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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

COMITATO REFERENDARIO – BIOLOGICO * DATI URNE: « OGGI SAPPIAMO CHE IL 96,96% DEI VOTANTI (68.081 PERSONE) HA SOSTENUTO LA NOSTRA PROPOSTA, VI RINGRAZIAMO UNO AD UNO »

Poco più di due anni fa iniziava il viaggio che ci ha portato a questo Referendum: è stata anche una grande opportunità di conoscere un po’ alla volta tante realtà, associazioni, produttori, consumatori: agricoltori biologici, aziende agricole, casearie e di agriturismo bio, le associazioni di apicoltori, le associazioni trentine dei pescatori preoccupati per lo stato delle acque, associazioni di consumatori, Gruppi di Acquisto Solidale, organizzazioni ambientaliste.

Vogliamo anche chiarire che non abbiamo avuto sponsor esterni e che tutte le attività sono state sostenute grazie al volontariato e all’autofinanziamento compreso i contributi di alcune associazioni trentine e del WWF Italia. In questa occasione ringraziamo ancora una volta e di cuore, tutti coloro che si sono avvicinati a questa iniziativa con passione, sincerità e trasparenza. Siamo dispiaciuti per non aver raggiunto il quorum ma desideriamo ringraziare tutte e tutti e dire quanto è importante il percorso fatto assieme. Abbiamo raggiunto un risultato importante e da non disperdere, perché il Comitato referendario non è stato ed è solo una rete di collaborazioni e di formazione reciproca, ma anche di amicizia e di stima.

Oggi sappiamo che il 96,96% dei votanti (in tutto 68.081 persone), ha sostenuto la proposta di un Distretto Biologico Provinciale. Ringraziamo uno ad uno, chi ha votato, anche chi ha lasciato scheda bianca o ha espresso dissenso, dimostrando senso civico e volontà di partecipazione, nonostante i tentativi di dissuasione o l’informazione deviata provenienti in maniera più o meno esplicita da tante parti.
Dalle istituzioni pubbliche, in primis la Provincia, che sono state gravemente carenti nell’assolvere il loro dovere di informazione adeguata a tutti i cittadini, mediante i canali a loro disposizione compresi i mass media e con avvisi ripetuti in un periodo di tempo congruo prima dell’appuntamento referendario. Nei mesi precedenti ci venne anche chiesto di non fare il Referendum, come se fosse stato legittimo e possibile annullare le 12.848 firme depositate per promuoverlo e le 13.980 realmente raccolte!
Quasi tutti i partiti, esclusi Europa Verde, Sinistra Italiana, Futura, Onda civica e Cinque Stelle, hanno scelto di non esprimersi in merito al contenuto del Referendum dichiarandosi preoccupati o perplessi e lasciando libertà di voto, il che di fatto si è trasformato in un occulto ammiccamento all’astensione.
I nostri detrattori hanno incentivato i loro iscritti o soci a disertare le urne e ora ci rinfacciano di aver dilapidato il denaro pubblico. A questo riguardo desideriamo chiarire alcune cose: per diminuire la spesa avevamo chiesto appositamente di accorpare il referendum alle elezioni comunali del settembre 2020, visto che la legge provinciale vincolava l’indizione del referendum entro sei mesi dalla convalida delle firme raccolte. Questa proposta non è stata presa in considerazione dalla Giunta Provinciale che ha ritardato di deliberare in merito, costringendoci oltretutto a ricorrere al TAR per ottenere la data.

Dobbiamo credere che i nostri detrattori ritengono che un Referendum si giustifichi economicamente solo quando ne sono i promotori e ne approvino obiettivi e contenuti o che diventi conveniente solo in caso di successo?
Forse sfugge loro che il Referendum è uno strumento previsto dalla Costituzione affinché i cittadini possano esprimere la loro volontà, è uno strumento di consultazione e di democrazia diretta e partecipata, utilizzato soprattutto quando c’è immobilismo istituzionale e politico. Non crediamo proprio che la proposta debba essere preventivamente approvata da chi concorre allo status quo ed è oltretutto contrario…
Il referendum proponeva un percorso che in primis avrebbe visto come interlocutori proprio gli agricoltori e le loro organizzazioni, coinvolgendoli nella messa in discussione dei criteri predominanti oggi nell’agricoltura: monocoltura, pesticidi, eliminazione della biodiversità. Forse hanno paura di un cambiamento nelle posizioni acquisite, senza però rendersi conto che se questo non inizia al più presto perderemo tutti?
Un’altra critica ha riguardato la mancanza di coinvolgimento degli agricoltori: il comitato referendario per un Distretto Biologico Trentino si è venuto costituendo via via grazie alla progressiva aggregazione e auto adesione di tanti, singoli e associazioni, che hanno condiviso la proposta e si sono aggregati attorno ai promotori. Avremmo forse dovuto chiedere il permesso prima di avviare l’iniziativa?
Sorge anche il dubbio che nell’agricoltura tradizionale il dissenso non riguardi tanto il metodo quanto il contenuto del referendum, opporsi al quale esplicitamente sarebbe impopolare.

E che cosa ha impedito a chi non si è sentito consultato di proporsi nel Comitato partecipando ai lavori in corso e dando il proprio contributo anche critico? Si tratta di lesa maestà? Eppure gli inviti fatti a chi ci esprimeva questa rimostranza non sono mai stati raccolti.
Tra le fake news, significativa è stata quella che l’esito positivo del Referendum avrebbe costretto tutti i produttori trentini ad adottare il metodo biologico: non è assolutamente vero, abbiamo chiarito in tutti i modi possibili che non si trattava di obbligo ma di incentivi per arrivare in futuro ad una prevalenza del metodo bio nell’agricoltura e nell’allevamento, che trascini con sé attività turistiche, distribuzione e consumo. Purtroppo, come tutte le fake news, la loro efficacia sta nell’essere ripetute ossessivamente e mai verificate.
Questo referendum ha voluto rappresentare anche la voce dei consumatori oltre che dei produttori bio e del mondo associativo preoccupato per lo stato dell’Ambiente. È tempo che i consumatori si interroghino su come ci si alimenta, su quanto sprechiamo, che qualità cerchiamo negli alimenti e che gli agricoltori tradizionali si chiedano che tipo di cibo producono e come. Consapevoli che la questione alimentare è in stretta correlazione con il consumo delle risorse naturali, il degrado ambientale e la stessa crisi climatica.
Siamo intenzionati a non disperdere questa esperienza e a fare il possibile per mantenere e arricchire la rete di conoscenze raggiunte anche nelle diverse zone del Trentino: una rete diffusa che sappia “inventare” nuovi percorsi comuni, creativa e capace di avere fiducia nel futuro, che possa bilanciare con la forza delle convinzioni e della speranza le istanze conservatrici dello status quo.

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Il Comitato promotore del Referendum
per un Distretto Biologico Trentino