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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CIA (FDI – TRENTINO) * CASO SARA PEDRI: « L’ESITO DELL’ISTRUTTORIA DELLA COMMISSIONE DISCIPLINARE APSS LASCIA SBIGOTTITI, FA SORGERE MOLTI DUBBI »

Caso Pedri – Cia (FdI): “L’esito dell’istruttoria della Commissione disciplinare dell’APSS ci lascia sbigottiti e fa sorgere molti dubbi”.

Oggi i quotidiani locali danno evidenza dell’esito dell’istruttoria della Commissione di disciplina dell’Azienda sanitaria a carico del dottor Saverio Tateo innescato dal caso della scomparsa della dottoressa Sara Pedri. A questo si aggiungono le informazioni relative al procedimento penale aperto dalla procura sul Caso Pedri e che parla di “maltrattamenti e soprusi sul posto di lavoro, ai danni di almeno tredici persone, tra medici e infermieri” in attesa di ascoltare circa 90 testimoni (alcuni dei quali hanno testimoniato anche sul fronte del procedimento disciplinare dove le testimonianze raccolte sarebbero addirittura 110).

In questa sede non si vuole entrare nel merito di decisioni che spettano alla Magistratura e alla Commissione di disciplina dell’Apss, tuttavia è chiaro che leggendo queste notizie si rimane sbigottiti e alcuni dubbi sorgono spontanei: ma è mai possibile che si debba arrivare ad un avvenimento di portata grave come la scomparsa di una persona affinché qualcosa si muova?

Perché le numerose richieste d’aiuto sono cadute nel vuoto nonostante alcuni di coloro che testimonieranno davanti alla procura o che hanno già testimoniato davanti alla Commissione disciplinare avessero effettuato negli scorsi anni delle segnalazioni circostanziate circa il clima tossico all’interno dei reparti dell’U.O. di ginecologia di Trento? Ciò sorprende ancor di più, se si considera che tra i componenti della Commissione di disciplina dell’Apss ci sono anche personalità che per il ruolo che ricoprivano erano tenute a dare un seguito tangibile ai campanelli d’allarme che da tempo arrivavano dal reparto.

Siamo in tanti a sperare di vivere un brutto sogno e che alla fine ci si risvegli con il sole e il sereno, ma se così non fosse, se venissero confermate le gravi accuse, il licenziamento, allora le responsabilità e le colpe ricadrebbero anche su tutti quelli che sapevano, ma che hanno preferito fare gli struzzi di fronte a comportamenti tanto odiosi. Infine, perché ci si ostina a legare i premi ai Dirigenti oppure le valutazioni sulla qualità di un reparto alla mera casistica, ai freddi numeri, invece di basarsi anche sulla qualità della vita sul posto di lavoro? Questa vicenda impone che vengano rivisti i criteri usati per il riconoscimento dei premi.

 

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Cons. Claudio Cia
Presidente del Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia