09.14 - sabato 11 ottobre 2025
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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BUROCRAZIA CHOC: SOMMERSI DA 35MILA PAGINE DI NORME ALL’ANNO
Nel 2025 il giorno più “drammatico” è stato il 18 aprile, quando sono stati pubblicati i nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ex studi di settore). Un supplemento da 5.157 pagine. La cattiva burocrazia danneggia, in particolare, le imprese di Milano, Roma, Torino e Napoli.
Al netto della legislazione europea e di quella regionale, tra Dpcm, leggi, decreti, ordinanze ministeriali, delibere, determine, circolari, comunicati, etc., nel 2024 l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato Spa hanno pubblicato 305 Gazzette Ufficiali a cui vanno sommati 45 Supplementi ordinari e straordinari. Complessivamente questi 350 documenti sono costituiti da 35.140 pagine. Se quest’ultime fossero state stampate, il peso raggiunto da questa montagna di carta ammonterebbe a 84 chilogrammi. Se, inoltre, avessimo messo queste Gazzette l’una sopra l’altra, otterremmo una pila di carta alta oltre un metro e 90 centimetri. Infine, considerando un tempo medio di 5 minuti a pagina, una persona che si dedicasse a leggerle tutte con attenzione impiegherebbe 366 giorni lavorativi, praticamente un anno (con sabati e domeniche incluse) (vedi Tab. 1).
Nel 2025, purtroppo, il quadro generale non dovrebbe subire grosse variazioni. Nei primi 9 mesi sono state pubblicate 227 Gazzette Ufficiali e 31 Supplementi ordinari e straordinari, per una foliazione totale pari a 25.888, “solo” 189 facciate in più rispetto a quanto pubblicato nello stesso periodo dell’anno scorso (vedi Tab. 2).
Rispetto agli anni prima del Covid , invece, il confronto è leggermente peggiorato. Se nel 2019, ad esempio, contavamo lo stesso numero di Gazzette Ufficiali e di Supplementi diffuso l’anno scorso, le pagine totali ammontavano a 32.236, 2.904 in meno del dato riferito al 2024.
• Nel 2025 record toccato il 18 aprile con un Supplemento da 5.157 pagine
Nei primi 9 mesi di quest’anno, la punta massima di “produttività normativa” è stata registrata il 18 aprile. In quell’occasione, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario n° 13 contenete il testo, le tabelle e i grafici degli ISA che, ricordiamo, da qualche anno hanno sostituito gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un tomo da 5.157 pagine che definisce gli indicatori di tutte le attività economiche con le relative specificità territoriali che sono soggette agli ISA.
• Finalmente cancellate 30.700 leggi prerepubblicane
Tra la montagna di carte “partorite” quest’anno, sicuramente c’è una pubblicazione che abbiamo salutato con grande soddisfazione. Composto da 1.616 pagine, il Supplemento ordinario n° 14 del 24 aprile scorso ha abrogato 30.700 atti normativi prerepubblicani relativi al periodo 1861-1946. Si tratta, in particolare, di regi decreti, leggi formali, regi decreti-legge, regi decreti-legislativi, decreti luogotenenziali, decreti legislativi luogotenenziali, decreti-legge luogotenenziali, decreti del capo del governo e decreti del Duce del fascismo, capo del governo. Uno “choc normativo” che, secondo il nostro esecutivo, ridurrà del 28 per cento circa lo stock normativo statale vigente. Ricordiamo, infine, che anche il PNRR prevede tra i suoi obbiettivi una decisa semplificazione del sistema burocratico del Paese .
• La sovraproduzione normativa ha ingessato la PA
L’eccessiva proliferazione del numero delle leggi presenti in Italia è in larga parte ascrivibile a due fattori:
1) alla mancata soppressione di leggi concorrenti, una volta che una nuova norma viene approvata definitivamente;
2) al sempre più massiccio ricorso ai decreti legge che, per la loro natura, richiedono l’approvazione di ulteriori provvedimenti (decreti attuativi).
Questa sovraproduzione normativa ha ingessato il funzionamento della Pubblica Amministrazione (PA) con ricadute pesantissime soprattutto per gli imprenditori di piccole dimensioni. Di fronte a questo dedalo normativo il peso della burocrazia e i ritardi decisionali in capo agli uffici pubblici hanno reso la nostra PA tra le meno efficienti d’Europa.
