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CINQUE SIGLE SINDACALI TRENTINO * CONTRATTO SANITÀ: « APRAN E PAT DIFFERISCONO LE PROGRESSIONI ECONOMICHE CHE DOVEVANO SCATTARE DAL PRIMO GENNAIO 2022, PRONTI A MOBILITARCI »

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18.11 - mercoledì 18 maggio 2022

Mentre è proseguita la discussione su incentivi Covid, indennità per le professioni sanitarie e socio-sanitarie e aumento tabellare incrementato, questa mattina c’è stata la brusca interruzione della trattativa al tavolo Apran per il contratto collettivo della sanità trentina. Tutte le sigle sindacali presenti, in maniera unitaria, contestano la «incomprensibile chiusura della Giunta provinciale e dell’Apran sul tema delle decorrenze per le progressioni economiche di tutto il personale: ricordiamo che le progressioni sono finanziate dal fondo sanitario, con risorse dei lavoratori». A parlare sono i segretari generali Luigi Diaspro per Fp Cgil, Giuseppe Pallanch per Cisl Fp, Giuseppe Varagone per Uil Sanità, Paolo Panebianco per Fenalt e Cesare Hoffer per Nursing Up.

La trattativa si è interrotta su questo punto e le organizzazioni sindacali si sono dichiarate indisponibili a firmare qualsiasi accordo che non preveda la decorrenza delle progressioni economiche a partire dal primo gennaio 2022.

«Apran ha presentato una proposta che risponde in parte alle nostre richieste riguardanti adeguamenti tabellari, fasce economiche per tutto il personale che ha maturato i diritti, indennità per infermieri, oss e pronto soccorso, estensione del premio Covid ad altre categorie di lavoratori oltre a quelle finora considerate, ma non ci siamo con le decorrenze. È una questione che penalizzerebbe una volta di più il personale della sanità trentina, cui invece va riconosciuto in modo tangibile l’impegno e la dedizione con cui svolge il proprio lavoro sul territorio».

I sindacati hanno dunque chiesto un aggiornamento, sollecitando il Presidente Fugatti per questo doveroso riconoscimento nei confronti di sanitari, amministrativi, tecnici, operai della sanità trentina: “Il presidente dovrebbe incontrare i sindacati e dare risposte adeguate all’impegno profuso senza risparmio in questa grave crisi del sistema. Se quelle risposte non ci saranno, appare chiaro che la situazione potrà tornare a quella dell’anno scorso, con i lavoratori e le lavoratrici pronti a riprendere le mobilitazioni che si erano interrotte, in extremis proprio alla vigilia dello sciopero poi revocato, lo scorso 15 dicembre. Tutto questo alla vigilia di una riforma che potrebbe mettere ulteriormente in crisi tutto il settore».

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