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CENTRO SOCIALE BRUNO – TRENTO * AREA CASTELLER – ORSI: « ABBATTUTA LA RECINZIONE ESTERNA, “QUESTO È SOLO L’INIZIO“ » (PHOTOGALLERY)

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18:16 - 18/10/2020

(Testo e foto forniti da Centro Sociale Bruno – nota di redazione Opinione ) * Centinaia di attivisti e attiviste sono giunti/e oggi da tutta Italia nel luogo in cui sono rinchiusi M49 – Papillon, M57 e DJ3, detenuti in condizioni psicofische inaccettabili dalla Provincia di Trento per l’unica colpa di essere orsi e di essersi comportati come tali.

 

 

Il progetto Life Ursus è fallimentare e indice dei limiti e dell’ipocrisia dell’impostazione antropocentrica della classe politica trentina nella gestione della convivenza con altre specie. Oggi è stata una giornata importante. La rete esterna del Casteller è stata abbattuta dalle tute bianche, che oggi dimostrano che la giustizia climatica solidarizza e va di pari passo con la resistenza animale, mentre numerosi attivisti hanno bloccato incatenati l’ingresso del Casteller.

 

 

La sete di libertà di M49, che più di una volta si è fatta beffa dei propri carcerieri, non ci lascia indifferenti. Il Centro Sociale Bruno, che porta il nome dell’orso ucciso 14 anni fa per aver varcato un confine nazionale, continuerà assieme a tutti coloro che hanno partecipato oggi a voler smontare la gabbia fisica e simbolica che vuole imprigionati questi animali. Questo è solo l’inizio e non ci fermeremo fino a quando gli orsi ingiustamente detenuti non torneranno a godere degli spazi che a loro appartengono.

 

 

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“Dalla parte degli orsi ribelli”, questo lo slogan che accompagna la mobilitazione lanciata in primis da centro sociale Bruno e assemblea antispecista nella giornata di oggi. Un lungo serpentone di persone si è mosso verso il Casteller per chiedere la liberazione dei plantigradi reclusi: M49-Papillon, M57 e Dj3. Dal microfono è stata ribadita la responsabilità della provincia: “Nell’operato della Giunta Fugatti riconosciamo le stesse politiche repressive messe in atto nei confronti di tutti quei corpi indecorosi ed eccedenti, che varcano confini ed esprimono volontà di autodeterminazione”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mobilitazione si è suddivisa in due finger, il primo ha simbolicamente bloccato il cancello di ingresso al Casteller dove attivisti e attiviste si sono incatenati. Mentre il secondo finger ha deviato dal percorso per raggiungere il concentramento addentrandosi nei boschi. Il finger ha costeggiato la recinzione del Casteller.

Il finger due è riuscito a smontare centinaia di metri di reti della recinzione che delimita la gabbia degli orsi. La polizia in assetto antisommossa ha accerchiato per diverso tempo gli attivisti e le attiviste. Nonostante il blocco il finger due si è ricongiunto con il primo che stava continuando a presidiare l’area del cancello principale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fronte al cancello del Casteller sono proseguiti gli interventi. Le forze dell’ordine hanno continuato con le provocazioni accerchiando il presidio. Attiviste e attivisti hanno ripreso il corteo per rientrare alla stazione di Villazzano.

 

 

 

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