• Norme scritte male, alimentano corruzione e concussione
Oltre a essere tantissime e in molti casi in contraddizione tra loro, queste leggi sono tendenzialmente scritte male e incomprensibili ai più, per cui applicarle è molto difficile. Questa situazione di incertezza e di confusione interpretativa ha rallentato l’operatività degli uffici pubblici. Di fronte a un quadro così deprimente, i dirigenti pubblici acquisiscono sempre più potere quando stabiliscono scientemente di rinviare o bloccare una decisione. Con tante regole, la discrezionalità dei funzionari aumenta e, conseguentemente, anche le posizioni di rendita di questi ultimi salgono al crescere del valore economico del provvedimento da deliberare. Un corto circuito che in molti casi innesca comportamenti corruttivi o concussivi, purtroppo, molto diffusi in tutta Italia.
• Cosa fare per migliorare il rapporto tra cittadini/imprese e gli uffici pubblici?
Innanzitutto, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della Pubblica amministrazione. Con troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che nell’incertezza interpretativa spesso si “difendono” spostando nel tempo le decisioni. Nello specifico è necessario:
• migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese;
• monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi;
• consolidare l’informatizzazione della Pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili;
• grazie all’AI, far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste all’utenza;
• permettere alle imprese la compilazione delle istanze esclusivamente per via telematica;
• procedere e completare la standardizzazione della modulistica;
• accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione.
• La cattiva burocrazia pesa, in particolare, sulle imprese di Milano, Roma, Torino e Napoli
In questo report la CGIA ha stimato anche il costo annuo che la cattiva burocrazia grava sul nostro sistema economico; questo esito è stato ottenuto partendo dai dati presentati qualche anno fa da The European House Ambrosetti . Ebbene, il think tank milanese ha quantificato in 57,2 miliardi di euro il costo annuo sostenuto dalle imprese italiane per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Relazioni che, purtroppo, sono spesso condizionate negativamente dal cattivo funzionamento e dalla lentezza della macchina statale. Dopodiché, è stata rapportata l’incidenza percentuale del Pil di ciascuna delle 107 province presenti nel Paese a questo costo complessivo, stimando così il danno economico che la burocrazia pubblica causa a ciascuna di queste aree. Risultato? I territori più penalizzati, ovviamente, sono quelli caratterizzati maggiormente dalla presenza delle attività economiche. La classifica è guidata da Milano, dove le imprese ubicate nella Città Metropolitana meneghina devono far fronte a un costo annuo pari a 6,1 miliardi di euro. Seguono Roma con 5,4 miliardi, Torino con 2,2, Napoli con 1,9 e Brescia con 1,4. In coda alla classifica scorgiamo Enna con un aggravio economico pari a 81 milioni di euro, Vibo Valentia con 80 e Isernia con 55 (vedi Tab. 3).
Tab. 3 – Stima costo annuo burocrazia per le imprese – dati provinciali (*)
Rank Province Pil
(milioni di euro) Inc. % Pil su totale Italia Stima costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (milioni di euro)
