VIDEONEWS & sponsored

(in )
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CIA – AGRICOLTORI ITALIANI TRENTINO * REFERENDUM DISTRETTO BIOLOGICO: « UNA DELLE PRIME CONSEGUENZE CHE TEMIAMO È L’AVVIO DI UNO SCONTRO TRA CITTADINI E COLTIVATORI » (VIDEOINTERVISTA CALOVI)

Il referendum sul biodistretto. Siamo arrivati al tempo del referendum sul biodistretto, momento particolare e complicato, soprattutto per la pesante frattura che rischia di creare. Infatti una delle prime conseguenze che temiamo possa esserci è l’avvio di uno scontro tra cittadini e agricoltori. Questa contrapposizione riteniamo si sia originata soprattutto perché chi ha avviato il percorso lo ha fatto senza coinvolgere minimamente i diretti interessati e cioè gli agricoltori. Questa mancanza iniziale ha causato una ferita che nel corso del tempo non si è più rimarginata, come abbiamo constatato anche nelle rare (quasi fossero poco importanti) occasioni di confronto. Si è partiti male e durante il percorso non si è riusciti a migliorare.

Come spesso accade c’è chi crede di semplificare processi complessi, ma non basta sicuramente un referendum per cambiare gli eventi naturali, i sistemi colturali e i percorsi culturali.
Si vuole costruire partendo dal tetto. Noi produttori agricoli, che la terra la conosciamo molto bene (innanzitutto perché è bassa e per lavorarla bisogna piegarci imparando l’umiltà e il rispetto) siamo partiti da lì a costruire, con coscienza, conoscenza, impegno, fatica e con l’aiuto di ricerca e sperimentazione, consci delle difficoltà e sfide continue alla ricerca di nuovi equilibri tra uomo e natura.

L’obiettivo sarà sicuramente il tetto, ma per arrivarci non servono consultazioni popolari che creano confusione, fratture e disperdono cospicue risorse, ma strumenti efficienti e efficaci (piante resistenti, sistemi di lotta alternativa, confusione sessuale, nuove tecnologie, molecole meno impattanti, eccetera), che solo la ricerca ci può dare e che quindi va sostenuta con decisione.

C’è sempre molta confusione in merito alla difesa fitosanitaria che emerge con prepotenza quando ogni anno vengono presentati i dati dei prodotti utilizzati. In Trentino ci sono numeri significativi, ma una errata interpretazione dipinge un quadro irreale. Nessuna pianta sia orticola, cerealicola o arborea, dà produzioni soddisfacenti e commerciabili, se non viene aiutata anche dal punto di vista fitoiatrico. Chiariamo subito una cosa: indipendentemente dal metodo di coltivazione, bio o integrato, le piante vengono trattate e se è bio i quantitativi di prodotto usati sono più importanti in considerazione del basso dosaggio di principio attivo contenuto.

Sta di fatto che l’opinione degli agricoltori sembra interessi poco, soprattutto da chi si è sentito in obbligo di assumersi il problema e proporre il referendum.

Passeggiare nelle campagne a piedi o in bicicletta, magari accompagnati dai propri cani che possiamo lasciare liberi di muoversi, è considerata ormai una abitudine consolidata. Poco importa se si tratta di aree produttive per gli agricoltori come sono gli insediamenti artigianali o industriali. Spesso ci dimentichiamo infatti che da quei territori molte famiglie traggono il loro reddito e sostentamento, ma come ci sembra ovvio che in un piazzale industriale non si possa passeggiare, non è lo stesso se si tratta di un campo. Sembra che la funzione sociale dell’agricoltura sia diventata prevalente rispetto a quella imprenditoriale e quindi è come se ormai fosse logico solo assecondarla. Perciò basta trattamenti fitosanitari, basta trattori rumorosi, niente coperture antigrandine, antipioggia, antinsetto che disturbano non poco, anche se sono utili, per il biologico in particolare.

L’agricoltura sta continuamente migliorando, probabilmente è tra i settori che si sta impegnando maggiormente per essere sempre più sostenibile. Dovendosi confrontare con la natura è però necessaria una continua evoluzione. Non possiamo pensare che basti una regola per risolvere il problema: serve preparazione, professionalità, ricerca applicata, ricerca sperimentale, ma soprattutto serve tanto buon senso perché con le sole contrapposizioni non si va da nessuna parte.

Non per ultimo dobbiamo avere quell’umiltà che ci insegna la terra e la consapevolezza che nonostante tutti i nostri sforzi, la natura sarà sempre un passo avanti a noi (Covid insegna).

 

video del presidente Paolo Calovi