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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

COMMEMORAZIONE STRAGE BOLOGNA: MINISTRO GALLETTI, ANCORA VISIBILE LA FERITA

(Fonte: Ufficio stampa Ministro dell’Ambiente) – Sindaco,  Autorità civili e militari, Familiari delle vittime. Non posso nascondervi la mia profonda emozione per essere stamani qui a Bologna, la mia città, a rappresentare il governo, le istituzioni del mio Paese, nella giornata del ricordo di uno dei momenti più dolorosi per tutti noi: l’attentato del 2 agosto 1980.

E lo voglio fare innanzitutto ricordando con rispetto e commozione il dolore indicibile di 85 famiglie che hanno perso i loro cari, parenti, amici quella mattina e dei 200 feriti segnati per sempre da quel giorno.

Al loro sacrificio ci inchiniamo tutti noi bolognesi, tutti noi italiani che porteremo per sempre nell’anima il ricordo di quella bomba della Stazione.

L’attentato di Bologna è una ferita ancora visibile in questa città. La portiamo con noi, dentro di noi. Dimenticarla o nasconderla è impossibile: significherebbe tradire noi stessi, il nostro essere bolognesi e italiani.

Non a caso ogni 2 agosto, qualsiasi cosa io stia facendo,come credo accada ad ogni mio concittadino, il pensiero si sposta a quel giorno. Nel mio caso ai miei 19 anni.

Con lo sguardo di un giovane che iniziava ad avvicinarsi alla politica osservavo incredulo cosa stesse accadendo alla mia città e al mio Paese. Come tutti gli italiani, non avevo idea di cosa potesse esserci dietro un atto tanto crudele, insensato, vigliacco.

Non posso dimenticare il dolore e lo spavento nella miafamiglia e tra i miei amici, le notizie che si diffondevano con toni sempre più gravi, con particolari sempre più terribili.

Indelebile nella mente c’è la storia di Angela Fresu, la più piccola tra le vittime, la bambina che tutta Bologna ha considerato come figlia propria. Ancora oggi la mia generazione, nel raccontare il male assoluto, la violenza più inaccettabile, fa riferimento all’ingiustizia di quella giovane vita spezzata.

E poi, c’è la storia di Marina, Marina Gamberini, una nostra coetanea con la quale abbiamo condiviso tanti momenti di vita quotidiana. La sua foto fece il giro del mondo: drammatica eppure espressione di vita, di una vita incredibilmente salvata dal coraggio dei soccorritori.

Quella bomba ha cambiato profondamente la città. Ha segnato in modo indelebile la nostra generazione. Negli anni successivi abbiamo tutti seguito le tortuose vie attraverso le quali si è cercata una risposta.

Magistrati e istituzioni, le donne e gli uomini che servonolo Stato con lealtà, hanno cercato di ricostruire la verità. Altri hanno fatto l’esatto opposto: i coni d’ombra, le incertezze che hanno contraddistinto per anni la ricerca dei colpevoli e dei mandanti hanno solo acuito la disperazione di chi ha perso i propri cari, di chi è rimasto gravemente ferito e segnato da quel giorno.

La giustizia però è andata avanti. Ed è arrivata ad alcune conclusioni importanti.  Sono le mani del terrore neofascista, secondo le risultanze processuali, ad aver materialmente compiuto l’attentato.

Penso però che lo Stato abbia ancora un debito da onorare nei confronti dei familiari delle vittime e dei feriti di quella strage, nei confronti di quanti hanno chiesto tutta la verità. ​ So bene che nulla potrà mai compensare il dolore che quella bomba ha causato.

Ma questo non può esimerci dal porre rimedio con ogni sforzo possibile alle mancanze che purtroppo si sono registrate negli anni. Su queste, nel tempo, si è instaurata una polemica che condiziona un ricordo che dovrebbe invece essere unito per esser ancor più forte.

Conosciamo – conosco bene – le richieste che in tutti questi anni sono state formulate dal Presidente Paolo Bolognesi e dalle associazioni delle vittime del terrorismo nei confronti della Presidenza del Consiglio, dei ministeri e delle istituzioni competenti.

Penso in particolare al tema della declassificazione degli atti sulla strage, in applicazione alla direttiva Renzi del 2014, e alle questioni relative ai benefici assistenziali e previdenziali per le vittime del terrorismo.

Sul fronte della declassificazione, che è un processo complesso,  rilevantissimo e necessario per questo Paese, sono stati fatti alcuni passi avanti. L’obiettivo, anche oggetto di interlocuzioni recenti tra Associazioni e istituzioni, è completare il versamento degli atti all’Archivio centrale e la loro digitalizzazione.

Ci sono le risorse per farlo, ma ci sono anche ostacoli da superare. Lo dobbiamo fare con tenacia e determinazione.  Anche per quanto concerne le tutele previdenziali, alcuni passi sono stati fatti: è nato uno sportello unico, interventi di natura giuridica hanno superato criticità applicative e da ultimo alcune questioni segnalate dalle Associazioni hanno trovato soluzioni nell’ambito della legge n°96 del 21 giugno scorso.

Sappiamo che non basta. E possiamo comprendere l’insoddisfazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga ma posso dire con lo stesso grado di certezza che si sta continuando a lavorareper dare risposte certe.
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Signor Sindaco, Autorità, rappresentanti tutti delle istituzioni, ma soprattutto concittadini,

in questa giornata di ricordo, Bologna e l’Italia rinnovano il loro sdegno per l’attentato del 2 agosto 1980, con vigore e senza remore condannano ogni forma di terrorismo.

Lo fanno con la forza delle istituzioni democratiche, guidate da uno straordinario Presidente della Repubblica che, oltre a essere altissimo garante della Costituzione, conosce meglio di ogni altro il dolore di chi ha perso i suoi affetti, per mano di quella mafia che a un certo punto usò gli stessi metodi feroci e codardi del terrorismo che ha insanguinato Bologna.

E credo che l’unità della nostra comunità di fronte al ricordo, complicata certo per tutti i motivi che abbiamo detto, sia la cosa più preziosa e importante da rafforzare.

Questo deve essere il momento per unirci, per stringerci attorno alla nostra città.

Ricordo quando in piazza Maggiore a Bologna, nelle ore immediatamente successive all’attentato, sventolavano insieme bandiere di ogni partito politico. Io ero in quella piazza, fianco a fianco con chi la pensava politicamente in maniera diversa dalla mia. Uniti da qualcosa di più grande, dal bisogno di unirci prima che dalla tentazione di dividerci.

Oggi sappiamo che per guardare avanti, come italiani e come bolognesi, non dobbiamo dimenticarci mai di rivolgere il nostro sguardo a 37 anni fa.

Quel che accadde è un monito continuo per tutti noi: perché difendersi dal germe del terrorismo che ancora oggi striscia, con altre forme, nelle pieghe della nostra società, è ancora una necessità evidente del nostro Paese, che deve fare i conti con pericoli vecchi e nuovi. Senza sottovalutarli mai.

Bologna è oggi una città con anticorpi democratici.

E’ una realtà italiana viva che guarda al futuro con fiducia: è la città dei giovani, dell’università, del talento scientificoe dell’innovazione, nota al mondo per le sue eccellenze in tutti i campi, anche – mi sia consentito con una punta d’orgoglio – in quello ambientale.

Oggi rivolge il suo sguardo, commossa, a quell’orologio simbolo della stazione di Bologna, fermo alle 10.25 come ricordo perenne di quella tragedia.

Sapendo che il tempo non deve fermarsi più. Che il miglior modo per reagire a quella barbarie è continuare a vivere, onorando la memoria e la verità.

Sapendo che, come disse un grande sindaco e un grande amico come Giorgio Guazzaloca proprio in occasione di un 2 agosto di alcuni anni fa, ogni atto di terrorismo non è solo un messaggio di morte, “ma anche il simbolo e la testimonianza del fallimento e della sconfitta di chi lo realizza”.

A tutti noi spetta il compito di raccontare questa storia, di trasmettere il valore del ricordo, di rinnovare la condanna per gli assassini. Io l’ho fatto con i miei quattro figli.

E da bolognese e da ministro, so che c’è ancora da fare per chiudere, senza dimenticarla mai, una pagina buia della nostra vita.

E’ quanto dobbiamo alle vittime. A Bologna. All’Italia.

Grazie.

 

 

 

 

Foto: tratta da video http://www.raistoria.rai.it/articoli/strage-di-bologna-un-dramma-italiano/10639/default.aspx