronti a giocare sperando nella coesione del nostro territorio. Importante, poi la patrimonializzazione delle imprese. Al di là cifra di 3 milioni, si tratta di una necessità inderogabile per le piccole imprese. Una norma, questa contenuta nell’assestamento, che gli imprenditori salutano con soddisfazione. Condivisione anche l’articolo uno che prevede un coordinamento per il Pnrr con la normativa statale. Sulle coop sociali, Simoni, ha ricordato che queste imprese hanno avuto un adeguamento contrattuale che rischia di metterle in difficoltà e hanno bisogno di sostegno. Per le imprese dei servizi mensa, il rappresentante del Coordinamento imprenditori, ha chiesto un’ estensione dei ristori a tutto il periodo Covid. Sul capitolo delle concessioni idroelettrico, Simoni ha sottolineato che si deve resistere almeno sul concetto dell’autoconsumo.

 

L’Ance: la Pat intervenga sul boom dei prezzi dei materiali.

Stefano Tomasini, vicepresidente Ance, ha affermato che il presidente nazionale dei costruttori Buia sul problema dell’anomala crescita del rincaro dei materia ha reso noto, venerdì scorso, che il Governo ha approvato un emendamento al decreto sostegno bis. Una norma che ammette la crescita dei prezzi, accantona 100 milioni di euro che, sembra, verranno distribuiti alle imprese come ristori. Soldi che dovrebbero venire dai risparmi degli appalti. La soglia di alea di impresa è prevista all’8%. Ance Trentina, aveva chiesto alla Giunta, di intervenire per sostenere le imprese che stanno subendo aumenti violenti: ad esempio il ferro acciaio per il cemento armato è aumentato del 230 %; il polietilene del 123 5%, il cemento del 10%, il legname del 39%; il petrolio del 17,9% a. La Pat ha sempre detto di aspettare le scelte di Roma e quindi, per Tomasini, la Giunta, viste le novità di venerdì scorso, ora potrebbe intervenire. Per il resto bene il recepimento della Pat delle norme nazionali sullo snellimento delle procedure per gli interventi del Pnrr. Sugli appalti per i Vigili del fuoco il coordinatore Ance Lorenzo Garbari ha detto che se questa norma dell’assestamento venisse anche estesa alle caserme significherebbe togliere una parte di mercato alle imprese. L’assessore Tonina ha ricordato che l’articolo 13 dell’assestamento prevede l’applicazione della normativa statale non appena verrà varata.
Il presidente dell’associazione artigiani, Marco Segatta si è soffermato sulla capitalizzazione delle imprese: una scelta vista con favore, ma la norma va a favore però delle ditte più strutturate. Non si deve dimenticare che il 78% delle imprese sono individuali che non potranno accedere a questo articolo dell’assestamento. Buona la scelta di incentivare i restauri, ma l’importo di 1,6 milioni è inferiore a quello del 2020 che era di due milioni.

 

Gli industriali: va aumentata la produttività.

Il presidente degli Industriali, Fausto Manzana, ha dato un parere favorevole al ddl e si è concentrato sull’articolo 33, sulla patrimonializzazione delle aziende. Manzana ha detto che si sta parlando di società dai 3 ai 15 milioni di euro di fatturato che hanno avuto danni dal Covid, circa 600 imprese, 300 delle quali hanno una capitalizzazione insufficiente. Il tema è quindi quello di ristrutturare la componente di debito e rafforzare il patrimonio. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare queste aziende che danno un contributo importante al Pil. L’obiettivo è quello di aumentare l’autonomia finanziaria di queste società. Il contributo della Pat dovrebbe coprire la metà dell’apporto fatto dal socio e il debito va mutualizzato a 10 anni con un intervento della Pat sul 75% degli interessi. Con una spesa di 5 milioni si darebbe una prospettiva sul medio periodo perché con questi soldi si mobiliterebbero una trentina di milioni. Per Manzana non è corretto chiedere investimenti in tecnologia e strutture per accedere a questo contributo perché questa norma, già da sé, infrastruttura l’impresa. Per questo si deve applicare su imprese minimamente strutturate perché hanno già nel loro dna il gene della crescita.

 

Confcommercio: i contributi alla capitalizzazione vanno estesi a tutte le aziende.

Confcommercio condivide la manovra e Alberto Pontalti, dell’Ufficio legislativo ha chiesto che la norma sulla capitalizzazione venga estesa a tutte le aziende e che si tenga conto, non solo l’apporto finanziario dei soci, ma anche l’utile messo a riserva. Anche per Pontalti non è auspicabile porre vincoli per l’accesso al contributo previsto dall’articolo 33.