1 Milano 214.602 10,7 6.144
2 Roma 189.903 9,5 5.436
3 Torino 78.681 3,9 2.252
4 Napoli 66.939 3,4 1.916
5 Brescia 50.802 2,5 1.454
6 Bologna 47.224 2,4 1.352
7 Firenze 43.205 2,2 1.237
8 Bergamo 42.681 2,1 1.222
9 Padova 36.362 1,8 1.041
10 Verona 35.954 1,8 1.029
11 Vicenza 34.164 1,7 978
12 Treviso 33.545 1,7 960
13 Modena 31.654 1,6 906
14 Bari 31.562 1,6 904
15 Monza-Brianza 31.308 1,6 896
16 Genova 30.871 1,5 884
17 Varese 30.058 1,5 860
18 Venezia 29.878 1,5 855
19 Bolzano 29.832 1,5 854
20 Palermo 26.377 1,3 755
21 Trento 23.750 1,2 680
22 Salerno 23.623 1,2 676
23 Catania 22.822 1,1 653
24 Reggio Emilia 22.107 1,1 633
25 Cuneo 21.623 1,1 619
26 Como 19.489 1,0 558
27 Parma 19.291 1,0 552
28 Perugia 19.034 1,0 545
29 Udine 18.537 0,9 531
30 Caserta 18.050 0,9 517
31 Pavia 15.771 0,8 451
32 Lecce 15.588 0,8 446
33 Ancona 15.380 0,8 440
34 Pisa 14.883 0,7 426
35 Mantova 14.808 0,7 424
36 Latina 14.572 0,7 417
37 Forlì-Cesena 14.537 0,7 416
38 Ravenna 13.804 0,7 395
39 Cagliari 13.540 0,7 388
40 Cremona 13.175 0,7 377
41 Alessandria 13.138 0,7 376
42 Lucca 12.668 0,6 363
43 Messina 12.580 0,6 360
44 Novara 12.563 0,6 360
45 Foggia 12.288 0,6 352
46 Taranto 12.236 0,6 350
47 Cosenza 12.213 0,6 350
48 Lecco 12.136 0,6 347
49 Frosinone 11.832 0,6 339
50 Sassari 11.827 0,6 339
51 Arezzo 11.484 0,6 329
52 Rimini 11.480 0,6 329
53 Siracusa 11.225 0,6 321
54 Pesaro e Urbino 11.143 0,6 319
55 Chieti 11.021 0,6 316
56 Pordenone 10.823 0,5 310
57 Piacenza 10.657 0,5 305
58 Reggio Calabria 10.518 0,5 301
59 Livorno 10.218 0,5 293
60 Ferrara 9.807 0,5 281
61 Potenza 9.546 0,5 273
62 Macerata 9.352 0,5 268
63 Siena 9.078 0,5 260
64 Prato 8.978 0,4 257
65 Trieste 8.928 0,4 256
66 Savona 8.807 0,4 252
67 Pescara 8.579 0,4 246
68 Avellino 8.516 0,4 244
69 Teramo 8.447 0,4 242
70 L’Aquila 8.398 0,4 240
71 Pistoia 8.346 0,4 239
72 Trapani 7.819 0,4 224
73 Brindisi 7.760 0,4 222
74 La Spezia 7.753 0,4 222
75 Catanzaro 7.646 0,4 219
76 Viterbo 7.503 0,4 215
77 Agrigento 7.473 0,4 214
78 Belluno 7.422 0,4 212
79 Barletta-Andria-Trani 6.972 0,3 200
80 Lodi 6.970 0,3 200
81 Rovigo 6.712 0,3 192
82 Ragusa 6.554 0,3 188
83 Grosseto 6.160 0,3 176
84 Sud Sardegna 6.009 0,3 172
85 Sondrio 5.993 0,3 172
86 Asti 5.950 0,3 170
87 Ascoli Piceno 5.903 0,3 169
88 Terni 5.691 0,3 163
89 Imperia 5.612 0,3 161
90 Massa-Carrara 5.544 0,3 159
91 Aosta 5.396 0,3 154
92 Vercelli 5.395 0,3 154
93 Campobasso 5.374 0,3 154
94 Benevento 5.273 0,3 151
95 Biella 5.208 0,3 149
96 Caltanissetta 4.717 0,2 135
97 Fermo 4.617 0,2 132
98 Matera 4.443 0,2 127
99 Nuoro 4.436 0,2 127
100 Gorizia 4.394 0,2 126
101 Verbano-Cusio-Ossola 4.262 0,2 122
102 Rieti 3.676 0,2 105
103 Crotone 3.243 0,2 93
104 Oristano 3.058 0,2 88
105 Enna 2.839 0,1 81
106 Vibo Valentia 2.785 0,1 80
107 Isernia 1.914 0,1 55
ITALIA 1.998.073 100,0 57.200
Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati The European House Ambrosetti (2019) e Istat (giugno 2025)
(*) Stima costruita utilizzando dati 2019 (57,2 miliardi di costi burocratici per le imprese) e applicando la ripartizione del PIL a livello territoriale (anno 2022); si fa presente che nel 2024 il PIL italiano si è attestato a quasi 2.200 miliardi di euro, il 10% in più rispetto a quello del 2022 (che era pari a quasi 2.000 miliardi di euro).
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