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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PAT * CARCERI: « IL PRESIDENTE KASWALDER IN VISITA ALLA CASA CIRCONDARIALE DI SPINI DI GARDOLO, AFFLITTO DA FORTI CARENZE DI PERSONALE »

Al carcere di Spini ci sono ben 305 detenuti e personale insufficiente. Il presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, ha potuto verificarlo ieri pomeriggio, quando ha voluto incontrare nell’istituto la direttrice e la comandante di polizia penitenziaria.

Kaswalder si è voluto recare a Spini di Gardolo per manifestare la vicinanza, la solidarietà e tutto il sostegno possibile dell’istituzione consiliare ai vertici dell’istituto detentivo, in un momento decisamente complicato e poco felice per il mondo penitenziario.

La direttrice, Anna Rita Nuzzaci, ha ringraziato calorosamente per questo gesto non scontato. E assieme alla comandante Ilaria Lomartire, ha descritto una situazione gestionale tutt’altro che facile, caratterizzata dalla mancanza di ben 63 unità di personale. Sono 226 gli addetti in servizio, ma ci sono evidenti scoperture a tutti i livelli, fatta salva l’assistenza sanitaria, che grazie a una convenzione con l’Azienda sanitaria funziona ottimamente per tutte le 24 ore. Per il resto mancano poliziotti (soprattutto al maschile), servono educatori, mancano diverse figure professionali decisive in una struttura complessa come quella carceraria. Nel Triveneto sono incardinati solo 8 direttori per 16 istituti, mancano quindi anche figure apicali. A Spini si lavora sodo, con massima dedizione, ma questa abnegazione non può bastare a ottimizzare il servizio.

Kaswalder ha detto che la politica deve assumersi delle responsabilità, non può lasciare il comparto in perenne emergenza, perché poi le situazioni di stress possono degenerare. Il presidente ha garantito che scriverà alla delegazione parlamentare trentina, per sollecitare un adeguato interessamento del Ministero competente, dopo che alla Camera proprio l’altroieri sul tema si è già espressa l’onorevole Rossini. Sarebbe opportuno partire dalla revisione della pianta organica, che purtroppo non appare adeguata alle reali necessità dell’istituto trentino.

Tra Nuzzaci e Kaswalder ieri c’è stata intesa anche sul tentativo di individuare assieme una o più cooperative sociali cui indirizzare per un avviamento al lavoro alcuni detenuti in semilibertà. Il carcere cerca anche coop disposte a collaborare al corso di un anno e mezzo che si vuole proporre ai detenuti, per istruirli e formarli nel campo della coltivazione di orti e frutti.