 

Gli albergatori: no all’uso della tassa di soggiorno per musei e mobilità.

Roberto Pallanch, direttore dell’Associazione albergatori, sulla patrimonializzazione ha affermato che è un discorso complesso perché c’è una grande varietà aziendale. Ma anche lui ha condiviso con Manzana che obbligare le imprese a investire sulle infrastrutture non ha senso se lo scopo della norma è quello di dare un sostegno finanziario alle imprese. Anche il settore alberghiero, che è patrimonializzato per definizione, sta soffrendo da questo di vista perché il valore degli alberghi si è ridotto negli ultimi anni. Il direttore ha poi ricordato che questo tema si collega a quello del credito sul quale, complessivamente, va fatto un ragionamento in vista del bilancio. Sulla tassa di soggiorno Pallanch ha sottolineato un pericolo: lo sviamento dei proventi su capitoli di bilancio diversi dall’organizzazione turistica. Dagli albergatori arriva un no all’utilizzo della tassa di soggiorno per finanziare i musei o il sistema della mobilità. Sul Defp il direttore Asat ha detto che il documento rileva che il turismo ha subito i colpi più duri dalla pandemia; la stagione estiva segnerà un 9 -10% e il ritorno alla normalità è previsto nel 2024 e ci sono incertezze sulle varianti Covid per la stagione invernale. Sulla carenza di personale, non è solo una questione di soldi e c’è una crisi creditizia che perdura e è necessaria una ristrutturazione dei mutui anche perché c’è il rischio che un innalzamento dei tassi metta fuori mercato il 15% delle imprese. Va studiato un fondo immobiliare per la riqualificazione degli alberghi. Infine, Pallanch ha auspicato un confronto con la Pat sui progetti previsti dal Pnrr. La crisi, ha concluso, non è finita e serve la massima attenzione anche per i prossimi mesi.

 

Pensplan sta pensando a un fondo per gli alberghi.

Il direttore Confesercenti, Aldi Cekrezi ha ricordato che la preoccupazione del mondo del commercio per l’autunno rimane alta e servono piani di pronto intervento.

Ugo Rossi ha affermato che per accedere agli aiuti Pat della legge 7 di quest’anno le aziende devono dedurre quelli del decreto sostegni statale e poi un sesto di quelli precedenti della Pat e, come testimoniato da alcuni commercialisti, alla fine restano cifre irrisorie. Per questo ha chiesto ai rappresentanti delle imprese se hanno il polso di questa situazione. Inoltre, Rossi ha reso noto che la Sgr di Pensplan starebbe per mettere in campo un fondo di 100 milioni per gli alberghi e quindi ha chiesto se la Pat non ritenga di partecipare a questa iniziativa. Alex Marini ha ricordato che il 50% degli imprenditori ha colto l’occasione per cambiare ritmo, il restante 50%, perlopiù non ha idee. E su questi dovrebbero agire la Pat e le categorie per individuare un target non solo patrimoniale ma qualitativo anche dal punto di vista ambientale.

Pallanch ha risposto che l’iniziativa dell’Sgr di Pensplan sarebbe interessante, ma ha detto di non avere notizie e di non sapere se è quella di cui ha parlato l’assessore Spinelli. Infine, rispondendo a Marini, ha affermato che la salvaguardia ambientale è una forma di patrimonializzazione. Cekrezi, rispondendo a Rossi ha detto di aver avuto notizia del fondo per gli alberghi e sui contributi a fondo perduto ha detto che i calcoli sono complessi. Ma è vero che spesso la fatica si risolve in un contributo di poche migliaia di euro. Sull’aiuto alla capitalizzazione il direttore di Confesercenti ha detto che ci sono 47 mila aziende in Trentino e non ci si può quindi limitarsi ad aiutare le imprese più strutturate. Il presidente Manzana, citando il rapporto della Banca d’Italia, ha detto che il quadro del lavoro in Trentino è fatto di microaziende che, ovviamente vanno sostenute, ed è per questo che una norma come l’articolo 33 va calibrato e reso specifico per ogni settore. Ma in Trentino, ha aggiunto, dobbiamo puntare ad un aumento di produttività: a Bolzano è superiore del 60%, ma non risulta che i camerieri altoatesini siano in grado di portare il 60% dei piatti in più. La produttività è più alta perché il sistema delle imprese è più avanzato.