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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

COMITATO LEGALITÀ E TRASPARENZA TN AA * ROVERETO: GLORIA CANESTRINI E FILIPPO DEGASPERI: « IL DISATRO DEL FIUME LENO, ANNUNCIATO ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PER OMESSI CONTROLLI »

Questa mattina, 24 giugno 2021, presso la sede del Colt , Comitato per la Legalità e la Trasparenza del Trentino Alto Adige, si è tenuta una confernza stampa dal titolo: IL DISATRO DEL LENO:

Ha introdotto la consigliera comunale di Rinascita Rovereto avv.Gloria Canestrini la quale, anche come presidente del Colt, ha illustrato la grave situazione che ha compromesso l’aspetto morfologico e ecologico del torrente che bagna Rovereto. Il Consigliere provinciale Filippo Degasperi è entrato poi nel merito degli avvenimenti, da egli da vario tempo denunciati. I fatti cui ha fatto riferimento  riguardano il lago artificiale della Busa a Raossi di Vallarsa, realizzato alla fine degli anni ’50 per raccogliere le acque del torrente Leno e del Rio Piazza e rilanciarle, attraverso pompe e condotte, verso la sovrastante diga di Speccheri.

Nel 2018 il concessionario Agsm ha deciso di asportare 8mila metri cubi di materiale accumulatosi a ridosso del muro della diga all’interno del lago della Busa, in quanto il bacino sarebbe arrivato a contenere una quantità di sedimenti trasportati dal Leno pari a circa 150mila metri cubi, ossia circa il 30% del volume.

Il problema principale era costituito soprattutto dagli 8mila metri cubi che si erano accumulati vicino alla struttura e alle relative prese di fondo e di sfioro portati dal rio Piazza.

Così Agsm ha appaltato i lavori a una ditta di scavi: detti lavori sono iniziati nel 2018 con la precisa prescrizione di svuotare il lago sifonando l’acqua senza aprire le varie prese per non compromettere l’ecosistema e la morfologia del Leno a valle della diga.

Con circa 400 viaggi di camion è partita la rimozione del materiale. I lavori si sono interrotti in autunno quando una piena novembrina ha riempito il lago.

A quel punto Agsm, adducendo (ma solo a posteriori) il rischio danni per i propri impianti ha deciso di aprire lo scarico di fondo dal quale sono fuoriusciti 80/90mila metri cubi di limo che hanno intorbidito il Leno per settimane.

Le segnalazioni allarmate dei residenti hanno comportato l’intervento dei Carabinieri, dei Forestali e del Guardiapesca.

Di conseguenza i lavori sono stati bloccati, anche per verificare la ragione della fuoriuscita di materiale.

All’inizio della primavera 2019, in occasione di un’altra piena, la fuoriuscita riprendeva tanto da svuotare ciò che restava nell’intero bacino, vale a dire 60/70mila metri cubi di limo.

Nell’occasione anche i turbidimetri applicati dalla Provincia a valle del lago segnalavano qualcosa di anomalo.

Successivamente interveniva l’Associazione Pescatori Vallagarina, che rilevava come il torrente fosse ormai completamente “sterilizzato” per la parte di fauna e flora perché ricoperto lungo gli 8 chilometri fino al lago di San Colombano da mezzo metro di limo, ricoperto a sua volta da spessori variabili che andavano dal metro fino ai 5 metri di ghiaia e materiale vario.

Durante la primavera 2019 i bulldozer ripristinavano le condizioni del rio Piazza, che, a quel punto, non serviva nemmeno più come via d’accesso al bacino, poiché a monte dello stesso si era aperta una sorta di autostrada.

I servizi della Provincia eseguivano successivamente alcuni sopralluoghi su pressante invito dell’Associazione Pescatori, riscontrando così evidenti presenze di depositi organici e sostanziali modifiche delle condizioni morfologiche che apparivano totalmente trasformate.

Atteso che questo materiale  andrebbe smaltito seguendo appositi protocolli, ci si chiede, come numerosi residenti in zona si sono effettivamente chiesti, dove sia stato conferito. Inoltre non è stata fornita alcuna comunicazione ufficiale  su quanto è accaduto e sopra riportato.

A ciò si aggiunge il fatto che alcun ripristino delle aree interessate è stato comunicato né realizzato.

Da una sommaria  ricostruzione degli avvenimenti emerge che solo il Guardiapesca avrebbe elevato delle sanzioni nei confronti della ditta esecutrice, perché trovata a prelevare il limo dai bordi del bacino per poi rilasciarlo nel canale che il torrente aveva scavato.

L’Associazione Pescatori sarebbe stata l’unica a intavolare delle trattative con Agsm per chiedere un ristoro dei danni par la devastazione delle aree di pesca. Nel frattempo il torrente Leno ha cambiato totalmente la sua morfologia , con probabili ricadute anche verso il lago di San Colombano.

In conclusione, l’avv. Gloria Canestrini ha ricordato che l’interrogazione in merito presentata in Comune il 6 maggio scorso, non ha ancora avuto alcuna risposta.

Ha annunciato poi  la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica di Rovereto, nel quale si chiede che la Procura voglia ravvisare nei fatti suesposti eventuali ipotesi di reato in ordine sia agli interventi eseguiti ancorché non autorizzati, sia agli omessi controlli da parte  dei responsabili degli organi territoriali preposti.

 

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Gloria Canestrini

Comitato per la Legalità e la Trasparenza del Trentino Alto Adige

 

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